Un’Italia senza giocatori della Juventus. Erano decenni che non si vedeva una nazionale italiana schierata in campo completamente orfana di giocatori provenienti dalla Vecchia Signora.
Certo, non è solo questo il motivo della sconfitta subita dall’Italia di Mancini contro il Portogallo però rispecchia in pieno l’attuale momento storico del calcio di casa nostra.
Da sempre, la competitività della nostra Nazionale è coincisa con la forza delle squadre di club italiane, soprattutto in presenza di un gruppo compatto.
Le ultime Nazionali vincenti ad esempio, quella del 1982 e quella del 2006, erano costituite in larghissima parte dal blocco Juventus, non a caso la squadra italiana più vincente in assoluto sia in quel momento che nel lungo periodo storico.
Anche in altri periodi però ci sono stati blocchi fortissimi di altre squadre; basti pensare al Super Milan dell’era Sacchi e al suo nucleo italiano di grandissimo livello.
La verità quindi è che il calcio di casa nostra dopo i fasti del 2006 è entrato in una crisi senza precedenti dalla quale non accenna ad uscire minimamente fuori.
La strada per tornare ai fasti degli anni ’80 è tantissima, distante anni luce.
In un momento di depressione sportiva può venire anche da pensare che certe vette non verranno raggiunte mai più…
 
Una Juve senza "fenomeni" Italiani
 
Perin De Sciglio Barzagli Rugani Chiellini Bonucci Spinazzola Bernardeschi Kean.
Mai in passato il livello medio nostrano della Juventus era stato così basso e senza la presenza di almeno un “fenomeno” in rosa.
Se si esclude il talento di Bernardeschi e l’esperienza di Bonucci e Chiellini  (anche se gli anni si cominciano a far sentire per entrambi) difficilmente gli italiani che compongono la Juventus sarebbero titolari nella maggior parte delle nazionali d’Europa e/o del mondo.
E’ un’involuzione che va evidenziata, non bisogna continuare a fare gli struzzi e restare con la testa sotto la sabbia.
La scelta internazionale della Juventus di puntare quasi interamente su titolari stranieri (salvo la coppia centrale difensiva) sta finendo ovviamente per danneggiare anche indirettamente la Nazionale.
Ma il vero problema è che anche al di fuori della Juventus non è che vi siano tutti questi campioni prodotti dal Bel Paese.
Se si esclude Federico Chiesa, che ne deve fare ancora di strada però per arrivare ai livelli dei top player, il calcio italiano attualmente non presenta calciatori di prospettiva superiore.
Laddove un tempo il dualismo era tra Totti e Del Piero o Roberto Baggio , Zola e Roberto Mancini oggi ci troviamo Insigne o Berardi. 
Dove c’erano invece  i Paolo Rossi, i Vialli, i Vieri e i Luca Toni oggi ci troviamo Zaza e Belotti.
Siamo passati da Tardelli, Oriali, Ancelotti, De Rossi, Pirlo e Gattuso a Jorginho, Parolo, Gagliardini e Bonaventura.
In tutta onestà, viene quasi da chiedersi, ma dove vogliamo andare con questa gente qui?
Ed infatti, abbiamo ancora bruciante sulla pelle la cicatrice per la mancata qualificazione al mondiale di Russia.
E’ un momento davvero di mediocrità assoluta che mai prima aveva conosciuto il calcio azzurro.
Forse il metro di paragone più brusco e severo è proprio nel ricordare i portieri storici della Juventus.
La squadra bianconera ha alternato in successione Zoff , Tacconi, Peruzzi e Buffon.
Oggi invece si ritrova solo con Perin nemmeno titolare al cospetto di uno Szczesny, un buon portiere sicuramente ma che non vedrà mai nemmeno con il cannocchiale il rendimento dei su citati “mostri” e che al massimo si potrà paragonare a quel Van der Sar che titolare alla Juventus è durato meno di un biennio.
Ribadiamo che l’unico elemento italiano di talento nella rosa della Juventus è Bernardeschi.
Rugani sembra aver fallito il progetto di maturazione.
Spinazzola potrà essere al massimo un buon ricambio, ruolo che calza perfettamente anche per De Sciglio.
Kean è ancora acerbo per esser valutato o bocciato.
Non resta allora che la storica BBC che ovviamente però, come tutti i cicli naturali della vita, ha imboccato la via del tramonto.
Se queste sono le premesse che arrivano dalla squadra più forte del panorama italiano c’è poco da stare allegri per il futuro.
Il fallimento di Russia 2018 potrebbe non essere il punto più basso toccato dal calcio di casa nostra, fa paura scrivere questa cosa.
Se non si fa qualcosa subito, piangere sul latte versato dopo (come fatto da Tavecchio) sarà totalmente inutile! 
@stefanodiscreti