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Il senso di ripartire con Allegri qual è? Ha un contratto troppo oneroso per licenziarlo? È un falso problema, il contratto esiste ed è vero che è molto oneroso, ma la Juventus quei soldi dovrà in ogni caso pagarli. C’era semmai da pensarci prima, quando Andrea Agnelli impegnò il club per 4 anni a 7 milioni a stagione più 2 di bonus, un’autentica follia, visto che il presidente conosceva come nessun altro la vera situazione finanziaria del club.

Allegri è sereno, ha il contratto e voglia di onorarlo: se Calvo o Giuntoli o addirittura John Elkann non lo vogliono più, lui si leva di torno rapidamente, se non l’ha detto, l’ha fatto capire. Per adesso, va in vacanza, aspettando gli eventi. Il costo supplementare sarebbe lo stipendio del nuovo allenatore e chiunque fosse (Tudor, per esempio, di cui parlano tutti; o Gasperini, di cui non parla nessuno) costerebbe meno della metà di quanto percepisce Allegri, in una stagione e in una Juventus che deve giocoforza rifondarsi.

È Allegri l’uomo della ricostruzione? L’uomo dell’istant team, di Pogba e Di Maria, il tecnico per cui i giocatori contano più del gioco, è in grado di riportare in alto la Juventus dei giovani e senza le grandi firme? I due anni dell’Allegri-bis dicono di no, al di là del terzo posto alla fine conquistato sul campo, ma a 18 punti dallo scudetto, le 5 sconfitte su 6 nel girone di Champions, col monte ingaggi più che doppio rispetto al Napoli (160 milioni a 70) e quasi doppio rispetto a Milan e Roma (87). I soldi non bastano, servono le idee e Allegri ha dimostrato di averne poche. Ora che sono finiti anche i soldi, cosa può dare alla Juventus di Fagioli e Miretti?

Vlahovic se ne andrà e anche Chiesa rischia di subire la stessa sorte. Nelle prossime settimane, la Juventus dovrà essere più brava a vendere che a comprare. La squadra dell’anno prossimo avrà tanti giovani e magari qualche italiano in più, molte meno stelle (esce Rabiot; Paredes non è una stella e non sarebbe mai dovuto entrare, altro errore averlo voluto quest’anno). Serve un insegnante di calcio, non un gestore di campioni, uno che peraltro obbliga il club a restare legato ad Alex Sandro, perché nel corso dell’anno non è riuscito a farne a meno e gli ha concesso di raggiungere il tetto di presenze a cui il rinnovo è diventato automatico.
Allegri è uno stratega, un tattico, non un maestro (e resta il primo e unico allenatore di club che ha perso il campionato in Europa con Ibrahimovic under 35 in squadra). In queste due stagioni, la Juventus non è progredita sul piano estetico e nemmeno su quello pratico. Ha chiuso, sempre sul campo, con 2 punti in più dell’anno scorso, ma sempre 6 in meno dei 78 messi insieme da Pirlo, debuttante e poi esonerato nel 2021. Vero, quella era l‘ultima Juventus di CR7, e infatti segnava tantissimo (77 gol contro i 56 di quest’anno e i 57 dello scorso anno), ma dov’è il valore aggiunto dell’allenatore? Un debuttante contro mister 9 milioni. Per cosa?

Se l’Uefa la squalificasse solo per un anno, ora che sul campo ha conquistato il diritto di giocare la Conference, farebbe al club e al prossimo allenatore il più grande dei regali possibili: cosa c’è di meglio che professarsi martiri e avere l’intera settimana per allenarsi? Chiedere a quelli che in questi anni hanno vinto in Italia senza giocare in Europa (Conte con Juventus e Inter, Pioli col Milan, ma anche Sarri, oggi secondo con la Lazio, dopo essere uscito dalle coppe quasi per scelta). Vuoi mettere al confronto di un anno di partite alla periferia dell’Europa?

@GianniVisnadi