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Alla vigilia di due momenti importanti per il nostro Paese e per il rispetto della Storia (le votazioni in Emilia Romagna e in Calabria, le celebrazioni per il Giorno della Memoria) sarebbe doveroso che ciascuno di noi si ritagliasse nel silenzio del privato uno spazio per riflettere su fino a che punto siamo arrivati e dove ci potrà condurre il cammino intrapreso. Se questa forma di meditazione fosse guidata dalla ragione e dall’onestà intellettuale la risposta più adeguata per un interrogativo così potente dovrebbe inquietare non poco. Ci troviamo, tutti, davanti alla porta spalancata sull’inferno.

Il simbolo rivelatore di questa posizione sciagurata nella quale ci troviamo è l’uscio dell’alloggio di Mondovì dove vive il figlio  di Lidia Beccaria Rolfi, deportata nel lager di Ravensbruck perché staffetta partigiana e testimone di quella apocalittica tragedia dell’olocausto. “Juden hier”, con questa scritta allo spry nero è stata violentata l’abitazione. “Qui abita un ebreo” proprio come accadeva in Europa dopo la ”notte dei cristalli” quando il nazismo decretò la morte della ragione.

Il gesto, tanto più infame e barbaro perché attuato in quella città del Piemonte che fu l’officina della Resistenza e della lotta al nazifascismo, non è frutto di una mente malsana bisognosa di cure psichiatriche e detentive, ma è il segnale di un allarme rosso per la nostra società che avverte di un pericolo ancora più grave di quello scattato in Cina per l’epidemia di coronavirus. Non esistono esami di laboratorio utili a indentificare e a isolare scientificamente questo parassita assassino dell’anima. Eppure un vaccino, tutti insieme, potremmo trovarlo. Analizzando noi stessi e ribellandoci con forza agli inventori pazzi che hanno creato questo mostro.
Guardiamoci allo specchio. Facciamo un esame di coscienza per capire quanto ciascuno di noi, anche in piccola parte, sia colpevole di tutto ciò che ci ha condotti davanti alla porta dell’inferno seguendo come pecoroni i cattivi maestri. Ci siamo ridotti a coltivare l’odio in casa. Tutti contro tutti. La tolleranza e la buona educazione sono pratiche dimenticate. La vanità, l’avidità e la cattiveria fine a se stessa hanno sostituito le regole fondamentali del buon vicinato. Osserviamo il prossimo con diffidenza e se poi quel prossimo è diverso da noi tentiamo di annientarlo. Ammicchiamo, con malcelata soddisfazione, verso chi ci spinge alla delazione suonando ai citofoni delle abitazioni e arriviamo a superare questa barbarie scrivendo “Juden hier” sulla porta di chi andrebbe ricordato e onorato come vittima di quel buio della che il mondo ha già avuto la disgrazia di conoscere.

Siamo al bivio definitivo. L’inferno è davanti a noi. Se non operiamo, subito, una lesta e consapevole retromarcia ci cadiamo dentro. E lo stesso Padreterno forse oggi penserebbe di aver commesso un errore consegnando a Mosè le Tavole con i dieci comandamenti. Anche Lui, credo, ammetterebbe di aver perso tempo perché in realtà di raccomandazioni ne sarebbe bastata una sola: “Fate i buoni”. Ecco il nome del vaccino.