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È il momento delle lacrime d’addio, vedremo domenica se ce ne saranno altre. Vale tutto, dopo che Messi lascia il Barcellona perché non può più pagarlo 30 o 40 milioni l’anno, e piange. Però non tutte le lacrime sono uguali e allora quelle di Insigne sembrano diverse da quelle di Dybala. Almeno a noi, perché non sembra che in molti abbiano avuto la stessa impressione. Ci sono lacrime e lacrime, insomma…

A Insigne un contratto l’hanno offerto, per quanto ribassato del 30% rispetto a quello in scadenza. Sarebbero stati 3 milioni, forse 3 milioni e mezzo. Lui ne voleva 5, come adesso. Il suo agente e De Laurentiis hanno trattato per un anno, ma non c’è stato verso, Adl non si è mosso né tantomeno commosso e così Insigne a 31 anni, esclusivamente per soldi, quelli appunto che De Laurentiis non gli ha dato, se ne va a Toronto, in un campionato inutile e che sportivamente vale zero.

Dicono: piange perché è napoletano e ha il Napoli nel cuore. Può essere, ma perché non dimostrarlo? Perché ha fatto i suoi interessi. Giusto, può essere, ma allora non parliamo di chi ammaina le bandiere, qui è la bandiera che si è arrotolata da sola, prende e se ne va.
«Ci sono giocatori che si fanno la Ferrari, lo yacht. Io mi sono comprato la maglietta del Livorno per un miliardo di lire...», raccontava Cristiano Lucarelli 20 anni fa, quando disse no al Torino per giocare nella squadra dei suoi sogni e della sua città. Insigne, supercar e yacht probabilmente ce li ha già. Poteva restare a Napoli, se avesse voluto. Che domenica fosse commosso, nessuno lo dubita. Ha preferito i milioni di Toronto e la periferia del calcio, e che allora se li goda. Ma ci eviti ulteriori sceneggiate. Strano anche il pubblico bacio di addio di De Laurentiis, ché almeno lui poteva risparmiarselo.

La storia di Dybala è un’altra storia. Anche lui voleva più soldi dalla Juventus come Insigne dal Napoli, ma un anno fa, a più di un anno dalla scadenza del contratto. A fine marzo, quando Arrivabene gli ha dato il benservito in nome di Agnelli e del bilancio, avrebbe firmato alle condizioni che il club gli aveva poi prospettato in autunno e che invece mai ha formalizzato sulla carta. Scaricato.

Non che le lacrime della Joya fossero vere e quelle di Insigne finte, assolutamente no. Sono vere entrambe, ma quelle di Dybala sono figlie di un tradimento e un voltafaccia, dopo 7 anni che lui credeva diventassero 10 o 15. E Dybala è nato in Argentina, non a Sassi o Borgata Parella, non è torinese, ma lo è diventato. Piangere in quel modo, nella notte che il club aveva riservato per l’addio a Chiellini, lo legherà per sempre alla Juventus, anche se ha solo 28 anni e mezza carriera ancora da scrivere. Ovunque andrà, resterà un idolo per la gente bianconera. E se andrà all’Inter, ci sarà da ridere, altro che piangere.
@GianniVisnadi