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    Juve, Allegri: 'De Ligt e Locatelli leader, Vlahovic ancora no. Ecco perché ho detto no al Real Madrid. Pogba e Dybala…'

    Juve, Allegri: 'De Ligt e Locatelli leader, Vlahovic ancora no. Ecco perché ho detto no al Real Madrid. Pogba e Dybala…'

    "TeoreMax - La versione di Allegri". L'allenatore della Juventus si racconta in un'intervista all'ex difensore bianconero Andrea Barzagli su Dazn: "Milan, Inter e Napoli ci sono arrivate davanti in classifica ma non ci erano superiori. Se non abbiamo mai vinto negli scontri diretti, qualcosa ci è mancato sotto l'aspetto caratteriale o della gestione. La leadership o ce l'hai o difficilmente ti viene a una certa età. In questo gruppo, Chiellini è stato importante, come anche te Andrea, come Buffon o Marchisio, parlando degli italiani". 

    I LEADER - "Per il futuro ce ne sono due: De Ligt e Locatelli. Manuel è stato un ottimo acquisto, potrà essere il capitano, ha le caratteristiche tecniche e morali per stare tanti anni alla Juve. Poi quest'anno è stata una piacevole sorpresa Danilo: quando parla non è mai banale e mette davanti la squadra. Un vero leader è silenzioso, deve parlare poco e deve mettere sempre davanti la squadra. È la squadra che ti riconosce come leader. Miretti ha fatto 4 partite, buone, è stato molto bravo. La sua qualità è l'affidabilità". 

    VLAHOVIC - "Dusan può essere un leader a modo suo, ha un carattere leale, vuole sempre vincere, più che con le parole, diventerà un leader carismatico in campo a livello caratteriale. Ho allenato Cristiano Ronaldo, Ibrahimovic, Ronaldinho, Robinho, Cassano, Seedorf, Pirlo e Buffon: un fuoriclasse, a parte quando si metteva in porta e non si buttava… L'unico che mi è mancato allenare è Messi. Mi emoziono ancora se penso alle annate trascorse con grandi giocatori che mi hanno insegnato e dato tanto. Con loro ho avuto anche degli scontri, ma il campione non è quello che esce dallo spogliatoio, sconsolato, e chiama il procuratore. È quello che tira fuori l'orgoglio, ti dimostra che è ancora un campione e così in campo vince le partite". 

    NO AL REAL MADRID - "La Juventus era una sfida, insieme alla società e ai tifosi, insieme a tutti, volevo vincere in Italia e fare bene in Europa. Nella prossima stagione potremmo anche vedere una Juve con due esterni". 

    POGBA - "Paul non tornerà perché lui ha paura di sfidarmi… Prima ha perso con i piedi, poi con le mani, quindi è andato via. Il vero motivo per cui se n'è andato è questo e difficilmente ora torna". 

    DYBALA - "Paulo deve tornare a essere se stesso, c'è stato un momento in cui si è fatto trascinare dal fatto che era il nuovo Messi. Un giocatore non può emulare o pensare di essere come un altro. Ha ancora tanto da dare perché ha qualità tecniche straordinarie, gioca in modo divino". 

    VINCERE E' L'UNICA COSA CHE CONTA - "Chi vince non potrà mai giocare male. Però anche chi gioca bene, perde e viene criticato perché non arriva il risultato. Quando sei in campo non c'è un metodo unico per vincere: bisogna avere giocatori molto bravi, metterli nelle giuste condizioni e dargli un'idea. La differenza è che quando alleni una grande squadra, l'obiettivo è arrivare a vincere. Tutti vogliamo giocare bene, ma è una parola astratta perché alla fine ci si ricorda della rovesciata fatta da Ronaldo qui a Torino, non di com'è venuta fuori l’azione. Poi dipende dalle caratteristiche del giocatore, ma soprattutto dal Dna della società, altro elemento che non puoi cambiare. Quando sei in una grande squadra devi vincere. Quindi un metodo lo devi trovare e tutti gli anni non è uguale". 

