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''Più si parla di moviola in campo e peggio è. Contano i fatti. La tecnologia applicata al 'gol non gol' funziona ed è costosa. Ma, se arriva la moviola in campo, il calcio è finito''.

Parole e musica di Marcello Nicchi, il presidente degli arbitri italiani. 

Sepp Blatter e Michel Platini saranno molto fieri di lui. Il primo, presidente della Fifa, è rimasto alla pietra focaia anche, se, nel corso del tempo (in fondo è nella stanza dei bottoni soltanto da 36 anni) ha lanciato il golden gol, il silver gol, l'allargamento delle porte, la suddivisione dei 90 minuti di gioco in 4 tempi, forse per infarcire gli intervalli di spot pubblicitari, lo spray agli arbitri per misurare la distanza delle barriere e altre facezie.

Il secondo, presidente dell'Uefa, ha inventato i giudici di porta, moltiplicando la confusione. Si presume che, nel calcio ideale dell'ex juventino, gli arbitri debbano essere almeno otto: il direttore di gara, i due che stanno accanto alle porte, i due assistenti, il quarto uomo e altri due ufficiali di gara abbarbicati alle traverse.

Il punto sta proprio qui. Noi preferiamo un calcio moderno con la tecnologia in campo che ridurrebbe drasticamente gli errori degli arbitri, mandandoli in campo molto più sereni al calcio di Blatter, Platini e Nicchi che incarnano il conservatorismo  del Sistema.
Un Sistema che emana regole sempre più bizantine, come le nuove norme sul fuorigioco e sa bene che, con la moviola in campo, gli arbitri perderebbero il potere di condizionare le partite con i loro errori. Commessi sempre in buona fede, s'intende.

Del resto, la moviola in campo è nata il 9 luglio 2006, a Berlino, teatro della finale mondiale fra Italia e Francia. La Fifa lo sa bene, anche se fa finta di nulla. E se Nicchi afferma che con la moviola in campo il calcio è finito, possiamo stare tranquilli. Il calcio resta, i Nicchi passano.

Xavier Jacobelli
Direttore Editoriale www.calciomercato.com