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Il portiere della Juventus Gigi Buffon nell’intervista integrale che andrà in onda stasera alle 22 su Sky Sport 1 HD.    

Un anno fa, di questi tempi, avevi appena la prospettiva di tornare ad allenarti con i tuoi compagni. Oggi, un anno dopo, sei di nuovo Buffon. E’ stato tutto così scontato?

No, perché dietro a ogni salita che ognuno di noi fa, per tornare alla normalità ci sono sempre dei passaggi, dei sacrifici e delle rinunce.  

Hai temuto di non poter tornare quello di prima?

Sinceramente no, perché non ho mai avuto questo tipo di paura. Pensavo non fosse arrivata ancora l’ora di ammainare la bandiera. Tutta questa consapevolezza e serenità interiore mi ha fatto vivere discretamente bene anche i periodi più cupi.

C’è qualcuno che devi ringraziare o ci sono delle rivincite che vorresti prenderti?

No, di rivincite non ne voglio prendere con nessuno, perché prendersene, secondo me, non è mai una cosa nobile. Dimostreresti di essere uno dei tanti e io non mi sono mai sentito così. Devo ringraziare tante persone, a partire anche da me stesso, perché penso di aver avuto un ruolo importante in questa rinascita. Anche il lavoro che ho svolto con il mio allenatore è stato molto importante. Ha messo giù un piano di lavoro molto bello e molto stimolante anche per me, con degli obiettivi che ci siamo prefissi a inizio anno. E poi lo staff della Juve, ha fatto la sua parte, anche quando ero in riabilitazione Delneri e Conte mi hanno fatto sempre sentire la loro fiducia, mi hanno fatto sempre sentire importante. Anche la società quest’anno è stata molto presente nei miei confronti.

Il tuo percorso del 2011 non è tanto diverso da quello della Juventus. Hai notato questa simbiosi?

Sono cambiate, per ora tante cose, la strada che abbiamo intrapreso può sembrare quella buona, ma non siamo neanche a metà del campionato, per cui bisogna rimanere molto umili e avere sempre questa gran voglia di stupire e buttare il cuore oltre l’ostacolo, come stiamo facendo adesso, per arrivare a un piazzamento prestigioso.

Facciamo un passo indiero: com’era il tuo rapporto con Delneri? Potresti tracciare un bilancio del suo periodo alla Juventus?

Penso che lui abbia tratto il massimo dalle potenzialità della squadra dell’anno scorso, che a un certo punto era inaspettatamente troppo avanti per le proprie potenzialità. Inevitabilmente, si è afflosciata col proseguo del campionato, più che altro per la mancanza numerica dei giocatori. Abbiamo fatto due mesi (gennaio e febbraio) nei quali la presenza dei giocatori della Primavera era quasi assidua, sia in campo che in panchina. Anche di fronte a questo tipo di emergenze, credo che l’allenatore non abbia nessuna colpa. Il mio rapporto con lui è stato sempre molto bello, schietto. Queste sono cose che mi porterò sempre dentro per poter giudicare una persona, al di là del proprio operato.

Da Del Neri a Conte: il tuo ruolo, per la società e all’interno del gruppo, è tornato a essere centrale. Quanto c’è, in questo, del lavoro dell’allenatore?

Penso che, almeno inizialmente, la sua volontà di tenermi a tutti i costi e di far sì che rimanessi in un ruolo importante all’interno di questa squadra, abbia contato molto. In molti casi, la forza te la danno anche le prestazioni. E’ anche vero che quel ruolo da gregario, un ruolo un po’ defilato come quello dell’anno scorso, non mi si addice.

Era solo colpa dell’infortunio?

Sicuramente un po’ per l’infortunio e un po’ perché anche io, quando mi impunto su questioni di principio, divento ingestibile. Alcune colpe, probabilmente, le ho avute anche io. Alcune mancanze le ha avute senz’altro anche la società. Credo che anche loro abbiano tratto delle valutazioni che magari inizialmente ritengo fossero errate. Ne abbiamo parlato, abbiamo chiarito”.

E’ rinato un rapporto?

Si, posso dire che è rinato un rapporto con la società.

Che Antonio Conte hai ritrovato dopo averlo conosciuto come compagno di squadra?

Le similitudini con quando era giocatore sono impressionanti, nel senso che la voglia di vincere, di non essere mai superficiale o banale e di trasmettere la cultura del sacrificio e del lavoro, sono rimaste intatte in lui. Parla molto di più adesso perché è allenatore. Una volta era più taciturno e parlava sempre con quei 4 o 5 con i quali aveva più rapporto. E tra questi c’ero anche io. Di lui ho avuto sempre un bellissimo ricordo. Insieme a Ferrara, Del Piero, Tacchinardi, Pessotto, è stato un compagno che ha fatto sì che il mio inserimento alla Juve avvenisse in modo più veloce.

