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Paulo Dybala, la maglia della Juve, se l'è tenuta stretta. Nonostante la volontà del club bianconero fosse stata quella di venderlo: dal punto di vista delle cessioni c'è stato un continuo rimescolamento delle gerarchie, soprattutto in attacco ma non solo. Anche chi inizialmente sembrava tra i confermati sicuri o quasi, si è ritrovato poi messo in vendita. O come nel caso di Dybala, scaricato senza troppi giri di parole. Una situazione quella legata alla Joya particolare, mentre la dirigenza bianconera lavorava per uno scambio con Romelu Lukaku o una cessione secca al Tottenham, lui rientrava prima dalle vacanze pur non potendo ricominciare ad allenarsi prima del previsto. Lo strano esilio nella sua casa di Torino ha catalizzato l'attenzione dei primi giorni di agosto, un po' per scelta (di Dybala), un po' per forza (né United né Tottenham sono riusciti a venire a capo del problema dei diritti di immagine della Joya, mentre la Juve non ha mai trovato l'accordo sulla buonuscita), l'argentino è rimasto. E a piccoli passi si è ripreso un ruolo da protagonista anche con Maurizio Sarri.

IL RINNOVO? - Ha deciso di restare in estate, la Premier non lo convinceva fino in fondo, il Psg è rimasto incastrato nell'affare Neymar trovando una soluzione last minute con Mauro Icardi, dalla Liga un vero affondo non è mai arrivato, l'ipotesi Inter è sempre stata scartata anche dal giocatore. E ora Dybala vorrebbe un confronto con la società per chiudere anche in vista futura ogni discorso di cessione: dopo il trattamento che lo ha turbato in estate, la Joya vuole un segnale di fiducia da parte della società. Anche concreto. È il suo entourage infatti a spingere per un rinnovo di contratto, con prolungamento rispetto all'attuale scadenza (2022) e magari con un sensibile aumento di stipendio. La Juve non dice no, ma prende tempo, non avendo alcuna fretta e sapendo di non poter garantire l'incedibilità a nessuno. Poi ciò che si vedrà in campo farà la differenza, anche in questo caso.