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Una partita avvincente, che ha visto grande fair play in campo nella giornata in cui la nota vicenda "Ciro Esposito" era il biglietto di presentazione del big match. Una prestazione da favola. Su questa premessa si è costruita la vittoria del Napoli, che ha avuto il demerito di non essere riuscito a capitalizzare le numerose occasioni per chiudere prima la gara. Una squadra in cui tutti, subentrati compresi, hanno dimostrato una determinazione, una voglia di aiutarsi e rincorrere la palla come se fosse l'ultima giocabile, capace di tenere un ritmo altissimo e giocare un calcio spettacolare.

Partenopei superiori in tutto, che hanno reso piccola una Roma che ha sbagliato l'approccio alla partita e confermate le difficoltà quando viene pressata uomo su uomo. Una squadra che sembrerebbe non avere ancora assimilato al meglio la gestione mentale per puntare allo scudetto. Una prestazione sottotono che ha confermato anche una involuzione nella costruzione di occasioni gol. E si trova davanti nella difficile gestione dell'ampia rosa a disposizione.

Oggi i cambi effettuati in corsa non hanno migliorato la situazione e, i tanti giocatori tecnici presenti contemporaneamente sul finale, sono stati scollegati togliendo equilibrio.  Al contrario, la squadra di Benitez si esalta quando la palla viaggia veloce così i suoi uomini più rappresentativi  migliorano notevolmente il rendimento. Nella costruzione del gioco, l'abilità di spingere sulle corsie esterne, con Callejon devastante nei tagli e nella percentuale realizzativa, quando punta palla al piede per liberare spazio per le sovrapposizione di Maggio, ha rappresentato una costante spina nel fianco. Poi, la facilità con cui gli esterni offensivi si smarcavano per permettere al gioco di svilupparsi in ampiezza e, ricevuta palla, tentare l'1-1 grazie a una maggior velocità palla al piede. In questo l'apporto di Lorenzo "il Magnifico" ha creato numerose palle gol.
La posizione di Jorginho, abile ad allargarsi a destra per permettere a Callejon di alzarsi molto e attaccare, insieme all'intelligenza tattica della punta Argentina, che con i suoi movimenti consente l'inserimento dei compagni, sono due costanti nello sviluppo offensivo. Nella fase di non possesso il sacrificio di Hamsik e Higuain è stato incredibile: tutti e 11 i giocatori di Benitez si sono impegnati e, a turno, ogni portatore di palla giallorosso era pressato in ogni zona del campo per impedire di fare gioco. Una squadra corta, molto aggressiva con  Koulibaly e Jorginho pronti anche ad assumersi rischi nelle uscite in pressione. Dall'altra parte netta la mancanza di aiuto alla squadra nella fase di non possesso di Gervinho e Totti, con il capitano troppo fuori dal gioco e il l'ivoriano unico giocatore offensivo ad aver provato un 1-1 incaponendosi però in azioni troppo solitarie.

Una squadra lenta nell'impostazione, che ha difettato nella personalità non riuscendo ad invertire l'inerzia della gara, se non ad inizio ripresa. Sulle transizioni positive, sviluppate con grandissima velocità la squadra napoletana ha costruito numerose occasioni da gol che hanno portato anche alla traversa di Hamsik e Callejon e alla pericolosità di Insigne, determinante con il suo tiro rimpallato in occasione del gol del vantaggio. Higuain, ottimo nell'attaccare la profondità e coordinato in occasione del gol, oltre che coraggioso nella giocata in acrobazia sul vantaggio, si dimostra un leader al servizio della squadra anche quando applaude un passaggio sbagliato.
Il passaggio dal 4-3-3 al 4-2-3-1 con Pjanic più dentro al campo solo temporaneamente ha migliorato la pericolosità in zona gol della Roma, ma in generale la squadra ha corso poco senza palla, i centrocampisti troppo spesso hanno ricevuto spalle alla porta, le seconde palle sono state preda del Napoli e, l'inversione degli esterni effettuati più volte non ha aumentato la pericolosità offensiva. Sotto il profilo del carisma, la scelta tecnica di lasciare De Rossi in panchina si è fatta sentire. Finalmente una partita spettacolare che fa bene a tutto il calcio italiano.

Katia Serra