Tocca anche a te adesso quel ruolo?

Io adesso ho già tanti problemi, nel senso che quando sei portiere sei così tanto preso dal tuo ruolo che nelle questioni di spogliatoio o di allenamento ci entri relativamente. Mi piace dire la mia ed essere ascoltato, ma per altre cose credo che sia giusto che chi vive in modo più continuo il gruppo si prenda questo tipo di responsabilità: abbiamo Del Piero, Conte, Chiellini, Marchisio... Mi piace, ogni tanto, delegare perché devo pensare anche a me.

Che cosa manca per poter dire, anche per il tuo severo giudizio, che la Juventus ha le caratteristiche per tornare a vincere?

Manca tempo, nel senso che tra 4-5 mesi capiremo se abbiamo avuto quella continuità che stiamo avendo adesso. C’è la voglia di stupire.

Si può già valutare quanto vale l’effetto Juventus Stadium.

Posso dire che da quando c’è stata quella presentazione inaugurale, dentro mi è scattata una scintilla molto importante. Poter giocare le partite con tanto pubblico così caloroso mi tiene vivo, mi regala emozioni forti anche se la partita non è di cartello. Ci sono giocatori ai quali il pubblico così vicino può dare fastidio, perché mancano di personalità: ma nella Juventus di quest’anno non ci sono giocatori che hanno questi problemi.

Alla fine sarà davvero corsa a due tra Juventus e Milan?

Penso che il Milan sia la squadra più forte e, di conseguenza, la favorita. Poi, credo che tra noi Udinese e Lazio, e l’Inter, se dovesse inanellare una serie di 6-7 vittorie consecutive, potremo giocare per uno dei primi tre posti, per un piazzamento in Champions.

Capitolo Nazionale: che squadra arriverà a giocarsi l’Europeo?

La nostra è una squadra che, ad oggi, ha due defezioni grandissime, che sono quelle di Cassano e Rossi, che hanno fatto parte in pianta stabile del progetto di questo anno e mezzo che il mister ha messo in piedi. Sicuramente la cosa non ci aiuta. E’ anche vero che abbiamo avuto la fortuna di poter trovare un rimedio con Balotelli, espressione più talentuosa del calcio italiano. Poi, abbiamo tanti ottimi attaccanti che, all’occorrenza, potrebbero risultare decisivi e, tra questi, sicuramente oltre a Pazzini e Gilardino, ci sono Matri, Quagliarella, Di Natale. Abbiamo finalmente un serbatoio di nuovo importante.  

A proposito di Balotelli, è "matto" come lo eri tu alla sua età?

Probabilmente io ero anche più matto per certi aspetti. Però penso di aver avuto sempre un pregio: che i miei compagni in linea di massima mi hanno voluto sempre tanto bene, e questo credo che sia una qualità che Mario dovrebbe cercare di fare sua. Perché alla fine essere apprezzati dai propri compagni – che non vuol dire essere per forza (scusate il termine) dei leccaculo, perché io non lo sono mai stato -, il rispetto e la simpatia uno se la guadagna con i comportamenti soprattutto in campo. Dal momento in cui tu ti rendi disponibile al sacrificio per gli altri, fai tutto, dai il massimo per la causa, non hai atteggiamenti arroganti in campo, io penso che gli altri di conseguenza ti eleggano se non leader, uno di loro, uno del gruppo. E questo in una carriera è fondamentale per ogni giocatore. Mario è un ragazzo che ha delle doti da top player in assoluto, già da ora. E’ un ragazzo dal cuore d’oro. In nazionale devo dire che è fantastico: tutti noi lo apprezziamo nella sua pazzia. Deve solo cercare magari ogni tanto di essere un po’ più riflessivo, perché farebbe bene a lui e alla squadra stessa. Io però ci credo. Ci credo perché il ragazzo ha le basi molto buone.

Marchisio è un leader?

Claudio è il giocatore che quest’anno ha sorpreso di più in positivo. E’ stato bravo lui, ma anche l’allenatore a trovargli il ruolo congegnale per le caratteristiche che ha sempre avuto. Ha un grandissimo senso dell’inserimento, è uno che lotta sempre. Quest’anno ha fatto quell’ultimo gradino che gli ha permesso di diventare un leader.

Sei stato votato come figurina Panini più amata degli ultimi 50 anni. Quanti album vuoi ancora collezionare con la tua foto dentro?

