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La Juventus è la squadra che in questo campionato ha subìto più rigori contro: otto. Come Udinese, Lecce e Torino, non esattamente tre club che abbiano lo stesso peso politico e sportivo.

C’è qualcuno che pensa che sarebbe stato possibile senza il Var?

Io no
. Anzi, sono così convinto che sia “merito” del Var da dire che, senza questo strumento, non solo il campionato, ma il calcio in toto, sarebbe meno regolare o palesemente truccato.

Sabato a Ferrara il Var ha sfondato anche un’altra barriera: quella che sia l’arbitro centrale ad avere l’ultima parola. In pratica a decidere è stato il collega alla Var (Di Bello), visto che La Penna, appena ha raggiunta la postazione video, si è trovato di fronte ad un displey nero, a causa di un guasto tecnico. Peggio: è saltato anche l’audio e i due hanno dovuto proseguire il colloquio tramite un walkie talkie. A quel punto La Penna non ha potuto far altro che fidarsi della valutazione di Di Bello che gli aveva segnalato il fallo di Rugani su Missiroli, trascurato dall’arbitro centrale nonostante la buona posizione in campo. 

In pratica è accaduto quanto succede in Inghilterra: l’arbitro accoglie senza obiezioni le osservazioni del collega al video, si attiene al suo giudizio, non andando neppure a rivedere l’azione. Fa quel che gli dice. 

Maurizio Sarri, nella circostanza, ha protestato parlando di “ingiustizia”. Questa volta non sono d’accordo con lui. Se è vero, infatti, che “a parti invertite sarebbe venuto giù il mondo”, è altrettanto vero che il rigore su Missiroli c’era ed era evidente. Un’ingiustizia, quindi, sarebbe stato non concederlo e bene ha fatto La Penna, che aveva sbagliato valutazione, a fidarsi di Di Bello.

Anzi, io addirittura sarei propenso a togliere l’ultima parola all’arbitro centrale che, a volte, per orgoglio o testardaggine, non recede dalla sua decisione originaria neppure dopo aver rivisto l’azione. Ricordate Pasqua in Juventus-Fiorentina che scatenò le ire di Commisso?
L’arbitro, nonostante l’errore nell’assegnare un secondo rigore alla Juve, per un presunto fallo ai danni di Bentancur, non cambiò idea neppure dopo essere stato richiamato al Var e aver rivisto il contatto al video.

E che dire della pervicacia di Abisso che, la stagione scorsa, nel finale di Fiorentina-Inter si ostinò a “vedere” quel che non era, cioé un tocco con la mano di D’Ambrosio, mentre il pallone gli era sbattuto sul petto?

A proposito di Commisso. Chissà cosa avrà pensato sabato a proposito del rigore del pari assegnato da Calvarese visto che Romagnoli tocca nettamente la palla e Cutrone cade sul contatto successivo quando non può più intervenire.

Ecco in casi come questo il Var, cioé l’arbitro addetto alla revisione, sarebbe dovuto intervenire, correggere Calvarese e rettificare la decisione presa. Invece l’ormai famoso (e fumoso) protocollo prevede il suo intervento solo in caso di “chiaro ed evidente errore dell’arbitro”.

Cosa vuol dire? Qual è l’evidente errore? Forse quando un calciatore cade da solo e l’arbitro decide per il rigore?

Da tempo ho coniato lo slogan: più Var per tutti. Non solo, quindi, quando la revisione è palesemente in grado di smentire un arbitro, ma sempre quando la situazione è chiara: il (non) contatto tra Romagnoli e Cutrone non sarebbe stato rigore da nessun punto di vista. Calvarese ha sbagliato e bisognava correggerlo. Altrimenti, per rispettare il protocollo, si falsa il campionato.