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Ai due giovani talenti più puri dello strabiliante Ajax di Ten Hag toccherà rinascere. De Jong si sveglierà dal sogno in una realtà apparentemente affine, il Barcellona, e se vorrà imporsi o quantomeno confermarsi dovrà cogliere prima di tutto le differenze più sottili. Diffidare delle parentele lontane. De Ligt invece quando riaprirà gli occhi vedrà solo bianconero, la razionalità di Torino. E sentirà la voce di Sarri, e avrà al suo fianco Chiellini. Insomma dovrà inserirsi in un’organizzazione difensiva fortemente caratterizzata.

Sì, De Ligt riceverà un’educazione sarrista oltre che bianconera. Un’evoluzione che, a differenza di quella di De Jong, potremo per nostra fortuna seguire da vicino, passo dopo passo.  
 
ANTICIPI – Il centrale olandese classe ’99 non ve lo devo certo presentare io. A livello internazionale si è imposto da solo e con grande naturalezza in poco meno di un triennio. Lo ricorderete già tra i protagonisti della finale di Europa League 16/17, contro il Manchester United di Mourinho. A noi italiani tuttavia serve sempre la prova del nove: il confronto con la Juve. Prova superata egregiamente, direi, e con gol. Nel doppio scontro coi bianconeri si sono viste infatti tutte o quasi le qualità di De Ligt. Ve ne cito giusto una: l’anticipo.  



Anticipare significa in sostanza leggere il gioco altrui. È quasi la stessa operazione, è l’essenza del calcio totale quando il pallone ce l’hanno gli altri. L’anticipo fa molto Cruijff.
 


È indice d’intelligenza e di prestezza. Un bell’anticipo è sempre una ventata d’aria fresca. Diciamo però che per come si trovava spesso la linea dell’Ajax, gli interventi di questo tipo erano anche segno di sfrontatezza. Mai troppe coperture preventive dietro a De Ligt: o gloria o morte. Ed era al 99,8% gloria. Il centrale olandese era il punto di riferimento di una banda di ragazzacci estrosi, gente sbilanciata dentro. Era una specie di contrappeso.
 
DIFENDERE NELL’AJAX - Gli capitava infatti di trovarsi spesso e volentieri non proprio solo contro tutti ma quasi. E lì si esaltava. Più era costretto agli straordinari, più emergeva il suo straordinario talento. Difendere nell’Ajax di Ten Hag significava imparare a controllare in numero esiguo uno spazio cospicuo. Reagire nel miglior modo possibile alle uscite strampalate dei compagni. Una linea di Sarri ad esempio non difenderebbe mai in questo modo una palla scoperta.
 


Qui perché Blind affronta la discesa dell’avversario a quell’altezza? Perché non fugge con De Ligt, dato che il terzino sinistro è in ritardo e fuori posizione? Il filtrante passa, ma tanto c’è Matthijs. 



Ecco, nell’inconscio di ciascun giocatore dell’Ajax (difensori compresi) risuonava il motto: “Tanto c’è Matthijs!”.
 
DRONI E FUGHE: LA LINEA DI SARRI – Con Sarri invece De Ligt dovrà capire come continuare a fare la differenza in una linea molto più irreggimentata. Stavo guardando ad esempio la tesi di fine corso di Francesco Calzona, il vice del Comandante al Napoli. Il titolo è il seguente: “Allenare la linea a 4 con orientamento sulla palla”. Nell’elaborato si passano in rassegna diverse esercitazioni “sarriste” per la difesa; ne ho selezionata una, che riproduce per approssimazione la situazione concreta che abbiamo appena affrontato sopra. A una palla scoperta velocemente (l’avversario che esce dalla sagoma centrale e punta), la difesa reagisce con una fuga immediata, in blocco. 
 


Non solo il movimento, guardate anche le distanze minime tra i componenti del reparto. È una linea strettissima quella che vuole il Comandante, e questa è la sua firma; da un terzino all’altro c’è meno del diametro del centrocampo, meno del lato lungo dell’area piccola. Per evitare i filtranti, si capisce.

Ma non si può certo fuggire in braccio al portiere. Intorno ai 22/26 metri dalla porta deve venire a formarsi la struttura ‘uno-tre’, con l’uscita in chiusura di uno dei difensori sul portatore di palla e le relative coperture preventive dei rimanenti in linea.   



De Ligt verrà dunque inserito all’interno di automatismi simili, che prevedono un costante e mutuo aiuto. Non sarà più ‘solo contro tutti’, contro le forze nemiche. Dovrà tuttavia fare i conti con distanze diverse, compiti precisi, in definitiva una concezione nuova del reparto. Pur dovendo continuare a fare la differenza, sarà un po’ meno libero di strafare.   
 
I GRANDI SALVATAGGI – Ma uno che è abituato a cavarsela in situazioni del genere, se la caverà senz’altro anche nel nuovo mondo. 



Anzi, con Sarri sembrerà ancora più insuperabile, ancora più d’acciaio. Siamo partiti dagli anticipi, ma vogliamo parlare delle sue chiusure spettacolari in scivolata? 



Vi propongo infine un gol subìto dall’Ajax in casa contro il PEC Zwolle. Sull’inserimento dalle retrovie tra centrale (Blind) e centrale (De Ligt), Matthijs tenterà invano un intervento disperato staccandosi dalla propria marcatura. Ma stavolta non farà in tempo. 



Ecco, una distanza del genere tra i due centrali, a prescindere dall’esito dell’azione, difficilmente verrà accettata da Sarri. A De Ligt sarà chiesto di stringere preventivamente, al terzino lato debole di chiudere la diagonale in fretta sull’attaccante, in modo da aver un blocco compatto in zona palla.
 
GIOCO AEREO, PALLE INATTIVE - Quanto al gioco aereo dentro e fuori dalla propria area, be’, è abbastanza noto, il ragazzone non scherza. 



È questa una qualità naturale che un maniaco delle palle inattive come Sarri saprà sfruttare al meglio anche in attacco. Potenzialmente insomma, tra il Comandante e l’olandese si profila un sodalizio sportivo senza precedenti. E quando dico ‘senza precedenti’, non dimentico certo il fortissimo Koulibaly..