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Riceviamo, pubblichiamo e rispondiamo:

SPETT.LE REDAZIONE DI CALCIOMERCATO.COM,
Si è parlato recentemente della necessità delle squadre italiane di ricreare i vivai da dove poi possano attingere e far crescere i nostri giovani calciatori. Ma da quanto abbiamo visto, anche in questo mercato si sono rivolte all'estero. Come ridimensionare questo continua rincorsa allo straniero che va a ridimensionare i nostri talenti? In quali categorie si possono creare questi vivai di potenziamento dei nostri talenti? Come convincere le grandi squadre a seguire questa linea? E sopratutto quali squadre farebbero da vivaio alle grandi, precludendosi la possibilita di progredire nei campionati con le promozioni? In poche parole, come poter stabilire delle linee guida in modo che il nostro calcio diventi di nuovo rispettato e vincente?
Grazie.

Per valorizzare al meglio i giovani italiani, innanzitutto bisogna cambiare mentalità. Tanto per fare un esempio che renda bene l'idea, in Spagna il principale obiettivo dei vivai è far arrivare il maggior numero di giocatori in prima squadra, invece qui in Italia si pensa a vincere trofei e campionati anche a livello giovanile.

In questo senso fa ben sperare l'ingresso nei quadri tecnico-dirigenziali della Ficg di 'gente di campo' come Arrigo Sacchi, Roberto Baggio e Gianni Rivera. A medio-lungo termine la mossa del presidente federale Abete, che in questo modo ha salvato la poltrona dopo la figuraccia della Nazionale al Mondiale in Sudafrica e il mancato assegnamento all'Italia degli Europei 2016, potrebbe rivelarsi vincente. Però serviranno tempo e lavoro, perché non si può pensare di cambiare tutto da un giorno all'altro e di raccogliere subito i frutti di quanto seminato.

Per quanto riguarda le squadre minori in cui far crescere e maturare i giovani talenti, è interessante la proposta di Demetrio Albertini di prendere a modello la Spagna, dove le squadre 'B' dei grandi club (Barcellona, Real Madrid, etc...) partecipano ai campionati professionistici delle divisioni inferiori.