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Dopo l’Inter con lo United (0-1) perde anche la Juve con il Tottenham (2-3). Ma le differenze con i nerazzurri ci sono. Molte ed evidenti.

Primo. Contro i titolari inglesi (nel primo tempo Pochettino aveva schierato i rincalzi), la Juve ha giocato un secondo tempo spettacolare, mandando in gol la “nuova” coppia Higuain e Ronaldo e sfiorando un nuovo vantaggio con l’argentino e con Bernardeschi.

Secondo. La vittoria del Tottenham è maturata al terzo minuto di recupero con una conclusione da metacampo di Kane su palla persa da Rabiot e con Szczesny fuori dai pali, cioè dove doveva stare.

Terzo. Dal 62’ è entrato Pereira per Cristiano Ronaldo e a venti dalla fine Muratore e Kastanos, due della seconda squadra, per Pjanic e Matuidi. Inevitabile perdere peso, esperienza e classe.

Quarto. I nuovi acquisti (Rabiot, Demiral e De Ligt) si sono visti solo nella ripresa, mentre hanno cominciato la partita tutti elementi della squadra dell’anno scorso più Buffon (ma senza fascia).

Quinto. Nonostante questo si è visto la Juve fare due cose inedite: palleggiare dalle seconde linee, cioè costruire da dietro, senza timore; pressare altissimo sia con le punte che con i centrocampisti.

Detto che il ritardo nella preparazione ha inficiato la lucidità di qualcuno (errore di Matudi sul primo gol e di De Sciglio sul secondo gol del Tottenham), la squadra è parsa già compatta e articolata.

Non è ancora quello che vuole Sarri, perché il possesso palla dovrebbe essere maggiore e più continuo, però è cambiato l’atteggiamento. Vero che si trattava di un’amichevole, ancorché incardinata nel contesto dell’International Champions Cup (Icc), ma tutti cercano  di giocare di più la palla in fase offensiva.

De Sciglio, nonostante il passaggio sbagliato che è fruttato l’intercettazione da parte di Ndombele e il gol di Lucas Moura (2-2), è stato tra i più positivi. Sua l’invenzione che ha fornito l’assist a Ronaldo per l’1-2. Come De Sciglio ha giocato Cancelo. Tra l’altro in campo, al pari di Bernardeschi, per 94 minuti.
La domanda che, però, lascia in eredità la partita d’esordio di Sarri è la seguente: Higuain, impiegato solo per 49 minuti, e in gol dopo appena cinque dall’ingresso in campo, va spedito senza altre discussioni alla Roma?

O, piuttosto, l’argentino non è più utile e più in palla di Mario Mandzukic, avulso dal gioco, abulico nella prestazione, difficilmente compatibile con Ronaldo a dispetto di chi dice che gli apre varchi e crea spazio?

Non contesto la considerazione tattica del recente passato, mi permetto di criticare il Mandzukic attuale. Forse, al contrario di Higuain, pensa solo al trasferimento e non a giocare, ma certo la Juve, prima di decidere chi parte e chi resta, dovrà fare una riflessione profonda. A questo punto senza escludere l’addio di Dybala, di nuovo corteggiato dal Manchester United.

Insomma, in attacco, c’è grande folla (Ronaldo, Mandzukic, Higuain, Dybala, Kean), ma anche grande traffico e non è detto che chi farà bene in questa tournée dovrà per forza partire.

I nuovi sono andati così così. De Ligt e Demiral decisamente meglio di Bonucci (capitano) e Rugani. Sia perché sul primo gol (Lamela) hanno sbagliato entrambi nel (non) marcare e (non) raddoppiare. Sia perché Demiral e De Ligt, pur non conoscendo l’uno le caratteristiche dell’altro, si sono integrati meglio.

Rabiot, fino a cinque minuti dalla fine, era stato più preciso di Emre Can, di cui aveva preso il posto. Ma i lunghi mesi di inattività parigina pesano ancora nelle gambe. Sulla palla regalata che ha esaltato Kane è stato anche un po’ sufficiente, ma è la reattività quella che gli manca.

Come ha sottolineato felicemente Francesco Letizia, telecronista di Sportitalia, la Juve del primo tempo era la squadra di Allegri allenata da Sarri. Ha faticato nel quarto d’ora iniziale. Poi ha preso le misure e, probabilmente, non avrebbe subito nemmeno gol senza la palla persa da Matuidi (la seconda in pochi minuti) e l’incomprensione tra Rugani (che ha lasciato Son in possesso di palla) e Bonucci (che non ha scalato su Parrott). Sul tiro dell’inglese Buffon ha respinto, ma Lamela ha messo dentro da un passo.

Da lì si è snodata una partita bellissima perché inusuale in questo periodo e con le condizioni simili a quelle vissute da Inter e United il giorno prima nello stesso impianto. A Singapore mercoledì si gioca il derby d’Italia. Inutile dire che il risultato non conta. Non ci crederebbe nessuno.