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La Juve dura troppo poco. Debutto di Champions a parte, in ogni partita di questa stagione si è vista più o meno la stessa storia. A Udine è forse arrivata la prova più continua, doppio vantaggio, due pali, tante occasioni, eppure alla fine è arrivato un 2-2. Con l'Empoli i bianconeri hanno avuto benzina a sufficienza per un quarto d'ora circa, poi dopo il gol da tre punti di Mancuso si è smarrita la Juve. Che, con mezza squadra titolare out, a Napoli è passata in vantaggio per poi sciogliersi sotto gli errori individuali e una flebile reazione del gruppo di Spalletti. Infine ecco Juve-Milan, un gran bel primo tempo e poi un progressivo calo che è costato l'1-1 e poteva persino vedere i rossoneri ottenere la posta piena. Insomma, la Juve dura troppo poco, questione di testa, questione di gambe, questione di anima. Ma anche, almeno in parte, questione di manico. Perché se il Max Allegri che tutti conoscono ha spesso e volentieri saputo costruire grandi vittorie con mosse anche a sorpresa a partita in corso, ecco che in questa prima fase del suo secondo ciclo in bianconero sta sbagliando più di un cambio. Forse perché chi è seduto in panchina attualmente può dare meno di chi è scelto come titolare. Forse perché semplicemente vengono sbagliate le letture della partita, specialità in cui Allegri è sempre stato un maestro.

AUTOCRITICA ED ERRORI – Lo diceva a inizio stagione, chissà se con i cinque cambi sarebbe riuscito a prendere le misure in fretta. Per il momento non è stato così, anzi. Contro il Milan per esempio Allegri è tornato all'antico, con tre sole sostituzioni effettuate pur avendo una panchina profonda senza aver bisogno di nemmeno un ragazzo dell'Under 23 per fare numero. “Diciamo che la responsabilità è mia sui cambi. Perché ho sbagliato. Perché in quel momento dovevo mettere magari gente più difensiva, tanto ormai la partita era in cassaforte e ho sbagliato”: così ai microfoni di Dazn ha analizzato questo aspetto specifico. Ripercorrendoli, i cambi in questione, sono stati Kean per Morata, Chiesa per Cuadrado, Kulusevski per Dybala: nessuno è riuscito a tenere il livello imposto dai titolari in questa circostanza, nessuno e soprattutto Chiesa può definirsi una riserva però. Anche tatticamente, così la Juve ha finito con un 4-3-3 molto più puro di quello iniziale, negli ultimi minuti con Kulusevski in campo è stato Chiesa a essere dirottato a sinistra, nel complesso non si è mai visto. E la Juve è sparita o quasi, lasciando il campo alle scorribande rossonere. Ma anche a Napoli i pochi cambi a disposizione di Allegri han visto la Juve peggiorare, il passaggio al 3-5-2 con Bernardeschi a destra e De Sciglio a sinistra si è trasformato in un salto all'indietro che è costato caro. Mentre contro l'Empoli nulla aveva funzionato e a Udine si è vista una Juve ordinata come quella del primo tempo diventare caotica nel tentativo di aggrapparsi agli ultimi scampoli di CR7 nella ripresa. Ecco, alla Juve servirebbe un Allegri vecchia maniera almeno in questo, serve un Max che con i cambi la aggiusta e non la rovina.