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Stavolta è dura rialzarsi. Pochi giri di parole, niente ipocrisia: la Juventus non aveva mai subito un’umiliazione europea come quella che il Real Madrid le ha inflitto a Cardiff. Una vera manifestazione di impotenza europea in mondovisione.
 
Senza investimenti veri in Europa non si vince mai (o quasi). Ogni anno è sempre la stessa storia, si rinforza (o si cerca di farlo) la squadra, sempre però con un occhio troppo attento al portafoglio.
Con questo tipo di gestione la Juventus continuerà a vincere (forse) una Champions ogni cinque finali disputate. L’avesse alzata a Cardiff sarebbe stato un vero miracolo sportivo, con grandi meriti di Allegri per la mossa tattica geniale di Gennaio che ha “arginato” l'evidente debolezza del centrocampo, indebolito dalle cessioni degli ultimi anni. Riuscire a vincere una finale ogni cinque non è mentalità da grande squadra. 

Che bravo Moggi a vendere Zidane e a comprare con quei soldi Nedved, Buffon e Thuram. Vero.
Ma se quei giocatori fossero arrivati lo stesso senza il sacrificio di Zizou voi pensate che la Juventus avrebbe ancora in bacheca solo 2 Champions?

Che bravo Marotta ad aver venduto Pogba a 105 milioni e a comprare con quei soldi Higuain, Pjanic e Dani Alves. Vero. Ma se Pogba giocasse ancora nella Juve, così come anche Vidal, voi pensate che la Juventus avrebbe ancora in bacheca solo 2 Champions? La risposta è sin troppo facile, scontata.

L’unica Juve della storia ad aver avuto un’impronta più internazionale che italiana è stata quella di Michel Platini. Perché all'epoca, senza badare a spese, furono comprati i migliori. E senza sacrificare mai nessuno. Era un altro calcio si, ma se vuoi vincere davvero devi sempre comprare i migliori e soprattutto mai devi vendere i campioni che hai, perché poi rimpiazzarli è quasi impossibile.
Nei meravigliosi cinque anni del Re, la squadra di Trapattoni per questo motivo vinse tutto fuori dal confine nazionale. Vinse più all'estero che in Italia. In nessun altro momento della storia bianconera è capitato.
 
Il motto “Vincere è l’unica cosa che conta” deve valere anche per l’Europa. Quale sarebbe il commento della proprietà e della dirigenza bianconera ad un secondo posto ottenuto in Italia dopo una sconfitta per 4 a 1 nella gara decisiva per l'assegnazione dello scudetto? Come verrebbero “festeggiati” 5 secondi posti di fila nel torneo nazionale? Per Boniperti, arrivare secondi era un fallimento perché “alla Juve vincere è l’unica cosa che conta”. Perché allora questo stesso criterio non viene adottato anche per le competizioni internazionali? Perché non viene considerato un fallimento arrivare sempre secondi in Europa?

Nessun altro nella storia della Coppa dei Campioni ha perso 7 finali su 9. Nessuno. Mi piacerebbe ascoltare presto queste dichiarazioni dalla proprietà bianconera: “ci dispiace davvero per la delusione cocente subita dai tifosi juventini. L’anno prossimo investiremo pesantemente sul mercato e faremo tutto il possibile per creare una Juventus ancora più forte, con la vittoria in Champions League come obiettivo primario della stagione, anche a scapito di mollare qualcosa in Italia”. Dopo 3 Coppe Italia e 6 scudetti consecutivi, semmai dovesse proprio capitare, restare a bocca asciutta per un anno in Italia sarebbe poi così drammatico? Non credo. Il vero dramma è esser arrivati a 21 anni di astinenza di vittorie all'estero. La vera incazzatura è aver realizzato il triste record della quinta sconfitta consecutiva nelle finali di Champions League e stavolta pure in modo netto, nettissimo. Senza appello.
 
Khedira e Bale - A prescindere dalle singole prestazioni di sabato sera la vera differenza tra Juventus e Real Madrid è semplificabile tutta nella rispettiva gestione del recupero degli infortunati Khedira e Bale. La Juventus, per colpa di una rosa non all’altezza delle superpotenze internazionali, è stata costretta a forzare il rientro del giocatore tedesco (evidentemente non ancora pronto) con il risultato che tutti abbiamo visto con i nostri occhi. Praticamente un fantasma che ha vagato per il campo e non certo solo per colpa sua. Il Real Madrid ha potuto invece concedere a Bale solo la passerella d’onore finale perché tanto c'era Isco a sostituirlo. E se non ci fosse stato nemmeno Isco avrebbero potuto tranquillamente rimpiazzarlo con James Rodriguez o Asensio. Continuare a nascondere la testa sotto la sabbia non è ragionamento da grande squadra. Bisogna dichiarare chiaramente che l'obiettivo primario delle prossime stagioni sarà la vittoria della Champions League. La vittoria però, non il secondo posto.
E allora, investire forte sul mercato ora è l’unica cosa che conta!