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Manca solo l'ufficialità, ma la Juventus sta facendo un investimento importantissimo per Paulo Dybala. Cosa ne pensano gli juventini? Vediamo cosa ne pensano su Juventibus.com, uno dei siti di riferimento del popolo bianconero sul web. 

L'articolo, che porta la firma di Giuseppe Gariffo, è titolato: "Dybala, follia o colpaccio? Analisi dei fattori in gioco". 


Qualche giorno fa leggevo un tweet quasi paradigmatico, riassuntivo di tutte le speranze e le paure del popolo bianconero, di fronte all'approdo, sempre più probabile, di Paulo Dybala alla Juventus. Esso recitava più o meno  "speriamo che sia l'erede di Tevez e non di Giovinco". Banale, forse, ma efficace. Ancor di più per chi, come me, facendo immeritatamente parte dell'ampia stirpe dei gobbi palermitani (che comprende mio papà, ma come anche Beppe Furino, Salvatore Giglio,  e i compianti Vladimiro Caminiti e Cestmir Vycpalek), Paulo Dybala ha avuto modo di guardarselo spesso e con attenzione negli ultimi tre anni, diventandone un estimatore. Eppure anche un fan della Joya, come me, non riesce a nascondere una punta di timore per un acquisto che peserà a bilancio non meno di 11-12 milioni di euro nei prossimi esercizi della Juventus. Quasi quanto Tevez, più di chiunque altro dietro Tevez. Troppi? Proviamo a ragionarci su per arrivare a un giudizio che, pur in attesa della sacra conferma del campo, ci eviti di finire tra i retweet virali (come quelli, noti ai Twittomani, sul bottino di Llorente e sulla liricità del piede nobile di Iturbe o come quelli dei “coprofagi” detrattori di Coman).
  
Anzitutto, quindi, va fatta chiarezza sulle caratteristiche del giocatore, essendosi sprecati negli ultimi giorni paragoni un po' strampalati.
Per cominciare va detto chi è, calcisticamente, Paulo Dybala, classe 1993. Una prima punta, un centravanti, non un ala, non un trequartista (Gattuso ci provò a schierarlo tra le linee, con risultati non eccelsi). Chi lo associa ad Iturbe lo fa forse per il prezzo del cartellino, ma se lo avesse visto giocare un paio di volte farebbe fatica a produrre quel ragionamento. Dybala è sgusciante, imprevedibile, salta l'uomo, tira da fuori area, è imprendibile in contropiede, ma è un centravanti. Lui punta sempre verso la porta, è il centro di gravità che lo attrae. E un centravanti, alla fine della fiera, lo giudichi da quante volte la butta dentro.
 
Qui iniziano a intrufolarsi i cattivi pensieri, perchè il ruolo del calciatore, la sua provenienza e l'importanza dell'investimento rendono automatico associare l'affare a quello del 2008, Carvalho de Oliveira Amauri, pagato allora 22 milioni più il cartellino di Antonio Nocerino. Giocatore diverso, direbbe qualcuno “sotto tutti i punti di vista”. Vero. Ma a chi di noi, leggendo le dichiarazioni funamboliche di Zamparini e le cifre in ballo non è venuto in mente il parallelo? E quasi quasi preferiremmo tornare al primo confronto, quello sbagliato, quello col “lirico” Iturbe, per rincuorarci.

