Da salvare solo il risultato
 
Diciamolo subito.
Maurizio Sarri l’aveva sognata sicuramente diversa la sua prima ufficiale sulla panchina della Juventus.
A Firenze invece è andata in scena una delle più brutte prestazioni della Vecchia Signora degli ultimi anni, in linea con alcune partite davvero soporifere dell’era Allegri che però nella maggior parte dei casi si concludevano almeno con la vittoria di misura dei bianconeri.
Un netto passo indietro rispetto alla vittoria contro il Napoli.
Zero emozioni, zero occasioni da gol, zero (per fortuna) anche i gol subiti.
Da salvare, appunto, solo il risultato positivo. Un pareggio sul campo della Fiorentina è comunque accettabile anche se arrivato al termine di una prestazione assolutamente negativa, inutile girarci intorno.
Le attenuanti ci sono tutte: la pausa per le Nazionali, la gara disputata alle 15,00 durante l’estate (una follia!), l’imminente esordio in Champions League contro il temibile Atletico Madrid, gli infortuni subiti in corso di partita.
Davvero tanti fattori, però era lecito aspettarsi decisamente di più dalla Juventus soprattutto in alcuni elementi.
 
Preparazione nuovamente sbagliata?
 
A preoccupare però, ancora di più della prestazione (ad inizio stagione un passaggio a vuoto ci può anche stare), è la conferma che nonostante i cambiamenti nello staff sanitario non si è per niente persa la predisposizione dei giocatori della Juventus all’infortunio.
Siamo appena alla terza giornata e Sarri ha già dovuto rimpiazzare per infortunio o affaticamenti vari Chiellini, De Sciglio, Douglas Costa, Pjanic e Danilo.
Di chi la colpa? Solo della sfortuna?
Forse è il caso di tornare sulla scelta, ripetuta ogni anno, di privilegiare tournée intercontinentali remunerative ma dispendiose a serie e programmate preparazioni estive come si faceva un tempo.
Sbagliare è umano, perseverare no.
Purtroppo la necessità di incassare soldi si scontra evidentemente con la tradizione e la razionalità.
Alquanto strano al riguardo anche le parole di Sarri a fine gara, a puntare il dito sull’orario di gioco, scelta che è però collegata alla volontà della Juventus di esportare il brand in Asia.
Volontà che ha portato anche a “partorire” le inguardabili casacche di gioco di questa stagione (si salva solo la terza), dove la seconda maglia è riuscita nel durissimo compito di essere più brutta persino della prima. Ma questa è un’altra storia.
Una sequenza di fatti che dimostrano però ampiamente quanto sia difficile sempre di più poter programmare nel mondo del calcio contemporaneo perché la razionalità e la passione hanno ormai lasciato campo libero ai soldi, al fatturato, alla necessità di incassare sempre e comunque anche a scapito del buon senso e della tradizione.
Non può esser solo un caso che da quando la Juventus effettua queste tournée estive internazionali al posto dei saggi ritiri vecchio stile di una volta la frequenza degli infortuni sia aumentata in maniera così notevole, esponenziale.
E per fortuna che Sarri può contare su un parco giocatori di 25 unità, viene quasi da ironizzarci sopra, perché se continuano con questa media defezioni finirà che alla fine verrà considerata persino una rosa ristretta….