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Dopo l'eliminazione nei quarti di finale di Champions League per mano del Bayern Monaco, Antonio Conte ha dichiarato: "La Champions per noi era un'opportunità e l'abbiamo sfruttata nel migliore dei modi. Siamo arrivati ai quarti, abbiamo fatto qualcosa di straordinario. Ora sappiamo che c'è una strada lunga e dura da percorrere, ma sempre con i piedi per terra. Le vittorie non si inventano". 
 
L'allenatore della Juventus ha perfettamente ragione e anche su Juvemania abbiamo espresso lo stesso concetto a più riprese durante questa stagione: in Europa quest'anno i campioni d'Italia hanno abbondantemente fatto il loro dovere. Dopo tre anni di assenza, essere arrivati primi in un girone molto difficile e aver raggiunto i quarti di finale, era il massimo che ci si potesse aspettare da questa squadra. Andare oltre era davvero impossibile: troppo grande il gap tecnico e di esperienza con tre delle quattro semifinaliste (Barcellona, Bayern Monaco e Real Madrid), e, forse, anche con il Borussia Dortmund. Quindi, applausi comunque alla squadra di Conte, come giustamente ha fatto il pubblico dello Juventus Stadium al termine della sfida con i bavaresi.  
 
Detto questo, adesso però è il momento di guardare avanti e di migliorare la Juventus, per arrivare nel più breve tempo possibile a poter giocare per vincerla, la Champions League. Come continuare dunque a percorrere questa "strada lunga e dura"? La soluzione più ovvia è sotto gli occhi di tutti. Occorre assolutamente alzare il tasso tecnico della squadra, in tutti i reparti, ma soprattutto in attacco. Ed è inutile ripetere per l'ennesima volta la necessità, ormai improrogabile per competere a certi livelli, di portare a Torino almeno due attaccanti di livello internazionale (oltre a Fernando Llorente che, da solo, non cambierebbe di molto il valore attuale del reparto offensivo bianconero).
 
In questa sede, però, vorremmo concentrarci su un altro aspetto, che per chi scrive può essere altrettanto decisivo, in Champions League, di un mercato importante sul fronte attaccanti. La questione è quella del modulo e la storia della Champions League parla chiaro, senza lasciare spazio a dubbi: a vincere la coppa sono le squadre che giocano con la difesa a quattro, mentre tutti sappiamo che la Juventus di Conte ormai da più di un anno gioca con il 3-5-2, come ha fatto anche contro il Bayern Monaco. Ma la storia, dicevamo, parla chiaro: le ultime dieci Champions League (dal 2003 al 2012) le hanno vinte tutte squadre schierate con la difesa a quattro, un tipo di difesa che in Europa la fa da padrone (indipendemente da come poi vengano schierati centrocampo e attacco). E, guarda caso, anche le quattro semifinaliste dell'edizione 2012-13 della Champions adottano la difesa a quattro.
 
Veniamo alla difesa della Juventus. Il trio Barzagli-Bonucci-Chiellini, davanti a Buffon, è da due stagioni la miglior difesa d'Italia, tanto che il portierone bianconero, nella conferenza stampa alla vigilia del match di Monaco di Baviera, si sbilanciò dicendo: "In tutta onestà, Barzagli-Bonucci-Chiellini insieme sono il miglior trio difensivo con il quale ho avuto il piacere e l’onore di giocare. Hanno una sintonia e una predisposizione al sacrificio che ho riscontrato in pochissimi altri giocatori". Tutto vero, tutto condivisibile. E in Italia non ce n'è per nessuno. Ma in Europa, al di là del valore dei singoli e del loro affiatamento, siamo sicuri che un modulo del genere sia davvero efficace? La storia e la cronaca della manifestazione dicono di no. Se si dovesse riproporre nella prossima stagione la sfida con il Bayern, ad esempio, contro Ribery e Robben schierati sugli esterni e contro un centrocampo come quello bavarese, non sarebbe forse più efficace giocare con un 4-5-1 (magari con interpreti, sulle fasce, migliori del pur volenteroso Padoin)? La soluzione potrebbe essere lo spostamento di Chiellini sulla fascia? A Conte la risposta sulla lavagna, a Marotta e Paratici quella sul mercato sul fronte dell'innalzamento del tasso qualitativo della squadra. Ma tengano presente cosa ci racconta la storia della Champions League.  
 
Di seguito tutte le formazioni delle squadre vincitrici della Champions League dal 2003 al 2012, più gli schieramenti delle quattro semifinaliste di quest'anno: TUTTE CON LA DIFESA A QUATTRO. 
 
