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291 giorni. Tanti ne sono passati da quel 16 luglio 2014, giorno dell'atterraggio di Massimiliano Allegri sul pianeta Juve. 291 giorni sono serviti per vincere lo Scudetto, molti meno per vincere lo scetticismo ed entrare nel cuore dei tifosi, conquistando nel frattempo una semifinale di Champions ed una finale di Coppa Italia. Qualcosa che 291 giorni fa, più che impronosticabile sembrava pura utopia. Per Antonio Conte, che il giorno prima aveva ufficializzato il divorzio con la Juve. Per tutta la tifoseria, rimasta vedova di Conte e che non sembrava intenzionata ad accettare Allegri quale degno erede del capitano-non giocatore bianconero.

 

IN PRINCIPIO, I TIFOSI – L'arrivo del tecnico ex Milan a Vinovo, infatti, è coinciso con la contestazione della frangia più calda e influente del tifo bianconero. Una delegazione ha infine avuto anche un colloquio con la dirigenza quel 16 luglio, confronto che non ha avuto sviluppi se non quelli di aspettare l'evolversi della situazione. Ma sempre con grande scetticismo. Giorno dopo giorno, la contestazione si è trasformata in indifferenza: la prima gara interna della Juve, contro l'Udinese il 13 settembre non c'è stato ancora alcun applauso a benedire l'esordio allo Stadium di Allegri, ma nemmeno quei fischi temuti appena qualche settimana prima. E risultato dopo risultato, traguardo dopo traguardo, anche il silenzio ha poi lasciato il posto all'entusiasmo. Fino ad oggi, quando il nome del tecnico viene sempre invocato al pari di quello degli altri artefici sul campo, un piccolo grande capolavoro di stile e tenacia. Lo Scudetto di Allegri, è stato anche quello di aver fatto breccia nel cuore dei tifosi. Davvero un'impresa, date premesse e pregressi.

 

LA SQUADRA – Il lavoro di corteggiamento dei tifosi è stato delicato e portato avanti in un solo modo: lavorando e vincendo. Ma da quel 16 luglio in poi, Allegri è riuscito in un altro autentico capolavoro. Quello tecnico, quello di prendere il comando della squadra senza fare rivoluzioni ma allo stesso tempo imponendo il proprio credo calcistico. La squadra è ben presto diventata la Juve di Allegri grazie ad un lavoro di gestione intelligente e legato al buon senso. La chiave? Far capire ai giocatori di essere stati loro gli artefici dei tre Scudetti precedenti, che il merito principale fosse loro e non di Conte. E soprattutto far capire loro che questo gruppo non fosse alla frutta, anzi, che fosse appena all'inizio di quello che poteva conquistare. Certo, in maniera diversa. Facendo correre gli altri anziché pressare e dannarsi fino all'esasperazione. O peggio alla rottura, ad esempio. Difesa a tre o trequartista poco importava, per un'evoluzione tattica ci sarebbe stato tutto il tempo, dal 3-2 all'Olympiacos in poi Allegri ha infine varato anche una seconda Juve: che si alternasse e non sostituisse quella solida base su cui poter impostare la propria idea di calcio. E i risultati sono stati solo una conseguenza di una cultura del lavoro, senza fare mai proclami ma nemmeno nascondendosi dietro un dito, con la testa sempre alta. Per inciso, ma i nessuno in Italia è riuscito a vincere lo Scudetto al primo tentativo con due squadre diverse. 291 giorni dopo, Max Allegri è tutto qui. Il bello è che 291 giorni dopo, la Juve è solo all'inizio...

Nicola Balice