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A meno di un mese dal suo insediamento, l'effetto Marotta si sente già. Forte e chiaro. Sembra lontanissimo quel 20 maggio quando, nella sala stampa di Vinovo, fu il 'J-Day', ovvero il giorno della nuova Juventus. Quando Beppe Marotta e Luigi Del Neri furono presentati insieme al neo-presidente Andrea Agnelli. Allora iniziava il nuovo corso e oggi gli effetti di quel cambio di rotta già si sentono. Sono tangibili. Dopo anni e anni di scempi dell'era Secco, ora i bianconeri comprano i giocatori a rate. Non più in bianco e in contanti. Ma con i saldi. Basta scandagliare l'affare Pepe per rendersene conto. L'attaccante è stato acquistato dall’Udinese per 10 milioni. Ma la differenza sta nella modalità: 2,5 milioni di euro subito girati nelle casse dei friulani per l'acquisto temporaneo. Gli altri 7,5 verranno depositati con calma nelle casse della società di Pozzo nei prossimi tre anni, sempre che in corso Galileo Ferraris siano soddisfatti dell'apporto e del rendimento del calciatore in questione. Solo in quel caso la Signora, al termine del prossimo campionato, eserciterà il diritto di opzione per l'acquisto a titolo definitivo. Altrimenti nisba.

Una bella innovazione per una società che, negli anni precedenti, era stata abituata (male) a pagare spropositi immediati per giocatori rivelatisi poi deludenti. Una specie di 'stage' per Pepe e i futuri neo-acquisti al termine del quale dovranno dimostrare di meritarsi la maglia della Juventus, diventata sempre più pesante da Calciopoli in poi. L’ex giocatore dell'Udinese è un ottimo giocatore, soprattutto duttile. Nato attaccante, ha dimostrato di poter giocare sia a destra che a sinistra. Dunque utilissimo per l'idea di 'Juve camaleontica' che porta in dote Del Neri. Pepe potrebbe essere utilissimo sia sulle fasce che là davanti. Un giocatore in grado di spaziare dal centrocampo in su. Non a caso anche Lippi l'ha portato in Sudafrica. Ma se dovesse risultare un flop, la Juventus lo rispedirà al mittente. D'altronde le pressioni sotto la Mole sono paragonabili a poche altre squadre italiane ed europee e, soprattutto, sono profondamente diverse da quelle patite in una provinciale. Dunque incappare in una stagione poco convincente ci può stare. D'altronde qui a Torino hanno fallito fior fior di giocatori. Diego docet. Certo: in quel caso le casse bianconere perderebbero 2,5 milioni di euro, ma ne risparmierebbero tre volte tanto senza doversi fustigare per l'errore commesso.

E' finita l'era dei 50 milioni 'cash' per Diego e Felipe Melo; è finita l'epoca dei Poulsen, dei Tiago, degli Amauri o degli Andrade. Tutti affari che hanno 'succhiato' l'anima al portafoglio bianconero, dilapidando ben 110 milioni di euro in tre anni. Marotta la sa lunga e, da uomo di mercato scafato qual è, ha capito che dal punto di vista finanziario il momento non è dei migliori. Né in casa Juve né altrove. Dall'alto della sua esperienza (32 anni di 'onorata' carriera) preferisce procedere con i piedi di piombo. D'altronde la Juventus ha bisogno di rifondare, e non è la Sampdoria. Se sbagli a Torino rischi di bruciarti per sempre, e il neo direttore generale vuole lasciare il segno pure in bianconero e, principalmente, non vuole sprecare l'occasione della vita. La ciliegina sulla torta di un'intera carriera. La Juve grazie a lui ha messo finalmente la testa a posto e ha tratto insegnamento dai propri errori. Grazie a Marotta, che ha tracciato la linea guida, ma grazie anche ad Andrea Agnelli che s'è stufato di veder sperperare i soldi della proprietà e degli azionisti. La nuova Juve parte a rate. Sperando di non vincere titoli a rate, ma a raffica.