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Mr. Bee non lascia, raddoppia. E nella notte risponde ai cinesi di Richard Lee, mettendo sul tavolo 500 milioni di euro per comprare subito il 60% del Milan. Prendere o lasciare entro il 30 aprile. Adesso, la contromossa spetta all'uomo che vendeva Ferrari e Maserati a Hong Kong, 58 anni, commendatore dell'Ordine della Stella d'Italia dal 2006, l'anno in cui Romano Prodi, premier in carica, gli attribuì l'onorificenza per avere contribuito alla promozione dei rapporti fra Italia e Cina; presidente e amministratore di WoKee Hong Kong, grande gruppo asiatico nel settore del lusso. 

Calciomercato.com aveva scritto il 9 marzo scorso: il signor Bee Taechaubol, 41 anni, thailandese, laureato in ingegneria civile e amministrazione aziendale, amministratore di Thai Prime, ha raggiunto un'intesa con il Milan per rilevare entro il 31 maggio il 30% del pacchetto azionario, in cambio di 250 milioni di euro. Qualora Berlusconi cambiasse idea, dovrebbe pagare una penale di 25 milioni di euro. 

Thai Prime è un private equity. Traducendo in italiano, così recita la Rivista della Scuola Superiore di Economia e Finanza: "Con il termine private equity si intende l’apporto del cosiddetto “capitale di rischio” da parte di operatori specializzati, sotto forma di partecipazione al capitale azionario o di sottoscrizione di titoli convertibili in azioni, per un arco temporale medio-lungo, in aziende dotate di un progetto e di un potenziale sviluppo. Obiettivo: realizzare un capital gain , cioè un guadagno, attraverso la cessione della partecipazione acquisita (way-out) mediante la quotazione in Borsa dei titoli o il trade sale, la cessione a terzi o allo stesso gruppo imprenditoriale originario. Congiuntamente alle risorse finanziarie, l’investitore fornisce anche esperienze professionali, competenze tecnico-manageriali ed una rete di contatti con altre istituzioni ed investitori finanziari". 

L'irruzione di Lee sulla scena ha impresso un'accelerazione al Piano Bee per la soddisfazione di Berlusconi che, quando si tratta di fare affari, non teme concorrenti. Lo conferma la ridda di voci e indiscrezioni d queste ore, addirittura l'esorbitante offerta di 1 miliardo e mezzo di euro di che sarebbe stata avanzata da un altro imprenditore cinese, il re delle bibite Zong Qinghou, il cui gruppo però ha smentito. 

In realtà, l'obiettivo di Berlusconi, in caso di cessione totale, è arrivare a 800 milioni di euro, tenuto conto dell'indebitamento societario, della seconda, prossima e consecutiva mancata partecipazione alla Champions League che comporterà nuove, pesantii ripercussioni sui conti di Via Aldo Rossi. 

L'organigramma di Bee, qualora l'acquisto del Milan andasse in porto, prevederebbe la conferma di Barbara Berluscon nel ruolo di amministratrice delegata, ma il suo dirimpettaio non sarà più Adriano Galliani. L'uomo forte della nuova proprietà si chiama Pablo Victor Dana, finanziere italiano con cospicui interessi nei Paesi del Golfo, già in rapporti d'affari con il Gruppo Mediaset. La rifondazione della squadra verrebbe affidata a Paolo Maldini, il cui allenatiore ideale si chiama Antonio Conte che però è sotto contratto con la Federcalcio sino al 30 giugno 2016. Mai dire mai. 

Adesso, la palla è nella metà campo di Lee. Sullo sfondo, ci sono altre tigri cinesi da seguire con attenzione: Wanda Group, neoproprietario di Infront, la società che gestisce i diritti tv e marketing di molti, importanti eventi sportivi, serie A inclusa; Poe Qui Ying Wansou, meglio noto come Mister Pink, oltre al summenzionato Zong Qinghou. 

Parafrasando Deng Xiaoping, uomo forte della Cina dal '78 al '92, artefice della riforma economica che ha trasformato il Paese in una superpotenza mondiale, in chiave milanista si potrebbe dire: non importa che il gatto sia rosso o nero. L'importante è che mangi il topo. 

Xavier Jacobelli
Direttore Editoriale www.calciomercato.com