Nella notte italiana, la serata in Brasile, Il Flamengo si è imposto per 2-0 contro l'America MG portandosi momentaneamente in testa al campionato Brasileirao. Una notte di festa in cui, però, a farla da padrone non è stato il verdetto del campo da gioco, bensì un saluto, definitivo al mondo del pallone. Júlio César Soares Espíndola, noto più semplicemente come Júlio César, ha ufficialmente appeso i guantoni da portiere al chiodo ritirandosi in quello stadio, il Maracanà, che è stato la sua casa fin dall'esordio nel lontano 1997.

LA FESTA E LE LACRIME - Prima e dopo la gara in cui Julio Cesar ha disputato 90 minuti mantenendo inviolata la propria porta. L'intero stadio è esploso in lacirme ed emozioni per salutare e rendere omaggio a colui che, con la maglia Rubro-negra del Mengao ha conquistato 4 campionati Carioca (dello stato di Rio de Janeiro), 4 coppe regionali e una Copa Mercosur (antesignana della Copa Sudamericana). "Come immagino la festa? Un omaggio: non a me, ma a chi ha permesso che succedesse tutto questo. Il Flamengo, i suoi tifosi: mi hanno preso che ero un bambino e mi hanno accompagnato finché sono diventato un uomo. Sarò io che ringrazierò loro"

MEGLIO DI BUFFON - Julio Cesar non è però stato soltanto l'idolo della tifoseria del Flamengo. Ovunque è andato è riuscito a conquistare il cuore dei tifosi per la sua semplicità, per la passione con cui affrontava ogni gare e per la dedizione al lavoro che lo ha tenuto al vertice del calcio mondiale per anni. La sua avventura all'Inter è stata l'apice della sua carriera in cui, per circa due anni fra il 2008 e il 2010 è stato considerato a tutti gli effetti il miglior portiere al mondo. Meglio anche di Gigi Buffon, il miglior portiere al mondo per costanza negli ultimi anni, ma che a differenza del "acchiappasogni" nerazzurro non è riuscito ad alzare, da protagonista, la tanto agognata Champions League. 
IL TRIPLETE - Julio Cesar è stato infatti e tutti gli effetti uno dei protagonisti indiscussi del Triplete nerazzurro nella celebre annata 2009/2010. Tante sono state le parate decisive di quella stagione, a partire dal rigore di Ronaldinho neutralizzato nel derby con l'Inter in 9, passando per la parata su Robben nella finale di Madrid, ma anche e soprattutto la parata sul sinistro a giro di Messi nella celebre semifinale di ritorno al Camp Nou che ha lanciato la corsa dei nerazzurri. "Dite tutti quella su Messi nella semifinale di Champions a Barcellona e forse avete ragione voi. In quella partita, in quel momento, contro quell’avversario: una delle prime cose che insegnano a noi portieri è che una parata è bella solo se è importante. Quella fu importantissima"

BRASILE, MACCHIA MONDIALE - Julio Cesar è questo e tanto altro, ma ripercorrendo la brillante carriera del portiere verdeoro che ha alzato 30 trofei con le maglie dei club in cui ha militato rimane la "macchia" di una carriera con la Seleçao non altrettanto brillante. Dopo la Coppa America vinta nel 2004 insieme all'amico Adriano, infatti, Julio Cesar ha preso parte al Mondiale del 2010 in Sud Africa in cui fu protagonista di una papera che eliminò il Brasile nei quarti contro l'Olanda e, soprattutto, al Mondiale del 2014 disputato in casa e conclusosi con la disfatta indelebile per 7-1 in semifinale contro la Germania, proprio nel suo Maracanà. L'Acchiappasogni chiuse lì la sua carriera in nazionale, un dolore troppo grande per un portiere dall'animo così sensibile. E quello di questa notte è stato l'ultimo ballo in campo: "E' un momento speciale, non so neanche se merito questo affetto, ma dico addio felice”

​Obrigado Julio Cesar