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La vittoria dell'Italia sulla Bulgaria ha portato l'Italia ad un passo dalla qualificazione al mondiale. Se, martedì a Torino, gli azzurri battono anche i ceki, per la prima volta la Nazionale accede al torneo iridato con due turni d'anticipo. Anche questo, è un risultato significativo della brillante gestione di Prandelli.

In attesa della certezza aritmetica, ci sono almeno 9 buoni motivi per felicitarsi con il ct e con gli azzurri dopo la prova di Palermo, elogiandoli in blocco per ciò di cui sono stati capaci, anche se nel finale hanno patito la migliore condizione atletica dei rivali. 

1) Il 1° luglio 2010, quando Prandelli si era insediato al posto di Lippi, aveva trovato soltanto macerie. Al disastro della Confederations Cup 2009, aveva fatto seguito la demolizione dei campioni del mondo in Sudafrica dove, per la prima volta in cent'anni di storia, la Nazionale non era riuscita a vincere nemmeno una partita della fase finale di un mondiale. 

2) Prefiche, cassandre e gufi in ordine sparso sostenevano che il nuovo ct non sarebbe riuscito nemmeno a qualificarsi per gli Europei 2012. Invece, l'Italia ha perso il titolo in finale contro la Spagna campione del mondo, nonostante la Federcalcio, incapace di imporsi all'egoismo della Lega di A e dei club, fosse riuscita ad organizzare lo straccio di 3 amichevoli nei 9 mesi precedenti il torneo in Polonia e in Ucraina. E non parliamo degli stage di 48 ore a Coverciano che Prandelli chiede invano da tre anni, ma nessuno gli dà. 

3) Nel giugno scorso, l'Italia vicecampione d'Europa ha conquistato un brillante terzo posto nella Confederations Cup, mentre l'Under 21 di Mangia è diventata vicecampione d'Europa nella finale persa contro la Spagna a Gerusalemme, in Israele e l'Under 17 di Zoratto è diventata vicecampione d'Europa nella finale persa ai rigori con la Russia a Zilina, in Slovacchia.

4) Sia pure fra mille difficoltà e nonostante l'idiosincrasia per le amichevoli, costellate da troppe sconfitte, Prandelli ha dato un gioco, un'identità e uno spirito nuovo alla Nazionale, valorizzando i giovani talenti che si sono via via affacciati in campionato; le ha imposto precise regole comportamentali; l'ha riavvicinata ai tifosi, varando un'operazione simpatia che non è stata né di facciata né di esclusivo uso mediatico, ma concreta ed efficace; ha gestito con pazienza e saggezza la maturazione di Balotelli, simbolo della nuova Italia multietnica; ha sfruttato l'enorme cassa di risonanza di cui godono gli azzurri, per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle tematiche sociali: dalla lotta al razzismo e alle mafie, alla solidarietà alle donne vittime del femminicidio , alla vicinanza ai terremotati dell'Emilia. 

5) Non è un caso che Gilardino abbia firmato la vittoria più importante del girone di qualificazioe e Buffon l'abbia difesa con quella parata da cineteca sulla conclusione ravvicinata di Popov. Assieme a Pirlo e a De Rossi, il genoano e il Capitano sono stati campioni del mondo nel 2006 e dimostrano come il mix di veterani e giovani funzioni. In particolare, Gilardino, nato l'11 luglio 1982, il giorno del trionfo spagnolo di Bearzot, ha segnato il gol n.19 in azzurro, agganciando Bettega e portandosi a una sola lunghezza da Paolo Rossi, l'Eroe di Spagna '82. Gilardino ha soltanto 31 anni, è il primo bomber azzurro fra i giocatori in attività,  ha realizzato 208 gol in carriera: tutti gli attaccanti che vogliono andare in Brasile dovranno fare i conti con lui.

6) Buffon ha umiliato i suoi detrattori, puntualmente scomparsi. Sono gli stessi che, siccome lo juventino non è un robot e ogni tanto anche un fenomeno come lui può commettere qualche errore, nel giugno corso , prima che parasse tre rigori all'Uruguay, affermavano fosse finito perchè ha 35 anni e via con tutte le altre facezie che abbiamo letto o ascoltato. Immemori di ciò che fece Zoff a 40 anni, in Spagna, dopo avere superato la tempesta di critiche di Argentina '78, quelli con la memoria corta hanno sottovalutato l'orgoglio e la forza del fuoriclasse che il 10 settembre, proprio nello Juventus Stadium, eguaglierà il record di presenze di Fabio Cannavaro (136) e poi lo batterà nei mesi a venire. Nel nostro meraviglioso Paese, anzichè applaudire gli Eroi, c'è sempre qualcuno che li vuole demolire. Ma con Gigi esce a vuoto. Lunga vita a Buffon.

7) Appena è cominciata l'esecuzione dell'inno bulgaro, sugli spalti del Barbera i soliti idioti si sono fatti riconoscere: quei fischi incivili sono stati spenti dagli applausi di Prandelli e della schiacciante maggioranza dei palermitani che, per tutta la partita, hanno sostenuto gli azzurri con tutta la passione di cui i siciliani sono capaci. Rimane l'interrogativo di sempre: perchè vadano allo stadio quelli che non conoscono né cultura sportiva né educazione né rispetto per gli avversari.

8) I giorni precedenti la gara con la  Bulgaria sono stati scanditi dal surreale, cioè demenziale totoct, a nove mesi dal calcio d'inizio di Brasile 2014 e in assenza dell'aritmetica certezza della qualificazione. Un gioco a bruciare candidature eccellenti o a spararle a casaccio, senza il minimo rispetto per Prandelli e per il suo lavoro, pur sapendo che, come noto da mesi,  Cesare discuterà del suo futuro in febbraio, con Abete. L'importante è che ci porti in Brasile e cerchi di vincere il quinto titolo iridato. Il resto è fuffa.

9) Come volevasi dimostrare, nel secondo tempo gli azzurri sono calati alla distanza e hanno rischiato di essere raggiunti da una Bulgaria pimpante e mai doma. Questione di preparazione. La serie A è il penultimo campionato a prendere il via in Europa. L'ultimo è il cipriota. Sino a quando i soloni che si riuniscono in Lega per discutere solo e soltanto dei milioni dei diritti tv non capiscono che il massimo torneo deve cominciare all'inizio di agosto e non alla fine, la Nazionale pagherà dazio in settembre. E lo pagheranno anche alcuni club al debutto in Champions o in Europa League (l'Udinese ha già dato  ed è stata subito buttata fuori). L'importante è far finta di niente, salvo scaraventarsi sul carro del ct se diventa clamorosamente vicecampione d'Europa. Non osiamo immaginare che cosa potrebbe accadere in caso di trionfo in Brasile, ma gli azzurri sanno già che cosa fare. Imitare i ragazzi dell'82, che non fecero entrare nel loro spogliatoio un altissimo papavero. Lo stesso, all'inizio del mondiale, aveva annunciato l'intenzione di rimandare a casa i giocatori di Bearzot a calci nel sedere. Abete lo conosce bene.

Xavier Jacobelli

Direttore Editoriale www.calciomercato.com