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Fino a ieri pomeriggio ero convinto che il posticipo di questa sera, tra Juventus e Roma, fosse più importante per la squadra di Mourinho che per quella di Allegri. Invece, il successo della Lazio sull’Inter ha riacceso una finestra sul futuro della Juve che, vincendo, andrebbe a meno uno dalla Roma e a meno tre dall’Inter. Niente ancora che c’entri con lo scudetto (il Milan, alla fine l’ha spuntata sul Verona e lo stesso accadrà, secondo me, al Napoli contro il Torino), ma un avvicinamento sensibile alle zone più le competono.

Tuttavia, battere la Roma, non è affatto semplice per la Juventus. Primo, perché - al contrario di quanto previsto da giorni -, Dybala non rientrerà. Secondo, perché difficilmente giocherà Morata che, pure a sorpresa, è stato convocato dopo l’infortunio. E’ molto probabile, allora, che la coppia d’attacco sarà formata ancora da Bernardeschi e Chiesa con Kean, Kaio Jorge e Morata, per l’appunto, in panchina. Se a questo aggiungiamo l’assenza di Rabiot a centrocampo e l’impiego forzato di McKennie (non ha ancora smaltito un problema muscolare) e di Bentancur (è tornato solo ieri dagli impegni con la Nazionale) si capisce come la Juve sia sempre in piena emergenza. Certo, Allegri non ripeterà la nefasta esperienza di Napoli quando, causa nazionali, rinunciò a cinque sudamericani, consegnandosi ad una sconfitta sicura, la seconda consecutiva in una partenza disastrosa.

La partita di questa sera è, dunque, uno snodo cruciale. O la Juve vince e, allora, almeno teoricamente, rientra almeno per i primi quattro posti, oppure si condanna ad un campionato di assoluta mediocrità. Lo stesso discorso vale per Mourinho che non corre per lo scudetto, ma per la zona Champions. Il successo della Lazio lo obbliga a far punti (anche uno soltanto) a Torino per non vedersi incalzato da altri concorrenti che ambiscono al terzo o al quarto posto. Comunque, se la Juve non avrà Dybala, alla Roma potrebbe mancare Abraham, l’uomo imprescindibile per i gol e gli assist in attacco. E ove mai l’inglese venisse rischiato non sarebbe certo nelle migliori condizioni: ha subito una contusione ad una gamba e non si è allenato negli ultimi tre giorni.
Il rischio è che la sfida finisca per essere mediocre e offra un pareggio poco utile alla Roma e completamente vano per la Juventus. Ma non dovrebbe andare così perché entrambe le squadre vogliono vincere, ben sapendo che i ragionamenti fatti in questa sede valgono a maggior ragione per il campo. Juve e Roma hanno percorsi paralleli. In una settimana, quella da che parte oggi per arrivare agli scontri con Inter (la Juventus) e Napoli (la RomaI), devono affrontare i rispettivi avversari in Champions League (la Juventus) e in Conference League (la Roma). Con la possibilità di rilanciarsi  in campionato, c’è l’opportunità di chiudere la qualificazione nei gruppi.

Il fascino della sfida, oltre che per il valore di Allegri e Mourinho, risale agli anni Ottanta, quando Juventus-Roma era la regina del turno, spesso perché valeva per lo scudetto, altre volte per la rivalità, che resiste, tra due mondi opposti. Fin dai tempi di Franco Sensi, se la Juve rappresentava il potere, la Roma era il contropotere. Oggi questo sentimento appartiene ancora alle tifoserie, ma la lontananza negli ultimi anni della Roma dalla lotta per il titolo ha congelato la contrapposizione. Pronta a riesplodere ora che alla guida dei giallorossi c’è Mourinho, l’antipotere per eccellenza.