    GIOCHISTI E RISULTATISTI – “Mi diverte un po' la questione. Alla fine, bisogna cercare di vincere. Non c'è un metodo unico, servono giocatori bravi, metterli nelle condizioni e dare un'idea. Tutti lo fanno. Quando alleni la grande squadra è arrivare a vincere, tutti vogliono giocare bene. Che è una parola astratta: ci si ricorda dell'azione o del gesto tecnico di difensore, attaccante o portiere? La rovesciata di Ronaldo, chi si ricorda dell'azione? Poi dipende dalle caratteristiche dei giocatori e dal dna della squadra. Se mi ha influenzato? Quando si allenano le grandi squadre, devi vincere. Quindi un metodo lo devi trovare. Al Milan e alla Juve ci sono due mentalità diverse, ma con la stessa unità d'intenti. La Juve ha un DNA ben preciso: lavorare duro, la prima società in Italia, ora è cresciuta tanto in Europa. La Juve ha giocato 9 finali, che sono tutte un evento. Nella scelta dei giocatori non puoi tradire il dna. Nessuno parla del gioco del Real, ma i campioni. Tutti parlano del Barcellona, che non aveva vinto niente prima dei Messi, Xavi, Busquets, Iniesta... hanno iniziato a vincere lì, con Guardiola. In Italia andiamo a scimmiottare gli altri. Si rincorrono tutti, ma quando lo fai sei sempre dietro. Cerchiamo di lavorare sulle nostre qualità".

    CAZZEGGIO CREATIVO - "Le sfide con Pogba e Vlahovic? Sono quei momenti di divertimento, di sfida, per un rapporto diverso con un giocatore. Dopo 3 anni che non giocavo, ho organizzato una partitella tipo gabbione. Io e Padoin nella stessa squadra, ma non capivano il giochino. Poi hanno voluto i rigori, anche se avevano perso. Serve a stimolarli. Alcuni erano negati a basket? Eh, avevano le tavole al posto delle mani".

    SCONTRI - "Ogni tanto è bello scontrarsi, un campione non si abbatte e telefona al procuratore, ti dimostra che lui è il campione. E quello vince le partite, fa la differenza. È più facile per me allenare i grandi campioni".

    RIGIOCARE UNA PARTITA - "Più facile? Le due finali di Champions. La prima o la seconda? La prima. Spiegazione di Cardiff? Lì ci siamo arrivati non in ascesa, ma un po' in discesa. Avevamo fatto 4 mesi giocando con i quattro davanti, eravamo favoriti non considerando che il Real arrivava in ascesa. Con gli infortuni al primo tempo, poi, abbiamo pagato. Come dice Messina, le grandi sfide le vinci con le grandi difese. Quando giochi una finale, con qualità da entrambe le squadre, chi difende meglio vince".

    NO AL REAL - "Era una sfida che mi ero posto nel tornare. Una scelta anche per mio figlio che vive a Torino, non me la sono sentita di andare. Questa è una sfida che insieme a tutti voglio vincere, voglio tornare insieme alla Juve a vincere in Italia e a far bene in Europa".

    I DUE ANNI - "Questi due anni di stop mi sono serviti, mi sono riavvicinato a famiglia, a casa, agli amici. Ho apprezzato le cose che sai benissimo anche te, quando sei nella lavatrice diventa un casino. Dopo due anni non lunghi, ma avevo bisogno di rientrare. Come sono cambiate le partite? Ho trovato molto il fatto del rinvio che non viene più fatto in un certo modo, la palla giocata in area ed è diverso. Bisogna trovare una soluzione, il portiere non può tenere troppo la palla. Lo spettacolo del calcio è velocità e tecnica, rifugiarsi dal portiere toglie responsabilità ai giocatori. Molti lo fanno ancora. Si fece la riunione: o si passa la palla davanti, o tolgo il portiere. Bisogna pensare, allenare i ragazzi a scegliere la soluzione migliore è fondamentale. E l'abbiamo un po' perso. Parlo fin da bambini. Vengono fuori con poco allenamento".

    CENTROCAMPO - "Al Milan e alla Juve ho avuto giocatori straordinari, qualità e tecnica pazzeschi. Era un piacere vederli giocare. Ora sono giocatori diversi, credo che Locatelli sia stato un ottimo acquisto. Un domani potrà essere il capitano della Juve. Un giocatore, un ragazzo che ha le caratteristiche per stare tanti anni alla Juve". 

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