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RESTA IN PIEDI UN RAGIONEVOLE DUBBIO: che di qui a lunedì, quando il nome di Gigi Del Neri si affiancherà ufficialmente a quello della Juventus, possa accadere qualcosa. Ma ormai è chiaro che il nuovo management bianconero ha scelto l’allenatore destinato a pilotare la delicata operazione di rilancio sportivo: Del Neri si appresta a superare Cesare Prandelli sul filo di lana. Il quale Prandelli ha avuto l’ennesima riconferma dalla Fiorentina per parola di Pantaleo Corvino, il diesse. D’accordo, dopo che Fabio Capello ha lasciato la Roma per trasferirsi a Torino tutto è possibile, però erano altri tempi. Ai tifosi che sognavano Rafa Benitez o in alternativa un nome molto chiacchierato va spiegato il perché di Del Neri (o Delneri), friulano di Aquileia, dunque appuntito per codice genetico e non solo per tratti somatici. In questo momento, la Juventus non ha bisogno di un santone, serve un allenatore onesto, un lucido gestore di risorse umane, un professionista che non sia molle all’interno dello spogliatoio e possegga il know-how indispensabile per ricomporre i cocci di una squadra disgregata. Del Neri ha “ammorbidito” Cassano in poche settimane e chi è riuscito in questa impresa non può avere timore di nessuno. Neppure di campioni che si muovono come soubrette. Del Neri ha fatto bene a Genova e a Bergamo, due città che gli hanno permesso di cancellare la toppata di Roma. Come tecnico della Samp si appresta a centrare un traguardo prestigioso con il sostegno “a latere” di Beppe Marotta e Fabio Paratici. Forse non è un caso che Andrea Agnelli abbia avallato la scelta dell’all inclusive. E forse è legittimo che il mondo blucerchiato sia in sofferenza per così tanti addii. Ma soffrire in zona Champions è meno difficile...