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“Del prossimo allenatore non parlo”. Un messaggio forte e chiaro da parte di Andrea Agnelli nell'introduzione, a tratti commossa, alla conferenza di addio di Max Allegri. E del prossimo allenatore non ha parlato. Né ha dato indizi. Perché la vera notizia è che, piaccia o no, arrivati al 18 maggio il prossimo allenatore della Juve ancora non c'è. Niente panico, la società bianconera è solida e con le idee chiare. Però non ha concluso il casting. Anche chi si aspettava una chiusura netta almeno su un profilo, è rimasto deluso: il riferimento è ovviamente ad Antonio Conte. Per il quale Agnelli avrebbe potuto anche spendere una parola in più, affermando il fatto che non sarebbe stato lui l'allenatore della Juve: questo non avrebbe indirizzato particolarmente sul nuovo allenatore, ma avrebbe messo la parola fine su un tormentone che è stato particolarmente di disturbo in questa ultima fase dell'era Allegri. Ecco il “no a Conte” non è stato pronunciato: sia chiaro, questo non significa di certo che ci sia un “sì' a Conte”. Ma lascia tutto in sospeso, questo sì. E questo può avere diversi significati.

CONTE CHE FA – Il primo, può anche semplicemente essere quello di non togliere pressione all'Inter: dall'ambiente nerazzurro si continua a predicare fiducia riguardo la firma dell'ex ct della Nazionale, che ha sì un accordo verbale con Beppe Marotta ma che è sempre stato chiaro riguardo il fatto di dare sempre la priorità alla Juve in caso di crollo del veto nei suoi confronti. Un veto firmato Andrea Agnelli e John Elkann. Solido sì, ma forse non indistruttibile. E una vola presa la decisione di terminare il ciclo Allegri, ecco che qualche ripensamento potrebbe anche sorgere, soprattutto nel caso in cui si confermassero i problemi ad individuare un nuovo allenatore di comprovato pedigree internazionale. Riscrivendo leggermente il motto juventino, si può affermare che Conte aspetterà la Juve “fino alla firma”. Sua con l'Inter o di un altro allenatore con la Juve, chiunque esso sia da Simone Inzaghi in poi.