Ricordo bene l'acquisto di Amauri, io. In quegli anni, pur non avendo mai rinnegato la fede gobba, condividevo con la mia città l'entusiasmo per il ritorno nel grande calcio che mancava da vari decenni, seguivo sempre il Palermo al Barbera, ed ero strasicuro che la Juventus avesse trovato il nuovo Ibrahimovic, quello che ci avrebbe permesso di colmare il gap con l'Inter. Amauri al Palermo sembrava un fenomeno, non gli toglievi mai la palla dai piedi, nei contrasti aerei la prendeva sempre lui, segnava (non tantissimo, 23 gol in un campionato e mezzo, ma con tanti problemini fisici a limitarne le presenze) e non mancava quasi mai le occasioni importanti . Ero certo, potevamo pensionare Trezeguet e puntare tutto su di lui. Ricordiamo tutti come andò, invece: un inizio promettente (anche se amici torinesi me lo definivano già impresentabile alle prime uscite), e poi un decadimento lento e progressivo, fino al prestito al Parma e alla spedizione definitiva alla Fiornetina. Con la maglia viola diede peraltro l'unica gioia al popolo biaconero, segnando al Milan (unico suo gol in stagione) il 7 Aprile 2012, e facendo sì che con la vittoria per 2-0 a Palermo la Juventus sorpassasse  i rossoneri dando il là alla marcia per il primo scudetto dell'era Conte. Bella storia, ma a quella cifra ci si aspettava molto di più.
 
Però fin qui è tutta suggestione. Cosa c'entra Dybala con Amauri, cabala a parte? C'entra. Per il ruolo, e per l'investimento, stavolta ancora più cospicuo. Dybala dovrà far gol, tanti, altrimenti gli si rinfaccerà centesimo per centesimo il costo del cartellino. E al Palermo Dybala non ha segnato tantissimo, tre gol il primo anno in A (ma era l'esordio e aveva 19 anni), appena 5 in 28 presenze in B l'anno dopo, 13 quest'anno al ritorno in massima serie. Non numeri da Messi, checchè ne dica il simpatico Zamparini. E aggiungiamoci che segnare nel Palermo - potendo contare su ampi spazi in contropiede, sull'effetto sorpresa che il prossimo anno (pagato questa cifra e con la maglia della Juventus addosso) sarà evaporato, su avversari che non giocano ogni settimana la partita della vita e su pressioni inferiori – è un lavoro leggermente diverso dal segnare nella Juventus.
Veniamo ai soldi. L'esborso (che pure, ricordiamolo, è “drogato” dalle altissime percentuali dovute agli intermediari comproprietari del cartellino, come lo fu quello dovuto dal Palermo all'Instituto de Cordoba a suo tempo) per il costo del cartellino si aggirerà sui 30 milioni di euro. Con quella cifra ci prendi dei top player, specie se sono all'ultimo anno di contratto, come la Joya rosanero. E se non sei il Psg, il City o il Real Madrid, che hanno budget di mercato quasi illimitati, non puoi permetterti quella cifra lì per un incognita, per uno che non sai se riuscirà o meno, perchè poi sul mercato di mancherebbe la “potenza di fuoco” necessaria per prendere un altro in grado di alzare da solo l'asticella. E aggiungiamoci che le volte che la Juve ha speso quella cifra per un calciatore, nella sua storia, si contano sulle dita di una mano.
 
Possiamo già arrivare a una prima conclusione, certa, prima ancora di analizzare i fattori di segno opposto. La Juventus, per la cifra messa sul piatto, sta scommettendo su questo giocatore come su un “crack” del calcio dei prossimi 10 anni, magari non il “nuovo Messi” come ama ribadire il suo attuale presidente, ma certamente uno dei migliori 7-8 al mondo, magari un futuro Pallone d'Oro. In fondo tante volte abbiamo pensato “ah se avessimo preso Cristiano Ronaldo quando aveva 20 anni...!”. Non si può comunque dare diversa accezione a quest'operazione di mercato, è un “rischiatutto”. Perchè ovviamente il giudizio su Dybala, nei prossimi anni, dovrà tener conto dell'esborso effettuato e potrà essere positivo solo se il calciatore, nell'arco di 2-3 anni, raggiungerà quel livello. Questo Marotta e Paratici, che non sono sprovveduti, lo sanno bene. E basano la loro fiducia su tanti fattori, tra i quali, immagino, quelli per i quali  tanti come me sono diventati estimatori di Paulo Dybala.
 
