Tolisso o Milinkovic-Savic? Quale di questi due centrocampisti potrebbe inserirsi al meglio nella Juventus della prossima stagione? E con che funzione: da protagonista o da rincalzo? Da mezzala o da centrale? Al di là delle voci di mercato e di ciò che effettivamente succederà,  abbiamo provato a confrontare i due profili, soffermandoci soprattutto sulle differenze e sui loro limiti. Entrambi infatti stanno disputando un’ottima stagione, e questo è sotto gli occhi di tutti. Il laziale, con il gol di mercoledì contro la Roma, ha segnato la sesta rete stagionale, la seconda in Coppa Italia. Delle quattro marcature in campionato, tre sono state realizzate di testa (Pescara, Sampdoria, Atalanta), soltanto una di piede (Palermo). Dopo un primo anno di ambientamento, pare abbia trovato il contesto giusto con Inzaghi, che ora lo impiega mezzala nel 4-3-3 e nel 3-5-2, ora trequartista nel 3-4-2-1. Il francese, di un anno più vecchio (’94), è più centrocampista, va detto subito. Nel Lione è cresciuto da mezzala sinistra nel 4-3-1-2 prima di Remi Garde, poi di Fournier, e adesso che in panchina c’è Bruno Génésio e in campo si va col 4-3-3 o il 4-4-2, si trova a suo agio tanto col primo modulo quanto col secondo. In quest’ultimo caso, però, l’interpretazione che ne esce è l’espressione delle sue attitudini, per non dire abitudini, in quanto dei due centrali di centrocampo è sempre lui quello che si alza, si inserisce o addirittura si butta in fascia. 

Con la Juventus, in Champions, nella gara di ritorno del Girone H giocata a Torino lo scorso novembre, lo abbiamo visto proprio in quel ruolo, nel 4-4-2. Di quell’incontro è naturale ricordarsi principalmente il suo gol di testa, la rete del pareggio arrivata nel secondo tempo,  all’ 83’, da una punizione di Ghezzal. Allora si vanno a sbirciare i dati, e si resta soddisfatti, perché troviamo conferme: ancor meglio di Milinkovic-Savic, pur essendo meno offensivo, Tolisso ha realizzato 10 gol stagionali, di cui 6 in campionato e 2 in Champions. Noi qui, però, vorremmo riportare alla luce qualche difetto del ventiduenne francese, usando proprio quella partita. Giusto per  bilanciare un po’ le cose. Nella prima frazione di gioco soprattutto, il numero 8 del Lione è stato più di una volta impreciso in fase di impostazione. Sotto, al 6’, forza un passaggio tra le linee, che viene facilmente letto e intercettato da Marchisio.  




Poco più tardi, su un appoggio all’altezza della propria trequarti, cerca di prima una delle due punte, sotto pressione. L’idea stavolta è buona, meno buona l’esecuzione. Bonucci in anticipo, con un solo tempo di gioco lancia una transizione fulminea e pericolosissima, che si concluderà soltanto con una bella parata di Lopes. 



Certamente più ingenua, la giocata di spalle tentata in quest’altra immagine, al 36’. Anziché voltarsi dalla parte giusta, per cambiare lato, Tolisso insiste con un passaggio di prima apparentemente più semplice e sicuro. Non sente la posizione di Marchisio, né tanto meno quella di Evra, a cui finisce il pallone, calciato ancora di prima. Uno stop orientato, e in due tocchi ne sarebbe uscito.   





Questa che sto per mostrarvi, invece, è la sua giocata tipica, colta quando non gli riesce. E’ in automatico; così non vede il movimento improvvisato da Lacazette, volto a sorprendere l’aggressività di Bonucci. Tolisso chiede spesso questo uno/due con la punta, eseguito il quale, o cerca un passaggio filtrante o un’apertura, più difficilmente un tiro o una penetrazione palla al piede. Diciamo che non è troppo fantasioso. E’ bravo un po’ a far tutto, questo sì, ma non eccelle in qualcosa di specifico.   



Prima di passare a Milinkovic-Savic, vorrei farvi notare la posizione che Tolisso tende a occupare nel giro palla. E’ Gonalons, il regista, non lui. A lui piace alzarsi, intervenire più avanti. Vi parlavo all’inizio della sua attitudine di mezzala.  




Alto, sì, ma non quanto Milinkovic-Savic. Vi sembra una mezzala, questa?




Per bacco se lo è! A modo suo. Avete presente la palla lunga che la Juve gioca su Mandzukic? La Lazio alza Milinkovic-Savic tra l’esterno sinistro e Immobile. Dall’altra parte avviene lo stesso con Parolo, mentre Biglia resta a proteggere la difesa. A differenza della Juve però, il terzino non parte in sovrapposizione, ci pensano Keita e Felipe Anderson a garantire l’ampiezza. E se il pallone arriva al senegalese.  




Milinkovic-Savic si comporta come un attaccante, buttandosi in area per sfruttare i suoi centimetri. Non va in sostegno al possessore come una mezzala qualsiasi, volta le spalle al gioco, lasciando spazio all’uno contro uno di Keita. Il serbo sa muoversi molto bene senza palla, si è visto anche mercoledì sera. Nella lentezza, però, sta il suo difetto, non cambia passo, non ti lascia lì. Le lunghe leve, al contrario di un Pogba, non gli consentono di essere agile come dovrebbe per uscire senza apprensioni dal pressing degli avversari. Anche per questo lo vediamo poco nella sua metà campo, quando è ora di impostare. Del resto, ci pensa Biglia, lui si alza preventivamente, da subito. Ma non è che poi non capiti, di vederlo pressato nella sua trequarti. Può succedere. Quando succede, o se la cava con giocate essenziali, pulitissime, o il suo passo lungo lo tradisce, come in questo caso. 




Pressato da Locatelli e Suso, vuole arrivare a Keita, ma, sul più bello, spunta Abate come un treno.