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    Juventus, quanto sarà importante non fallire la preparazione estiva

    Juventus, quanto sarà importante non fallire la preparazione estiva

    • Giancarlo Padovan
    Confesso di essere stato particolarmente sorpreso dall’intensissimo programma precampionato della Juve e di avere interpretato come un segnale di ravvedimento la cancellazione della tournèe in Messico. In particolare, giudicavo così poco congruo il periodo di preparazione specifica in rapporto agli avvenimenti recenti e futuri della squadra di Allegri, da preconizzare possibili tracolli alla distanza. In mio soccorso, per fortuna, sono arrivate le osservazioni di David Chiodo, preparatore atletico professionista, allenatore Uefa B, analista video tattico con esperienze in campionati di Lega Pro: “La preparazione atletica negli ultimi quindici anni si è evoluta molto rapidamente, così come il merchandising e il marketing. Così le società di alto livello sono diventate ormai delle aziende. Fra circa quaranta giorni la Juventus giocherà una partita ogni tre giorni e avere la tranquillità di poter svolgere sedute con i giocatori, senza partite di un certo livello, è fondamentale”.

    LA GIUSTA DECISIONE - Giusto, peccato che non sia esattamente così. Mercoledì 19 la squadra parte per gli Stati Uniti, sabato 22 gioca con il Barcellona, mercoledì 26 con il Paris Saint Germain e domenica 30 luglio con la Roma. Non mi sembra che ci sia molto tempo per prepararsi. La replica di Chiodo parte da due precisazioni. Prima precisazione: “Se ho detto che i top club sono delle aziende, è giusto e inevitabile che la Juve venga invitata a tornei di prestigio in giro per il mondo”.  La seconda: “Tutte le grandi società monitorano i calciatori anche durante le vacanze estive e hanno programmi personalizzati in modo che, alla ripresa delle sedute di allenamento, essi partano da una base atletica discreta”. D’accordo. Tuttavia se non ci fosse stato l’annullamento della tournée messicana, non ci sarebbe neanche stato il tempo per cominciare una vera e propria preparazione. “Io credo - continua Chiodo - che la decisione di non andare in Messico sia stata ottima perché così c’è stato più tempo per organizzare sia i carichi di lavoro dei singoli giocatori, sia l’inserimento dei nuovi nel gruppo”. Detto, en passant, che l’unico vero arrivo riguarda Douglas Costa (la Juve ne aspetta altri cinque e due vorrebbe già averli negli Stati Uniti), non è che restano tanti spazi tra una partita e l’altra. Risponde Chiodo: “Lo staff tecnico della Juventus è di alto livello e in questo primo periodo ha lavorato e lavora in modo sempre più specifico per raggiungere una buona condizione in poco più di un mese, per affrontare tutte le competizioni al meglio. Certo, una squadra come la Juve sa già che sarà difficile ottenere, durante la stagione, una settimana intera di lavoro”.Il punto, dunque, non è quanto si lavora, ma come si lavora. “Esattamente. In questo periodo lo si fa molto aerobicamente, si deve formare una base solida ed importante per il prosieguo dell’attività e si cerca di fare prevenzione per ridurre al minimo i rischi di infortunio”. Da quel che capisco, la mancata partecipazione alla Supercopa Tecate non è stata un caso, ma è stata voluta proprio da Allegri visto che nella nota ufficiale della società bainconera si parla di “riprogrammazione della prima parte della preparazione in vista dei prossimi incontri ufficiali”. Checché se ne dica e si pensi, fra meno di un mese (il 13 agosto) la Juventus è attesa dal primo impegno ufficiale: la finale di Supercoppa italiana a Roma, contro la Lazio. C’è da cancellare la sconfitta partita con il Milan, ai rigori, l’inverno scorso. E arrivare con il fiato corto sarebbe letale.

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