Gli scouts della Juve lo seguono da tempo. Mi risulta che già da prima che approdasse in rosanero il suo nome non fosse ignoto alla dirigenza bianconera, che poi in questi tre anni ha avuto modo di osservarlo da più vicino e coglierne tanti aspetti interessanti. Anzitutto la ripida curva crescita, tecnica e fisica. Si dice che Dybala, dall'arrivo in Italia, sia cresciuto 7-8 centimetri in altezza e abbia preso quasi altrettanti chilogrammi di peso. Non so quanto sia vero, ma certamente oggi Paulo sembra, faccia sbarbata a parte, molto meno “picciriddu” (bambino, in palermitano) di quando arrivò. E stupisce soprattutto il modo in cui un calciatore brevilineo come lui tenga botta, oggi, a difensori ben più prestanti, andando difficilmente a terra al primo contrasto. In questo ricorda argentini ben più affermati di lui (e uno è il nostro numero 10). Oltre allo sviluppo tecnico, sotto gli occhi di tutti, questo è quindi un calciatore che ha lavorato e lavora molto sul piano fisico, essenziale a certi livelli del calcio di oggi.
C'è un dato inoltre, in cui Dybala è attualmente il numero uno della serie A 2014-15: gli assist. È a quota dieci, nessuno come lui. Dicevo che una punta deve anzitutto buttarla dentro, ma se quando non fa gol lui propizia la rete di un compagno l'efficacia è pari. Certi assist di Ibrahimovic, ad esempio, sono belli quanto i suoi gol. Dybala oggi riesce a tener palla, far salire la squadra e smistare assist, con quasi la stessa abilità con cui attacca la profondità. Dote veramente rara. Guardare i gol di Vazquez al Napoli o di Chochev al Genoa per credere.
 
Poi la persona. Arrivare dalla B argentina, a 19 anni, con un fisico gracile, in una squadra che cambia 5 allenatori e 3 direttori sportivi in un anno, retrocede in B, poi ricominciare dalla B e iniziare a trovare spazio stabile in squadra solo nel girone di ritorno, e non mollare, non è da tutti. Anche adesso, che è la star della sua squadra, non gioca mai solo per se stesso, ma torna nella sua trequarti a prendersi la palla quando non arriva e a dare una mano in fase difensiva fino al 90'. Tutto ciò mostra un livello di maturità precoce rispetto ai suoi 22 anni.  In più gli di mercato riferiscono che lui abbia voluto fortissimamente la Juventus, ritenendola l'ideale per il suo percorso di crescita. Immagino gli abbiano spiegato che lì, vincere, è l'unica cosa che conta. Avrebbe potuto preferire posti dove ci si fa il selfie per un pareggio nel derby o ti accolgono le folle in aeroporto chiedendoti, come massima aspirazione, di fare un gol alla Juve. Meno responsabilità. Meno pressioni. No, ha voluto la maglia della Juve.
Eppoi infine diciamocelo, molte delle lagne che abbiamo letto in giro embrano un deja vu.  “Perchè spendere 20 milioni per Morata se hai dentro il capocannoniere della serie A, Immobile?”. Non è passato molto tempo, eppure fatichiamo a imparare dall'esperienza, e oggi scomodiamo i poveri Zaza, Berardi e Gabbiadini con gli stessi ragionamenti. E magari chi oggi grida allo scandalo per i 30 milioni “buttati su Dybala” un anno fa rimproverava alla società una certa tirchieria sul mercato (specie dopo lo sfumato arrivo del crack Iturbe....). Dimenticando che dietro la scrivania abbiamo gente che in questi anni ha dimostrato di meritare almeno il beneficio della fiducia e che avrà considerato tutti i fattori in gioco, quelli che abbiamo tentato di elencare e, di certo, tanti altri. E dimenticando soprattutto che, in fin dei conti, per conoscere le risposte bisogna aspettare le sentenze del campo, a maggio di ogni anno. Sperando di festeggiare ancora. A Luglio e Agosto in genere sentenziano e festeggiano altri, e noi questi ruoli non li vogliamo proprio invertire. Non dimentichiamolo.
Allora bienvenido “Picciriddu”, finoallafine!