C’è una nave in mezzo al mare, ferma nel Mediterraneo tra Malta e la Sicilia. Seicentoventinove esseri umani, uomini e donne e bambini, che stamane si sono svegliati e tutti insieme hanno cantato una preghiera a Dio perché li protegga e li salvi tirandoli fuori da una situazione disperata. Sull’Aquarius (foto twitter adnkronos) ci sono provviste di cibo soltanto per altre ventiquattro ore dopodichè il dramma potrebbe trasformarsi in tragedia.

La cronaca è nota ed è composta fatti e atteggiamenti a dir poco vergognosi per la razza umana. Il governo di Malta, con stile molto inglese al tempo dei corsari, ha negato asilo ai profughi in fuga dalla Libia. Il ministro degli Interni italiano Matteo Salvini, nonché vicepremier, con un atteggiamento stile Anni Trenta ha annunciato che i porti del nostro Paese saranno chiusi per un possibile attracco della nave. Una situazione che ricorda la replica del dramma, non solo letterario e cinematografico, di “Exodus”.

Le componenti che hanno portato a questo stato di cose soni molteplici e variegate. Politica interna, rapporti con l’Europa, propaganda elettorale, strumentale uso delle distorte pulsioni popolari. Peccato che ne manchi una, fondamentale. Quella che si chiama “umana pietas” e che non è solamente una categoria filosofica e religiosa. Il problema dell’immigrazione e dell’accoglienza è certamente enorme oltreché di complicata risoluzione. Ma quando è in gioco la sopravvivenza di esseri umani la cui unica colpa è quella di essere nati in Paesi diventati nel tempo insopportabili, prima di ogni intervento suggerito dal realismo politico occorre essere uomini tra gli uomini e per gli uomini. La sofferenza o addirittura la morte non deve far parte di alcun statuto nazionale o internazionale.

Il “caso” dell’Aquarius arriva alla vigilia dell’evento calcistico planetario al quale, in Russia, parteciperanno anche cinque squadre africane in rappresentanza di Marocco, Tunisia, Egitto, Senegal e Nigeria. Bene o male, etnie e status tribale a parte, calciatori che sono tutti “fratelli” dei disperati che si trovano in mezzo al mare. L’Africa, intesa come Continente, potrebbe avere l’opportunità di attuare un gesto forte e risolutivo per fare in modo che la vicenda trovi una soluzione positiva per i “naufraghi”. Rifiutarsi di scendere in campo ai Mondiali se, prima, l’Aquarius non avrà trovato ospitalità in qualche porto anche non necessariamente italiano. E siccome un Mondiale di Pallone vuol dire una cascata di denaro incredibile, c’è da star sicuri che la “politica del rifiuto” verrebbe annullata in poche ore.