Gigi Buffon, estremo difensore della Juventus e della Nazionale, si racconta fra passato e futuro, di come si sia ispirato a N'Kono, al punto da aver chiamato il figlio Louis Thomas in suo onore, del suo ruolo di capitano in bianconero e in azzurro ("non e' solo indossare la fascia, e' avere un ruolo importante per la squadra in campo e nello spogliatoio") e di come sta affrontando questa sua ultima parte di carriera. 
 
"I 30 anni sono un punto cruciale della vita e lo stesso vale nello sport - spiega - Quando superi i 30 anni devi affidarti all'esperienza quando giochi e quando ti alleni e devi lavorare duro per rimanere agli stessi livelli. Io ho debuttato a 17 anni e ora ne ho 35, non posso fermare l'orologio ma sono in pace con me stesso e non sono preoccupato. Il futuro appartiene ai giovani e cerco solo di trasmettere l'esperienza che ho acquisito negli anni". 
 
Per il portierone bianconero "i cinque difensori con cui ho avuto l'intesa migliore sono senza dubbio Fabio Cannavaro, Lilian Thuram, Andrea Barzagli, Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini. Non potrei scegliere difensori migliori di loro", mentre fra gli attaccanti "Ibrahimovic e' davvero un grandissimo giocatore che mi ha sempre impressionato e mi ha dato sempre problemi".  
 
"Antonio Conte e' sicuramente il miglior allenatore con cui ho lavorato. In poco tempo e' riuscito a ridare nuova linfa a una squadra che in due stagioni non era riuscita a fare meglio del settimo posto, e poi e' un vincente". 
 
Ma nel suo cuore c'e' anche spazio per l'azzurro. Ha debuttato in Nazionale contro la Russia a Mosca il 29 ottobre '97, da allora 125 presenze e il Mondiale conquistato a Berlino nel 2006, con tanto di premio di miglior portiere di quell'edizione. 
 
"Se oggi l'Italia sta giocando un calcio diverso e' grazie all'eccellente lavoro che Prandelli sta facendo - e' l'elogio che Buffon fa del ct - Penso che abbiamo trovato un equilibrio fra la solidita' difensiva e un approccio offensivo che permette ai nostri grandi attaccanti di esprimersi al meglio".