Sicuramente fin quando sarò in Nazionale (voglio continuare a collezionare album). Poi il giorno che smetterò con la Nazionale vedremo. Perché come ho detto sempre voglio smettere da Buffon, per cui guardiamo poi anche che situazioni potranno svilupparsi, con la società. Perché magari posso smettere con la Nazionale il prossimo anno, mentre con la Juve ci qualifichiamo per la Coppa Campioni, e uno ugualmente continua per un anno o due perché vuole cercare di conseguire anche quel sogno. Però finchè gioco in Nazionale non ci penso.

Ti aspetti di rimanere nelle pagine dell'album della Juventus?

Io non mi aspetto niente, nel senso che sono abbastanza disilluso. Però, sicuramente credo che, come in tutte le cose, se c’è la buona volontà e c’è, più che altro, la voglia di parte di entrambi, le cose di fanno. Per me la Juve è stata sempre la prima scelta e questo è innegabile.

Prandelli

Ha svolto un lavoro eccezionale, perché neanche il più inguaribile ottimista poteva pensare che risorgessimo in maniera così veloce dalle ceneri del Sudafrica. Nei miei confronti è sempre stato molto affettuoso, sempre disponibile. Prima non lo conoscevo se non come avversario. Il giorno che ho saputo che mi sarei dovuto operare alla schiena mi ha chiamato, ci siamo sentiti, e in maniera serena lui aveva già detto che avrei fatto parte del progetto. Io gli dissi “guardi, mister, non si deve far problemi. Se lei pensa che io possa ancora essere importante, mi fa piacere e darò il massimo come ho sempre fatto per la Nazionale, ma se pensa ci possa essere qualche altro portiere per prendere il mio posto, faccia serenamente le sue scelte, sappia che da parte mia non ci sarà mai un’intervista con dei toni aspri nei suoi confronti. Io penso che l’allenatore faccia le scelte per il bene della squadra e per vincere, quindi penso che se un giorno non dovesse chiamarmi sarebbe esclusivamente per quello, non perché vuole male a me o alla Nazionale. Per cui c’è da rispettare questo tipo di scelta, qualunque essa sia”. Invece mi ha dato tanta fiducia sin da subito.

Domanda su Trapattoni

Ho un gran ricordo, avevo un bel rapporto, e devo dire che son passati 7-8 anni, non pensavo all’epoca che durasse così tanto… Sulla panchina intendo.. (ride ndr). Anche se la sua voglia e la sua energia erano contagiose: sprizzava proprio gioia, positività da tutti i pori.

Probabilmente, sarà l’ultima stagione per Del Piero alla Juve, dopo quei 10 minuti giocati da lui nel finale a San Siro, ci fu un tuo abbraccio particolarmente caloroso: sembrava una sorta di riconoscimento. E’ stato così?

Aspettiamo a dire che è l'ultima, perché lui alla fine è sempre abituato a sorprenderci e a sorprendere. Se dovesse essere così, sicuramente sarà un grande dispiacere, perché abbiamo passato tanti anni insieme, tante situazioni positive e felici, molte anche negative ed infelici. Per cui, quando condividi così tanto, è normale che sei più legato ad una persona rispetto ad  un’altra. Si, ricordo quella volta a San Siro, l’ho abbracciato prima di tutto  perché eravamo felici di aver vinto una sfida così importante. Secondariamente, perché era entrato all’ultimo quarto d’ora e, diciamo la palla, ha fatto morire la partita, nel senso che la palla arrivava a lui e la teneva sempre, non gliela rubavano mai, non ha più permesso all’Inter di avere una certa continuità nel forcing finale. Queste sono qualità che pochi giocatori hanno, di poter entrare e poter decidere se la partita deve durare ancora o deve finire. Lui può farlo.

15 novembre 2011, il tuo discorso da Napolitano. Probabilmente hai detto quello che molti italiani pensano. Ti sei rivisto?

E’ stata la prima volta che realmente ho provato una sorta di emozione nel rivolgermi a un’autorità simile. Però è anche vero che questo tipo di emozione era dovuta al fatto che non volevo solo esclusivamente ringraziare il Presidente dell’opportunità che ci aveva dato di salutarlo, ma pensavo fosse anche un’opportunità da cogliere per poter esprimere giudizi, pareri, necessità, delle quali sia i calciatori che la maggior parte degli italiani, avevano e hanno tuttora. Per cui sapendo anche che sarei entrato in un campo minato, questa emozione era dovuta al fatto che parlando a braccio dovevo stare attento a non scivolare. Però penso di aver detto in maniera schietta, non offensiva, e anzi facendo capire con la partecipazione con la quale ho trasmesso il messaggio, che è un grande orgoglio per me in quel caso e per tutti i miei compagni, essere italiani ed essere porta-bandiera di questa nazione. E’ vero che qual cosina deve cambiare, per il bene della nostra comunità.

