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Gli anni in cui la Juventus aveva forte appeal e suscitava interesse in ogni giocatore del Mondo, sono ormai finiti. Una volta venire a giocare sotto la Mole con la maglia bianconera era motivo di vanto ed orgoglio. Quasi un punto di arrivo nella carriera di un giocatore. L'apice per chi 'lavorava' con il pallone tra i piedi. La ciliegina sulla torta per un curriculum perfetto. Ora non è più così. Figuriamoci poi dopo un'annata, quella che sta per finire, disastrosa, umiliante e senz'appello. Niente trofei in bacheca e niente Champions League nel futuro prossimo. Dunque è difficile immaginare un Rafa Benitez ben disposto a venire in corso Galileo Ferraris a prendersi una patata bollente così grossa. Molto più facile, piuttosto, restare a Liverpool e, nel frattempo, guardarsi intorno e aspettare che si liberi una panchina più confortevole in Italia o in Europa. Magari a Milano. Oppure che so: a Madrid. Tanto per fare due esempi. Idem vale per Capello, Spalletti o Hiddink, che a gennaio si divincolò con un bel 'no grazie'. Perché andare a cercarsele? Il no di Rafa Benitez alla Juventus si può riassumere in questo modo. Ecco perché la dirigenza e la proprietà bianconera hanno virato su Luigi Del Neri. Lui sì che ha bisogno di confermarsi ad alti livelli, sperando faccia altrettanto ad altissimi livelli. Finora ha dato spettacolo con il Chievo dei miracoli ed ha conquistato l'Europa con la Sampdoria, dimostrando di avere gli attributi per tentesta pure al genietto sregolato di Antonio Cassano. Lui sì che ha voglia di metterci la faccia. Lui sì che ha tutto da guadagnare da questa situazione. Mal che vada non potrà fare peggio di Ciro Ferrara e Alberto Zaccheroni messi insieme (facendo i dovuti scongiuri, ndr). Se così fosse si sfiorerebbe la zona retrocessione. Gli altri tecnici non avevano alcun interesse a sporcarsi le mani con un progetto che, si spera, decolli nel giro di pochi anni. Ma chi tra quelli sopra citati aveva la pazienza di aspettare dopo essersi consacrati sia nel proprio Paese che a livello internazionale? Discorso diverso per Cesare Prandelli. Lui da anni è accostato alla panchina della Juventus, e avrebbe avuto anche la pazienza di aprire un ciclo vincente, seppur lento. Ma il progetto Fiorentina ha ancora bisogno di lui e deve portarlo a compimento. Dunque quella di Del Neri, più che una valutazione oculata, sembra essere una scelta obbligata. L'allenatore di riserva, visto che gli altri hanno rifiutato. Si spera, ovviamente, che sia l'uomo giusto per la rinascita bianconera, e non soltanto un parcheggio per il prossimo anno, in attesa dell'autista di ruolo. Il miracolo Chievo è ormai lontano sei anni, mentre quello doriano è dietro l'angolo. Ma i fallimenti potoghesi e romanisti hanno lasciato ferite non ancora rimarginate in un calcio frenetico come quello odierno. Con il Porto, nell'estate 2004, la sua avventura non cominciò nemmeno: a una settimana dal suo arrivo, viene rispedito a casa a seguito, sembra, di dissapori con i senatori dello spogliatoio. Lo stesso anno, a settembre, passa alla Roma al posto di Rudi Voeller, ma si dimette dopo 24 partite e risultati deludenti. Dunque: le sue avventure con le uniche due squadre di prestigio (con tutto il rispetto per la Sampdoria) sono finite male. Si spera possa andare meglio con la Juve. Se lo augurano tutti i tifosi.