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Domenica 30 agosto, la Juve è sconfitta. In campionato come sul mercato. Al di là di come vadano a finire, campionato e mercato. Perché oggi, domenica 30 agosto, va messo un punto e tracciata una riga. La storia è stata scritta dalla prima Juve di Max Allegri, la storia è già stata scritta dalla seconda Juve di Max Allegri, che pur gode di un grandissimo numero di attenuanti: ma zero-punti-zero dopo le prime due giornate, da queste parti non si sono mai visti dal 1912. La squadra che è stata stritolata dalla Roma fino al sussulto d'orgoglio finale sotto di due reti e di un uomo, è parente stretta di quella abulica, senza idee e senza gamba beffata la scorsa settimana dall'Udinese. Ma soprattutto figlia di un'estate all'insegna della confusione più totale in termini di strategia, proprio quando la lucidità doveva essere l'elemento principale nel riporre le basi dopo la rifondazione imposta dalla situazione del post-quasi triplete.

 

CHE CONFUSIONELa Juve è un cantiere aperto, gli infortuni non hanno di certo aiutato il lavoro di Allegri, per il quale c'è una buona notizia: da qui si può solo risalire e migliorare. Ma le due sconfitte nelle prime due giornate rappresentano una piccola parte del problema, al 30 agosto forse possono nemmeno essere considerate un reale problema ma dei semplici e dolorosi incidenti di percorso. Quello che preoccupa è appunto il modo in cui è stata gestita questa rifondazione, almeno la sua seconda fase iniziata con la cessione di Arturo Vidal al Bayern Monaco. Una partenza che sembrava potesse essere amministrata con idee chiare, in pieno stile Marottiano: vale a dire con la certezza dell'erede su cui puntare, come d'altronde fatto in precedenza con gli innesti a tempo di record di Mandzukic, Dybala, Zaza, Khedira, Rugani e Neto. Invece quantomeno controversa è stata questa seconda fase di calciomercato, che aveva quale unico obiettivo il trequartista o in maniera più diffusa il giocatore di livello assoluto che prendesse in mano la squadra: giocatore che al 30 agosto, non è ancora arrivato. Ciò che più fa male è vedere quanto la Juve sotto ogni punto di vista stia uscendo ridimensionata e con le ossa rotte da questa fase, con il bilancio in ordine ma con un'immagine decisamente lontana da quella che un grande club di caratura internazionale dovrebbe avere.

 

NERVI TESI La telenovela Draxler è emblematica. La Juve ha corteggiato per quasi due mesi un calciatore che poteva portare a Torino già nell'immediato dopo-Vidal, salvo poi scegliere una strategia al risparmio con un'offerta al ribasso che di fatto ha avvelenato la trattativa con lo Schalke dopo un'intesa iniziale raggiunta per una cifra del tutto simile a quella che ieri sembrava porre il lieto fine a questa storia. Quanto capitato negli ultimi giorni ha quasi del grottesco, la dirigenza bianconera convinta di poter regalare Draxler ad Allegri ha ritardato di altre 48 ore la dead line fissata per venerdì e necessaria per provare ad imbastire una nuova uscita d'emergenza: e mentre la Juve preparava i documenti dopo giorni trascorsi a limare dettagli sul filo di una manciata di milioni di euro, il Wolfsburg ha sbaragliato la sua concorrenza nell'arco di una notte. Le parole di Marotta nell'immediato pre Roma-Juve denotano un nervosismo inevitabile quanto tangibile, frutto di una situazione che pare abbia infastidito lo stesso Andrea Agnelli, tutt'altro che entusiasta del mercato fin qui messo a segno in queste ultime settimane dall'amministratore delegato e da Paratici. Anzi, dichiarare ora che Draxler non è mai stato realmente trattato appare come un tentativo estremo per salvare le apparenze, un bluff perdente e cui non si può proprio credere: appresa l'impossibilità di arrivare ai vari Oscar, Isco, Goetze e Ozil, proprio sul neo-acquisto del Wolsfburg è stato puntato tutto e anche di più.

 

24 ORE DI FUOCOAdesso rimangono 24 ore di fuoco per tappare le falle di una barca che imbarca acqua quale è ora la Juve, che ha visto partire in poche ore anche Coman e Llorente (quest'ultimo ennesimo giocatore sotto contratto partito in cambio di zero euro dopo Storari, Pirlo, Tevez cui a breve farà seguito anche Isla). Lemina è un altro buon prospetto che darà (di questi tempi forse è ancora meglio dire “darebbe”) sostanza ma non illuminerà il gioco bianconero, nel reparto offensivo solo un grandissimo colpo a sorpresa saprebbe addolcire il sapore di un'estate evidentemente amara per la Juve al di là dello zuccherino Supercoppa. Perché il prestito di Cuadrado e lo strapagato Alex Sandro, non possono proprio bastare. Forse però, per trovare ciò che serve a questa Juve, in 24 ore servirebbe un miracolo.

Nicola Balice
@NicolaBalice