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  • Juve, sottratto a De Laurentiis l'artefice del 'modello Napoli': ma tra Giuntoli e Allegri funzionerà?

    Juve, sottratto a De Laurentiis l'artefice del 'modello Napoli': ma tra Giuntoli e Allegri funzionerà?

    • Giancarlo Padovan
      Giancarlo Padovan
    E’ del tutto comprensibile perché il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, sia stato fino all’ultimo così riluttante nel rinunciare a Cristiano Giuntoli. Non tanto perché il direttore sportivo fosse legato al Napoli da un altro anno di contratto (anzi il club finisce per risparmiare), ma perché, di fatto, cede l’uomo che ha istituito un modello - il modello-Napoli, per l’appunto - ad una società rivale.

    Quanto sia stato virtuoso quel modello lo sanno non solo i tifosi del Napoli che si sono goduti Osimhen e Kvaratskhelia, i due più determinanti nella conquista del terzo scudetto, ma anche i molti presidenti o amministratori delegati che avrebbero voluto avere chi compra a poco, fa valorizzare i talenti dal proprio allenatore e vende a dieci volte tanto. 

    Una vulgata fin troppo diffusa è portata a sottostimare o, peggio, a deprezzare il lavoro dei direttori sportivi, visto che alla fine - si sostiene - contano sono i calciatori. Ammesso e non concesso che questo sia vero, mi domando: chi scopre e compra i calciatori se non il direttore sportivo? E, se contano solo quelli che vanno in campo, come mai la Juventus, e non è un esempio casuale, versa ad Allegri nove milioni di euro netti a stagione? Solo perché contorca il paltò e le budella in panchina?

    A proposito di panchina, Giuntoli, a Napoli, era abituato ad andarci e, quasi sempre, sedeva accanto a Luciano Spalletti. Ora sarà bello scoprire cosa accadrà al suo arrivo alla Juventus. Allegri accetterà di vederlo seduto vicino a sé o riterrà che il direttore dell’Area Sport (questa la nuova qualifica di Giuntoli) debba traslocare in tribuna?

    Io credo che, anche da questi particolari, si possa giudicare una situazione. Allegri trova Giuntoli ingombrante sia perché scelto dalla nuova dirigenza, sia perché l’allenatore preferiva il più allineato Manna (resterà direttore sportivo). Infatti gli amici di Allegri - e tra i giornalisti ce ne sono più di quanti non siano i tifosi che lo sostengono - furono abili, un mese fa, a ribadire che l’allenatore non aveva posto alcun veto su Giuntoli, anche perchè un irrigidimento del tecnico avrebbe potuto portarlo al suo esonero. Oggi, viceversa, raccontano che il responsabile dell’area tecnica non può essere certo più importante di un bravo giocatore.

    Come tutti gli innovatori e gli uomini di successo, Giuntoli dovrà lavorare con un occhio al campo  e con l’altro a evitare le imboscate del fuoco amico. Già Allegri ha in uggia Calvo, che tratta come un maggiordomo, figurarsi adesso che si sentirà stretto tra Calvo e Giuntoli.

    Però - e l’ho già detto - la Juve la sua scelta l’ha fatta, anche se non può esplicitarla. L’uomo forte è quello che arriva, non quello che c’era. Giuntoli avrà un contratto quinquennale, quindi a lunga scadenza, ad Allegri sono rimasti due anni con la clausola. Quale clausola? Quella che ha svelato Luciano Moggi. Il contratto era formato da un due più due, a patto che la squadra arrivasse almeno nei primi quattro posti. Capito perché, dopo quasi ogni partita, Allegri ribadiva -per la verità giustamente - che la Juve era seconda, terza o quarta e non settima come si è piazzata dopo la penalizzazione?

    Oscura la storia della proposta araba: chi ha cercato chi? Perché girano almeno un paio di versioni contrastanti. E c’è chi giura che, di fronte a novanta milioni per tre anni, Allegri in Arabia  ci sarebbe andato a piedi. 

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