Dalla tua posizione privilegiata, che effetto fanno su di te parole come recessione, crisi o povertà?

Uno deve mettersi in testa che non è il salvatore del mondo, per cui, nel suo piccolo, a seconda di quello che dice la coscienza, penso che ognuno di noi qualcosa per aiutare qualcuno che sta peggio la fa. Anzi, ne sono convinto e ne sono certo di questo. E0 chiaro che alcune volte è giusto pubblicizzare le cose, altre volte è giusto mantenere il riserbo. Detto questo,per  persone che vivono la situazione, per certi aspetti, agiata che abbiamo noi, e ce ne sono tantissime altre. L’unica cosa, è che il calciatore è talmente sovraesposto che viene sempre di mira, o viene sempre preso ad esempio. Non ricordando, però, che i calciatori,che hanno la fortuna di tanto come guadagno io, sono un 10%, un 15%. Un altro 30%, 40%, potrebbero anche lavorare poco nella vita, il restante 50%  della Serie A, e non parlo di C e di B, una volta finita la carriera devono continuare a lavorare. Per cui, dico: di cosa stiamo parlando?  E’ chiaro che se il punto di riferimento sono io, o Ibrahimovic o Messi è un conto, ma è anche vero che di Ibrahimovic e di Messi non è che ce ne sono tanti nella storia del calcio.

Secondo quelle che sono le tue idee e i tuoi valori, ti senti rappresentato oggi in politica?

Diciamo che, in linea di massima a nessuno do l’arduo compito di rappresentarmi in politica. Secondo me, siamo in un periodo nel quale la politica vera e i veri valori di destra e di sinistra non esistono più, sono un po’ annacquati. Potrebbe essere anche giusto, visto che il mondo si evolve. Detto e considerato questo, non mi faccio rappresentare da una persona, mi posso far rappresentare da un valore. Se non vedo questo, diventa difficile farmi rappresentare. Però, è anche vero che il momento che stiamo vivendo è particolare, c’è un governo tecnico, un governo che, penso, in questo momento è giusto, il più appropriato, perché la crisi che stiamo vivendo è prettamente finanziaria ed è giusto che ci siano persone capaci, che possano cercare di farci uscire da questa crisi. Molti, quando mi vedono, mi chiedono sempre se farò politica, se mi piacerebbe far politica. Per certi aspetti sarebbe interessante, ma è anche vero che, leggendo alcuni libri, ricordo una frase di Panagulis che disse che in politica anche una angelo diventa una sgualdrina. Sinceramente, non mi sono mai sentito un angelo, anzi, lungi da me, ma si sono sentito una persona  sempre corretta, che non ha mai voluto prendere in giro la gente e che è sempre rispettosa del prossimo. Per cui, se devo diventare una sgualdrina, non no ho tanta voglia.

Com'era il tuo Natale da bambino?

Il profumo delle caldarroste. Oppure il pensiero di quando con i miei due compagni di classe, amici della pelle, Claudio e Marco, uscivamo da scuola e prima di andare a casa nostra a piedi, passavamo dalla pineta a raccogliere il muschio per il presepe. Questi sono i ricordi che ho e che mi accompagneranno sempre. Per me sono i veri tesori che una persona ha realmente, ed è bello che nessuno me li potrà mai rubare. Quello che vorrei è che i miei due bimbi apprezzassero il Natale come lo apprezzavamo noi. Alla fine il mondo è cambiato veramente tanto, e al di là del consumismo, del fare i regali, se riuscissero ad apprezzare l’atmosfera e cosa significa veramente il Natale, anche solo ritrovarsi con le famiglie, con gli affetti in un momento di serenità – senza contare l’aspetto religioso che è per me fondamentale – ecco, se riuscissi a trasmettere loro questi valori, sarei felice perché sono convinto che farei un favore a loro, perché gli farei assaporare le cose in maniera più profonda. 

Pandoro o panettone?

Se non ci sono canditi panettone.

Albero o presepe?

Direi presepe.

Che regalo ti aspetti dal 2012?

Non mi aspetto nessun regalo dal 2012, se non di mantenere questo equilibrio, questa armonia psicofisica che ho e il rapporto che ho con i miei famigliari, con mia moglie, i miei figli. Riuscire nell’impresa di mantenere tutto ciò, sarebbe già una grandissima conquista, un grandissimo regalo.