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Meno male. Cominciamo a ragionare, dopo l'orripilante figuraccia nell'amichevole con Haiti che ha già consegnato alla sua storia il pareggio per 2-2 con i vicecampioni d'Europa. Prandelli si è fatto sentire e, a Rio de Janiero, la squadra ha suonato tutta un'altra musica. 

L'esordio dell'Italia in Confederations Cup, nel tempio del Maracanà, è stato bello, positivo e baciato dal successo sul Messico. Merito del capolavoro di Pirlo che non poteva festeggiare meglio le sue 100 presenze in azzurro e della zampata di Balotelli, 23 partite e 9 gol in Nazionale.

Dopo essere stato giustamente ammonito per il suo gesto e altrettanto giustamente rimproverato da Prandelli che ha la pazienza di un santo, Mario l'ha promesso: non si toglierà più la maglia. Speriamo lo faccia, anche perchè, per un campione del suo rango, è un'imperdonabile ingenuità ignorare che in questo torneo la regola impone la squalifica dopo due cartellini gialli.  

Ma è Andrea Pirlo a meritare l'ovazione che il Maracanà, teatro di eccellenti intenditori di calcio, gli ha tributato: un'emozione straordinaria per un giocatore straordinario. Due anni fa, a Milano, qualcuno l'aveva considerato finito. La Juve e i tifosi della Nazionale non finiscono di ringraziare quei gufi di cui non c'è più traccia.

Xavier Jacobelli

Direttore Editoriale www.calciomercato.com