Stanno godendo, ininterrottamente, da mercoledì scorso. Tutti, da Milano a Napoli, e forse anche più in giù e più in su. Un intero Paese in festa per la sconfitta subita dalla Juventus in Champions col Manchester United. Mamma mia, quanta gioia è riuscita a produrre da sola Madama, non se ne vedeva in giro così tanta dai tempi della sua (ingiusta) retrocessione in B, nel 2006. 
 
E l'anfitrione di questo gigantesco rave-party no-stop è lui, Josè Mourinho, tornato prepotentemente idolo degli interisti, i quali l'hanno sempre considerato "uno di loro" ,nonostante il tradimento col Real nella notte, pure quella di festa, di Madrid. Fu come beccare la moglie fornicare nel letto matrimoniale con l'amante, ma al fedifrago Josè loro riuscirono a perdonare pure le corna.
 
Lo amano alla follia, anzi, lo adorano, lo venerano, e per alcuni Setubal è più sacra di Betlemme. Arrivano a idolatrarlo addirittura come un Vitello d'Oro biblico soprattutto quando sbeffeggia gli juventini, come accadutom ercoledì scorso al JStudium al termine della gara coi Red Devils: la sua mano all'orecchio, accompagnata da un ghigno beffardo e provocatorio, è diventata l'icona, il marchio della vittoria United e della sconfitta Juve. 
 
Sul web e sui social le gif postate e i meme non si contano e tanti hanno usato quella foto, quella posa, addirittura come immagine del proprio profilo Twitter, Facebook, Instagram o sul proprio Whatsapp. E i media, in particolare quelli nelle cui redazioni l'interismo fa proseliti (ma lo si camuffa bene) hanno cavalcato l'onda mourinhana, da esperti surfisti del giornalismo sportivo. Una celebrazione che non si è ancora esaurita.

Dico la mia, semplicemente perchè noto non si parla d'altro. Mourinho, e il suo orecchio, sono diventati  il tema della settimana, e allora parliamone pure in questa rubrica. Personalmente, delle sue provocazioni me ne frego. Lo reputo persona molto intelligente, ma che sa essere anche molto personaggio, e so anche bene che se gli lanci il guanto di sfida lui lo raccoglie, e te lo ritira in faccia con estremo piacere. Se poi gli offri pure l'occasione per attaccarti, non se la fa di certo sfuggire. 
 
Mercoledì scorso sarebbe bastato vincere la partita 1-0, com'era giusto che fosse - perchè, per 87 minuti la squadra di Mourinho è stata presa a pallate dalla Juventus - e il fomentatore Josè se ne sarebbe stato al suo posto, muto e con le mani in tasca. Invece, in 5 minuti, è riuscito a ribaltare la gara, tra l'altro in casa della Juventus: condizioni e palcoscenico perfetti per dare sfogo al proprio show. 
 
C'è poi pure il precedente degli insulti ricevuti dal Mou nella gara d'andata all'Old Trafford, ai quali parecchi media (e non solo loro) hanno fatto riferimento per giustificare la provocazione del portoghese all'Allianz. Vero, ma mi pare che pure in quella circostanza Mourinho avesse utilizzato il suo linguaggio gestuale per rispondere a quegli attacchi personali ricevuti dai tifosi juventini. Pensavo che il battibecco si fermasse lì, invece ha avuto un seguito a Torino. 
 
Putroppo 2 stagioni di Inter, negli anni in cui la Juventus era un'altra cosa da quella attuale, e con Calciopoli a fare ancora da sfondo, hanno segnato - e non poco - il modo di essere di Mourinho, imbevuto ormai di interismo e antijuventinità. E' bastato un biennio di frequentazioni ad Appiano per segnarlo mica poco per il resto della vita.
 
Di rimando, gli juventini - soprattutto quelli dotati di ottima memoria- non hanno dimenticato i tanti suoi attacchi alla Juve: dall'area di rigore larga 45 metri all'evocazione dei silenzi complici durante Calciopoli, oltre ad altro ancora.
Verba volant, ma solo per chi li vuole far volare via.
 
Gli insulti non mi piacciono, e non li ho mai condivisi, negli stadi sono comunque all'ordine del giorno e non ne è esente nessuna tifoseria. Gli juventini insultano Mourinho, gli interisti hanno insultato Vidal durante la gara col Barcellona (nonostante sperassero che, in estate, la società glielo acquistasse), i napoletani martedì scorso hanno insultato Buffon, dopo aver pesantemente insultato, per anni, Higuain

Un professionista che lavora nel mondo del calcio i cori insultanti delle tifoserie avversarie li deve mettere, purtroppo, in conto se fa il calciatore e l'allenatore. Una pessima abitudine, ma l'unico antidoto sarebbe quello di chiudere gli stadi e lasciare i tifosi a casa. Tutti, senza distinzioni, ma non accadrà mai, e gli insulti continueranno ad esserci. 
 
Quelli che oggi si schierano dalla parte di Mourinho e lo difendono, sono i primi che vanno allo stadio o sui social e provocano, offendono e insultano il prossimo. Le educande stanno chiuse nei collegi, dove gli viene pure vietato l'uso di internet.
 
Ai media Mourinho piace tanto perchè è dissacrante, linguacciuto, non politically-correct: gli procura sempre notizie e titoloni, e gli permette di vendere giornali, fare maggiori visualizzazioni sui loro siti e ascolti in tv. Una manna,da tutelare. Ecco perché da giorni non smettono di commentare l'immagine del lusitano orecchiante e nelle trasmissioni tv non si fa che battibeccare su quel gesto. 
 
Poi ci sono quelli che ne esaltano pure le qualità tecniche: "la partita Mou l'ha vinta coi cambi, mettendo dentro Mata e Fellaini. Geniale!". Manco avesse fatto entrare in campo Pelè e Maradona. La partita Mourinho l'ha vinta perché la Juventus non è stata in grado di chiuderla dopo aver creato almeno una decina di occasioni da gol, e nel finale i suoi difensori hanno fatto errori sesquipedali. Ma l'eroe, il genio, sembra Mourinho e l'asino Allegri per aver cambiato De Sciglio con Barzagli (mica uno qualunque).
 
Est modus in rebus. A Mourinho do ora un bell'arrivederci ai quarti di Champions: magari, fino ad allora, i giocatori della Juventus avranno migliorato la loro mira e il finale potrebbe essere diverso. Magari meno divertente per chi si è improvvisato tifoso dello United ed ha sul comodino l'immaginetta dello SpecialOne.
 
Ve lo dico nella vostra seconda madre lingua, il portoghese:
Ri quem ri por ultimo. Traducetevelo da soli.