2003 Milan (modulo 4-3-1-2), così in finale con la Juventus: Dida; Costacurta (Roque Junior dal 65'), Nesta, Maldini, Kaladze; Gattuso, Pirlo (Serginho dal 71'), Seedorf; Rui Costa (Ambrosini dall'86'); Inzaghi, Shevchenko. All. Ancelotti
 
2004 Porto (modulo 4-3-1-2), così in finale con il Monaco: Vitor Baia; Paulo Ferreira, Jorge Costa, Ricardo Carvalo, Nuno Valente; Pedro Mendes, Costinha, Maniche; Deco (85' Pedro Emanuel); Derlei (78' McCarthy), Carlos Alberto (60' Alenichev). All. Mourinho 
 
2005 Liverpool (modulo 4-4-2), così in finale con il Milan: Dudek; Finnan (1’st Hamann), Carragher, Hyypia, Traorè; Luis Garcia, Gerrard, Xabi Alonso, Riise; Kewell (22’pt Smicer), Baros (40’st Cissè). All. Benitez  
 
2006 Barcellona (modulo 4-3-3), così in finale con l'Arsenal: Valdes; Oleguer (26'st Belletti), Puyol, Marquez, Van Bronckhorst; Van Bommel (15'st Larsson), Edmilson (1'st Iniesta), Deco; July, Eto'o, Ronaldinho. All. Rijkaard 
 
2007 Milan (modulo 4-3-2-1), così in finale con il Liverpool: Dida; Oddo, Nesta, Maldini, Jankulovski (80' Kaladze); Gattuso, Pirlo, Ambrosini; Seedorf (92' Favalli), Kakà; Inzaghi (88' Gilardino). All. Ancelotti
 
2008 Manchester United (modulo 4-3-3), così in finale con il Chelsea: Van der Sar; Brown(20' sts Anderson), Vidic, Ferdinand, Evra; Hargreaves, Scholes (42' st Giggs), Carrick; Tevez, Rooney (11' pts Nani), C.Ronaldo. All. Ferguson
 
2009 Barcellona (modulo 4-3-3), così in finale con il Manchester United: Valdes; Puyol, Pique, Toure, Sylvinho; Busquets, Xavi, Iniesta (90' P. Rodriguez); Henry (71' Keita), Messi, Eto’o. All. Guardiola  
 
2010 Inter (modulo 4-2-3-1), così in finale con il Bayern Monaco: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu (23' st Stankovic); Zanetti, Cambiasso; Pandev (33' st Muntari), Snejider, Eto'o; Milito (46' st Materazzi). All. Mourinho
  
2011 Barcellona (modulo 4-3-3), così in finale con il Manchester United: Valdes; Alves, Pique, Mascherano, Abidal; Busquets, Xavi (43'st Pujol), Iniesta; Pedro (45'st Afellay), Messi, Villa (40'st Keita). All. Guardiola
 
2012 Chelsea (modulo 4-2-3-1), così in finale con il Bayern Monaco: Cech; Bosingwa, David Luiz, Cahill, Cole; Obi Mikel, Lampard; Kalou (dall'84' Torres), Mata, Bertrand (dal 73' Malouda); Drogba. All. Di Matteo.
 
2013, le quattro semifinaliste:
Barcellona (modulo 4-3-3), così nel ritorno dei quarti contro il Paris Saint Germain: Victor Valdes; Jordi Alba, Piquè, Adriano (62' Bartra), Dani Alves; Busquets, Xavi, Iniesta; Pedro, Villa (83' Song), Fabregas (62' Messi). All. Vilanova
 
Bayern Monaco (modulo 4-2-3-1), così nel ritorno dei quarti contro la Juventus: Neuer; Lahm, Van Buyten (35' Boateng), Dante, Alaba; Martinez, Schweinsteiger; Robben, Müller, Ribéry (80' Luiz Gustavo); Mandzukic (83' Pizarro). All. Heynckes
 
Borussia Dortmund (moduolo 4-2-3-1), così nel ritorno dei quarti contro il Malaga: Weidenfeller; Piszczek, Subotic, Santana, Schmelzer; Bender (72' Sahin), Guendogan (86' Hummels); Blaszczykowski (72' Schieber), Reus, Goetze; Lewandowski. All. Klopp
 
Real Madrid (modulo 4-2-3-1), così nel ritorno dei quarti contro il Galatasaray: Lopez; Coentrao, Varane, Pepe, Essien (31' Arbeloa); Khedira, Modric; Di Maria, Ozil (81' Albiol), Ronaldo; Higuain (73' Benzema). All. Mourinho