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Lo show è durato 45 minuti, ma da sgranare gli occhi. Consiglio i buongustai del pallone che non hanno assistito alla partita di guardarsi una replica. Calcio da applausi a scena aperta, come quelli che un Olimpico affascinato ha giustamente tributato ai propri giocatori. Ovazione altrettanto meritata per Luis Alberto: quando Inzaghi lo richiamato in panchina, tutti in piedi a spellarsi le mani per un campione che oggi in Europa ha pochi eguali. Al suo fianco, Immobile che per la nona partita consecutiva è andato in gol, diciassettesimo in 14 partite. E Correa, imprendibile come una saponetta bagnata, due falli da rigore causati dai suoi dribbling. I due attaccanti insieme hanno collezionato 23 gol, come nessun altro tandem offensivo nei cinque più importanti campionati continentali. Si è svegliato dal letargo anche Milinkovic, assist per il primo gol e un lavoro di scudo e di spola che ha annichilito il temutissimo De Paul. Attenta Juventus: capita all'Olimpico, sabato sera, nel momento peggiore, contro un avversario che così bene non ha mai giocato e che in casa marcia alla media di tre gol a partita. Bonucci e De Ligt passeranno notti agitate.
 
E’ vero, l’Udinese porta fortuna alla squadra di Inzaghi (7 vittorie nelle ultime 7 partite), ma dopo appena dieci minuti e dopo un avvio dirompente la gara era già segnata: lancio di quaranta metri di Luiz Felipe per Milikovic che nel cuore dell'area si sbracciava; il serbo stoppava di petto fra Becao e Styger facendo valere il fisico servendo Immobile, sinistro preciso del bomber alla sinistra di Musso. La Lazio non mollava la presa, concedendo agli avversari soltanto due minuti di relax, nei quali però prima Nestorovski e poi Mandragora minacciavano seriamente la porta di Strakosha. Poi basta, ondate continue biancoazzurre che hanno travolto l'Udinese. Palla catalizzata da Lucas Leiva, appoggio su Luis Alberto e dai piedi vellutati dello spagnolo qualcosa di buono sgorga sempre. Ci ha pensato Correa a capitalizzare la lussuosa manovra, ci hanno pensato i frastornati difensori bianconeri ad abbatterlo provocando sacrosanti calci di rigore, anche se per concedere il primo - sgambetto di Ekong - l'arbitro Di Bello ha consultato a lungo le immagini del Var. Immobile e Luis Alberto, dagli undici metri, mandavano Musso dall'altra parte. Il secondo penalty è stato un regalo di Ciro all'amico che tanti palloni d'oro gli serve ogni volta e che doveva festeggiare i propri genitori. Indice di un clima sereno nella squadra. Quando si vince viene facile, ma poi mica sempre.

Secondo tempo in sordina, una sorta di passerella dei trionfatori. Immobile non voleva uscire quando Inzaghi ha fatto scaldare Caicedo, il richiamo di Lucas Leiva colto da crampi ha messo le cose a posto favorendo l'ingresso di Cataldi. C'è stato tempo anche per l'esordio di Andrè Anderson, giovanissimo brasiliano svezzato a Salerno, che per poco non veniva bagnato dal gol grazie ad un millimetrico invito di Milinkovic. Stupisce di questa Lazio il ritmo, il palleggio di prima, gli schemi memorizzati e una straordinaria condizione atletica. Alcuni dei giocatori schierati oggi avevano nelle gambe la partita di giovedì contro il Cluj, per intero o parzialmente, eppure arrivavano sempre primi sul pallone, pressavano e si concedevano soste. Il Luis Alberto del primo tempo ha offerto la dimostrazione della perfetta mezz'ala, ribaltando l'azione con rapidità, facendo argine nella zona sinistra del campo, trasformandosi in terzo attaccante con un trasformismo e una qualità da incantare.

Lazzari, un altro titolare in campo giovedì, ha bruciato l'erba della fascia destra (e il povero Samir) dal primo al novantaquattresimo minuto. Dalla parte opposta, preziosissimo il lavoro di Lulic che Styger non ha quasi mai saputo intercettare. Come si dice: non c'è stata partita. Udinese troppo morbida, ha commentato a fine partita il suo allenatore Gotti. Al quale vanno però anche addebitate alcuni peccati tattici che hanno favorito la strapotenza laziale. Nessuno, per esempio, ha fatto scudo su Lucas Leiva che ha potuto impostare a proprio piacimento (doveva essere Walace? O Mandragora?). Nessuno si è appiccicato - o ha tentato di farlo - a Luis Albertoche baciato da tale grazia non può essere marcato a zona. Tradito anche dai migliori - De Paul assente ingiustificato e sostituito, Mandragora, fra i meno peggio, naufragato fra i giganti del centrocampo biancoazzurro - l'onesto Gotti si è messo in discussione se ben si legge fra le righe delle dichiarazioni post-partita, giocando forse in contropiede senza aspettare le decisioni della società. Aspetto ora con impazienza la sfida di sabato. Vista la Juve che ha pareggiato col Sassuolo (e quella delle precedenti esibizioni, parlo del campionato) e la Lazio non solo di oggi ma dell'ultimo mese, prevedo uno spettacolo di gala. E un Olimpico finalmente all'altezza.

IL TABELLINO

Lazio-Udinese 3-0 (primo tempo 3-0)

Marcatori: 9', rig. 38' pt Immobile, 46' rig. Luis Alberto

Assist: 9' pt Milinkovic

Lazio (3-5-2): Strakosha; Luiz Felipe, Acerbi, Radu; Lazzari, Milinkovic, Leiva (30' st Cataldi), Luis Alberto (35' st André Anderson), Lulic (20'st Jony), Correa, Immobile. All. Inzaghi.

Udinese (3-5-2): Mussi; Becao, Troost-Ekong, Nuytinck, Stryger Larsen; Mandragora, Walace (30' st Barak), De Paul (15' st Fofana), Samir, Nestorovski, Okaka (37' st Teodorczyk). All. Gotti. 

Arbitro: Di Bello (sez. Brindisi).

Ammoniti: 36' pt Troost-Ekong (U)