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Italia-Spagna è una della “classiche” del calcio continentale, una sfida che ha segnato momenti importanti nella storia centenaria della Nazionale italiana. A poche ore dalla semifinale di Nations League ricordiamo la doppia sfida ai Giochi olimpici del 1928.

POLITICA SPORTIVA FASCISTA - La società di massa emersa dopo il primo conflitto mondiale poneva in maniera ancora più pressante al potere politico il problema del consenso e del controllo. Lo sport – che come ben sappiamo già durante la Prima guerra mondiale era stato strumento di propaganda e consenso – viene utilizzato dai regimi autoritari come utile strumento politico attraverso il quale ottenere un duplice scopo: prestigio internazionale e quindi credibilità, e conseguentemente rafforzare il consenso interno infondendo negli italiani un marcato sentimento di orgoglio nazionale. Per arrivare a ciò indispensabile era la figura dell'atleta che mietendo successi in campo internazionale da un lato aumentava il senso di appartenenza delle masse e dall'altro ingigantiva il prestigio internazionale di Mussolini e del regime stesso. La “fascistizzazione” dello sport in Italia iniziata con la seconda metà degli anni '20 del XX secolo tendeva proprio a questo.

LO SPORT ITALIANO AI GIOCHI OLIMPICI DEL 1928 - Non stupisce, dunque, come fanno rilevare Antonio Papa e Guido Panico che Mussolini abbia fatto pressioni e quasi “costretto” la FIGC ad allestire una Nazionale per poter partecipare al torneo di calcio dei Giochi olimpici di Amsterdam del 1928. In premessa giova ricordare come il CONI per la spedizione olimpica del 1928 fosse riuscito ad ottenere un aumento dei finanziamenti pubblici previsti in un periodo non certo facile per l'economia italiana. Già questo ci fa capire quanta importanza il regime attribuisse allo sport quale volano propagandistico ed educativo. Sul fronte più squisitamente calcistico, Mussolini voleva che la Nazionale di calcio partecipasse al torneo olimpico, torneo che avrebbe visto oltre all'Uruguay campione olimpico in carica anche l'Argentina. Insomma, l'Italia doveva esserci e a ben vedere considerato il piazzamento finale non si rivelò un errore. Tutta la prima parte della stagione era stata pensata in funzione dell'appuntamento olimpico, in aprile era stata organizzata una tournée tra Spagna e Portogallo molto avara di soddisfazioni, anche se importante per gli esperimenti fatti dal Commissario tecnico.

GLI AZZURRI AI GIOCHI OLIMPICI DEL 1928 - La preparazione per i Giochi olimpici è quella che è. I 22 convocati dal Commissario Rangone si riuniscono a Milano più per ragioni pubblicitarie che sportive, presso i grandi magazzini della “Rinascente” trascorrendovi tutta la giornata e vengono vestiti da capo a piedi. Interessante riportare l'elenco dei regali che ogni calciatore ebbe quella giornata. Leggiamo direttamente dalle pagine del libro di Fulvio Bernardini “10 anni con la Nazionale”: 

“ (…) Un elegante vestito grigio-azzurro, di stoffa tipo gabardine. Un vestito combinato con pantaloni bianchi e un giaccone azzurro di ottima lana. (…) 

Un paio di scarpe giallo-scuro ed un paio bianche, tipo tennis. 

Una serie di calzini bianchi ed una di grigi. 

Una serie di camice bianche ed una di azzurre. 
Cravatte azzurre, fazzoletti bianchi, mutandine personali e canottiere. 

I cappelli, poi, non finivano mai! 

Cappello di panno, all'alpina, e uno di forma simile ma di paglia; bustine di paglia e di panno. 

Per finire, due grandi valigie di ottima fibra.”

Se l'abbigliamento era di tutto punto, ciò che faceva difetto era la preparazione fisica. Niente allenamenti, solo una esibizione propagandistica a Brescia, quindi la partenza per Amsterdam. Una volta sul posto l'organizzazione italiana scopre che l'unica comitiva alloggiata in pieno centro è proprio quella italiana, tutti gli altri hanno deciso per la quiete della campagna. 

ITALIA-SPAGNA - Al primo turno l'Italia non senza fatica fa fuori la Francia, forse con l'aiuto di una rete in sospetto fuorigioco, ma tant'è: il turno è superato e ora ci si prepara ad incontrare la Spagna. Spagna molto diversa da quella solita, decimata dal “caso” professionismo. Zamora, Peña, Echevarria, Samitier e tanti altri vengono lasciati a casa perchè professionisti. Inglesi e danubiani proprio per problemi analoghi di interpretazione sul dilettantismo avevano rinunciato a partecipare. Anche in Italia era stato sollevato il problema, risolto escludendo dalla lista dei convocati i soli Conti e Libonatti. I soli, evidentemente, ritenuti professionisti. Comunque la partita contro gli spagnoli per gli Azzurri non si rivelò affatto facile. L'Italia non era nella sua giornata migliore, gli spagnoli forse sì e già dopo 10 minuti erano passati in vantaggio. Baloncieri pareggiò nella ripresa e più nulla sino al 90°. A nulla servirono i tempi supplementari, giocati da entrambe le squadre in modo molto chiuso: occorreva giocare di nuovo. La ripetizione, giocata tre giorni dopo, premiò nettamente la squadra con la rosa più ampia. L'Italia nella ripetizione travolse le “furie rosse” con un eloquente 7 a 1 garantendosi così un posto in semifinale. La Gazzetta dello Sport a tutta pagina titolava: “La squadra italiana sgomina la fiera compagine spagnola battendola col suo giuoco travolgente per 7-1. Gli azzurri hanno vinto clamorosamente la prova di appello. Difesa ferrea, mediani instancabili, attacco ardente, fuso e realizzatore. L'Italia sola rappresentante del football europeo nelle decisive battaglie olimpioniche”. Il Guerin Sportivo entra più in profondità nell'analisi non solo della partita ma della più complessa gestione della Nazionale e del calcio in Italia, ma non manca di celebrare la netta vittoria. “(...) Ora ad Amsterdam siamo gli europei superstiti. Fra tanti vecchi, fra parecchi che non hanno ancora neppur cominciato a essere giovani, l'Italia si dimostra anche in questo campo la forza migliore e la più fresca”.

Dopo l'ubriacatura iberica l'Italia perderà onorevolmente in semifinale contro l'Uruguay ma vincerà la finale di consolazione contro l'Egitto, raggiungendo così il miglior piazzamento mai conquistato sino a quel momento. L'Italia chiudeva terza, migliore delle europee, dietro all'Uruguay e all'Argentina.