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Uno scudetto voluto, cercato, alla fine conquistato. E per certi versi anche aspettato. A 61 anni Maurizio Sarri trova la prima gioia con la Juventus, il primo titolo in Italia se si esclude la Coppa Italia di Serie D, alzata al cielo con il Sansovino, ormai 17 anni fa. Una vittoria che, senza girarci troppo intorno, tutti si aspettavano, per la qualità e la profondità della rosa, per la grande differenza con le altre pretendenti, perché se alleni la Juventus "vincere è l'unica cosa che conta". Un successo alla fine meritato, che non può però essere etichettato come trionfo. La Juventus è arrivata davanti a tutti ma ha fatto di tutto per complicarsi la vita, la Juventus ha vinto lo scudetto perché non c'è mai stata una vera antagonista in un campionato atipico e condizionato dall'emergenza coronavirus. 

Tra le firme sul nono titolo di fila ci sono quelle di Dybala e Ronaldo, di de Ligt e Bonucci, non quella di Sarri, che per vincere ha deciso di snaturarsi, di adattarsi, di affidarsi ai campioni, alle individualità piuttosto che difendere l'idea di un calcio propositivo e collettivo. Il marchio Sarri si è visto ben poco, Agnelli l'ha scelto contro tutti, gli ha affidato la panchina di Allegri per vincere attraverso bel gioco, per lasciare un'impronta, per aprire una nuova era. Per rivoluzionare un modo di intendere il calcio estremamente pragmatico, che a Torino continua ad avere convinti seguaci, secondo i quali l'estetica è un ricamo inutile. E non ha avuto le risposte che cercava. 

Di certo la rosa messagli a disposizione da Paratici non aveva tutte le sfumature e non ha dato la disponibilità che si aspettava, ma Sarri ha deluso le aspettative, nonostante lo scudetto. E il contratto in scadenza nel giugno 2022 non lo tiene al riparo da ribaltoni. Al di là di quelle che sono le dichiarazioni di rito, il suo futuro potrebbe essere legato al cammino in Champions League, vero obiettivo della Juve. Il ritorno degli ottavi contro il Lione (si parte dall'1-0 del Parc OL) è il primo step, la Juve per alzare una Coppa che manca dal 1996 rischia di incontrare sulla sua strada Real Madrid o Manchester City, poi Barcellona o Bayern Monaco. Più una tra Psg e Atletico Madrid in finale. Le migliori d'Europa, in pochi giorni. Fallire vorrebbe dire essere bollato come perdente. E rischiare di non avere una seconda possibilità.