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Una partita dai due volti, giocata a ritmi bassi, aumentati solo nel secondo tempo quando le squadre hanno cominciato ad allungarsi. Un match dove le emozioni sono arrivate nel finale, regalando quattro gol iniziati da palle inattive. Nel primo tempo ha giocato solo l'Inter con il Napoli che sembrava abulico, scarico mentalmente, demotivato e privo di idee. La squadra di Benitez rimaneva molto bassa, concedendo spazi ai portatori di palla interisti quasi increduli per tutta quella libertà. Non c'era pressione sui portatori, nella fase di non possesso l'atteggiamento era passivo, nel 4-4-2 difensivo Higuain e Hamsik restavano sopra la linea della palla non riuscendo a ripartire. Perché nelle poche circostante in cui il Napoli ci ha provato non c'è stata precisione nei passaggi e, lo scarso smarcamento senza palla, faceva perdere i giusti tempi per iniziare a costruire. Centrocampisti che si sono limitati a scaricare dietro e a non alzarsi per non aumentare la distanza con la linea difensiva. Vedere Insigne così sacrificato in fase difensiva ha fatto sorgere più di una domanda.

L'Inter ha avuto un buon possesso, teneva Dodò e Obi molto alti, bravi nel tenere bassi Callejon e Insigne, attaccava con almeno 5 uomini e anche Ranocchia ha accompagnato spesso il gioco offensivo salendo sulla linea dei centrocampisti. A centrocampo Hernanes e Kovacic hanno trovato spazi per far girare la palla, per dettare tempi di gioco per servire in verticale Icardi che si è reso pericoloso in un paio di circostanze. L'argentino a volte ha mostrato sofferenza perché il prolungato possesso in ampiezza lo costringeva a ripetere più volte lo smarcamento dentro l'area per staccarsi dall'avversario. Hernanes, l'ispirato brasiliano, ha colpito il palo su conclusione mancina dal limite dell'area dopo uno stop di petto orientato ben eseguito.

Nel secondo tempo il Napoli è migliorato, ha cambiato atteggiamento crescendo nella corsa e nella voglia. Ha iniziato la sua partita. Sarebbe curioso conoscere quali parole ha usato il tecnico spagnolo per motivare i suoi giocatori. E allo stesso tempo capire da cosa nasce lo scarso approccio mostrato a inizio match. La nuova inerzia ha generato varie conclusioni, partendo dal palo di Insigne, ha visto la crescita di Callejon molto più intraprendete, i centrali di centrocampo hanno accompagnato con costanza le azioni, l'ingresso di Mertens ha reso la corsia di sinistra una spina nel fianco nella difesa interista.
Rimane inspiegabile il cambio di Hamsik con Jorginho, un centrocampista capace di costruire gioco, chiamato a giocare dietro a Higuain, in posizione inedita per lui. Tra l'altro, nel finale quando Callejon è stato spostato al centro con il dislocamento del neo entrato a destra nel consueto 4-2-3-1, la spinta azzurra si è fatta ancora più pericolosa in zona centrale. È quindi inevitabile chiedersi perché in quel ruolo vengono sacrificati giocatori come Hamsik o Jorginho, limitandone le indubbie qualità.

La partita nel suo complesso ha confermato alcuni dati: la sofferenza napoletana in area sulle traiettorie aeree, non solo in occasione dei due gol. In casa interista le insicurezze di Vidic: male nel liberare l'area servendo involontariamente l'assist sul primo gol, è inoltre rimasto basso tenendo in gioco Callejon nel raddoppio dello spagnolo. Un'Inter che è andata in difficoltà nella costruzione del gioco quando l'intensità della partita è aumentata.

Katia Serra