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    Juve, è Magnanelli il grande acquisto: da De Zerbi ad Allegri, ecco dove si vede la sua mano

    Juve, è Magnanelli il grande acquisto: da De Zerbi ad Allegri, ecco dove si vede la sua mano

    • Simone Gervasio
    La Juve che ha strapazzato l’Udinese nella prima giornata della nuova Serie A ha un quid di diverso rispetto alla precedente. La sensazione di vedere qualcosa di nuovo, fresco e inedito è stata tangibile. Eppure, fatta eccezione per Weah e per il ritorno a casa base di Cambiaso, i bianconeri erano gli stessi del 2022/23. Cos’è cambiato? La squadra di Allegri ha colpito, soprattutto nel primo tempo, per aggressività, capacità di giocare il pallone e costruire dalle retrovie, un modo di giocare innovativo, con una mentalità offensiva che ha esaltato i tifosi juventini. E anche i giocatori che, nelle interviste post gara, hanno detto di essersi divertiti e di sentirsi sulla giusta via.

    NEW WAVE - "Abbiamo fatto una grande partita, soprattutto per l'intensità del primo tempo. Dobbiamo giocare così, non chiuderci sempre dietro, questo è il calcio moderno. Oggi lo abbiamo dimostrato. Mi trovo bene da seconda punta, non siamo fermi, ci muoviamo, è quello che ci chiede il mister anche da quando è arrivato Magnanelli. Proviamo molte cose. Mi trovo bene". Queste le emblematiche parole di Chiesa che hanno aperto gli occhi anche ai più grandi detrattori di Allegri e a quanti si aspettavano una Juve simile a quelle precedenti. Una rivoluzione improvvisa? In realtà già nel pre campionato la Juve aveva dimostrato di essersi incamminata per la nuova stagione seguendo dogmi diversi e più al passo dei tempi. Un cambiamento dunque graduale voluto dalla guida tecnica e testimoniato dal nuovo staff del quale Allegri si è circondato. Una squadra nella squadra in cui è forse arrivato il vero grande acquisto estivo: Francesco Magnanelli.

    NUOVA FIGURA - Dal 10 luglio – dopo 18 anni al Sassuolo – l’ex centrocampista è al fianco di Allegri in qualità di collaboratore tattico. In uno staff rinnovato in estate, si è ristrutturata la catena di montaggio. In un’equipe in stile Nfl, ognuno alla Juve ora ha una mansione ben specifica. Chi allena l’attacco, chi la difesa, chi la tattica e chi i dati. Magnanelli è l’offensive coordinator, colui il quale si concentra sulla manovra offensiva e fin dalla tournée americana, e dalle amichevoli contro il Milan e il Real Madrid, è apparso chiaro come il nuovo innesto stesse portando una mentalità nuova nel gioco bianconero. Serio, preparato e con una grande personalità. Magnanelli ha subito lanciato un segnale quando, al primo giorno di ritiro, è stato il primo a presentarsi al JMedical di Torino per le visite mediche di rito. Classe 1984, Magnanelli è stata una precisa richiesta di Allegri. I due infatti si conoscono bene. Al Sassuolo, ottennero nella stagione 2007-08 la prima promozione in serie B dei neroverdi, uno dei tanti traguardi raggiunti da una vera e propria bandiera del club. Diciassette anni, 520 partite tra C2 e Serie A, il pass per l’Europa League e una maglia, la numero 4, ritirata in suo onore. Scontato che poi, alla fine della sua carriera, ottenuta la licenza UEFA A che gli permette di lavorare come allenatore in seconda in Serie A e B, restasse come collaboratore di Alessio Dionisi, un trampolino di lancio per la Juve.

    NUOVA JUVE – A Torino, ad Allegri serviva un collaboratore giovane, capace e che potesse comunicare facilmente con i calciatori. Una boccata d’aria fresca per il sostituto di Paolo Bianco, andato al Modena. Figlio del calcio di Di Francesco e De Zerbi, Magnanelli si è segnalato fin dalle prime sessioni di allenamento per il piglio che ha avuto in una realtà così diversa dalla precedente. Con lui si è alzata l’intensità delle sedute di allenamento e i risultati si son visti in campo. Pressing molto più alto e aggressivo, recupero del pallone in avanti e verticalità per sfruttare gli esterni, una Juve insomma meno passiva e più reattiva. Una proposta di gioco fondata, con annessa preparazione mirata, sulla costruzione dal basso e sull’aumento del ritmo, sull’attenzione nella gestione del pallone e l’addio alla difesa bassa (si spiegherebbe anche in questo senso la ‘cacciata’ di Bonucci). Allegri da tecnico si è sempre dimostrato pronto a rimettere in discussione le sue idee, basti pensare a quando prima di un Juve-Lazio decise di mettere dentro tutti gli attaccanti a disposizione e varare un vincente 4231. Non deve stupire quindi che l'abbai rifatto, che abbia compiuto questo mezzo passo laterale per far spazio alle nuove idee. Soprattutto se arrivano da quello che sembra davvero un predestinato. Magnanelli è ancora rimpianto dal Sassuolo. “Mi dispiace molto per il nostro capitano storico, a cui abbiamo anche ritirato la maglia. Gli è stata data l’opportunità di entrare a far parte dello staff di Dionisi, ha iniziato un percorso che gli auguro possa portargli risultati straordinari. Ha fatto questa scelta della Juve, spero possa dargli quella continuità che ha in mente. Credo che fosse rimasto ancora con noi per un anno gli avrebbe fatto bene”. ha detto l’ad Carnevali di lui. Nella secolare divisione tra ‘apocalittici e integrati’, in ambito pallonaro, Allegri ha ricusato le sue convinzioni e fatto il primo passo. A goderne potrebbe essere la Juve tutta.

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