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Il primo merito dell'ultimo post di Andrea Agnelli su Facebook è avere smascherato chi non sapeva quale fosse la capitale dell'Indonesia, sia pure passando da Jakarta a Jakartone. La prima scoperta che Erick Thohir ha già fatto da nuovo padrone dell'Inter è che Calciopoli non è mai finita e non finirà mai.

Ha gigioneggiato Gene Gnocchi: "Si è scoperto chi scrive le battute di Andrea Agnelli, è quello che ha disegnato la Duna". Eppure, mai come in questa circostanza, non è la forma che conta, ma la sostanza per capire quanto la ferita del 2006 sia ancora aperta nel cuore di milioni di tifosi, bianconeri, nerazzurri, di qualunque altro colore.

Sono bastate undici parole postate su Fb per rinfocolare polemiche, discussioni e, il fatto stesso che, addirittura due dei tre quotidiani sportivi, abbiano aperto la loro prima pagina con questo argomento, induce a malinconiche riflessioni sulla preoccupante salute e qualità dell'informazione cartacea al tempo di Internet. Tant'è.

La verità è che Calciopoli non finisce mai perché, sotto qualunque bandiera si discuta della vicenda, non è stata fatta giustizia a 360 gradi. Perché i tempi della stessa giustizia sportiva sono stati sfalsati, risultando troppo veloci o troppo lenti a seconda delle parti in causa. Per non dire della giustizia ordinaria che, dopo sette anni, celebra soltanto in questi giorni il processo d'appello napoletano.

Sarà interessante chiedere al signor Thohir che cosa pensi di tutto questo. Anche per scoprire se sia dotato di sense of humour maggiore o minore di Agnelli. Più che mai necessario per sopravvivere in un calcio incapace di funzionare e sempre pronto a nascondere la povere sotto il tappeto.

 

Xavier Jacobelli

Direttore Editoriale www.calciomercato.com