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L’anti-Juve non è solo la Roma. Nello speciale registro dei primi antagonisti allo strapotere sabaudo si iscrive anche il Milan quasi autarchico di Vincenzo Montella, che sbanca Verona, sponda Chievo, in forza di un 3-1 netto e meritato. Parla la classifica, non la critica: cinque punti sotto la Juve, appaiata alla Roma, c’è questa banda di ragazzi promettenti (età media 23,9) che sabato prossimo affronteranno la capolista senza paura dello scandalo di poterla battere e avvicinarla ancora di più.

Il Chievo non perdeva in casa dal 31 gennaio di quest’anno, quando al Bentegodi passò proprio la Juve, che gli rifilò quattro gol. Questa volta ne ha presi tre, ma non si è trattato di una mattanza, visto che dal 30’ della ripresa (gol di Birsa su punizione) al 48’ e qualche secondo (autorete di Dainelli su tiro di Bacca, subentrato a Niang) la squadra di Maran è stata in partita (1-2). Però  sulla prestazione del Chievo e sulla sua reazione emotiva hanno pesato gli attimi in cui i gol del doppio vantaggio milanista si sono collocati. Il minuto 45 con rete di Kucka, di sinistro, da fuori area e il quarantacinquesimo secondo della ripresa quando Niang, sempre da fuori, è andato a cogliere il suo terzo gol in campionato. 

Il Milan, dunque, ha vinto con i tiri da lontano. Ma, in tutti e tre i casi, un aiuto fondamentale è disceso da un compagno di squadra del marcatore. Nel primo (gol di Kucka) importante è stato il disturbo di Lapadula su Izco. Nel secondo (gol di Niang) imprescindibile il recupero di Bonaventura, tra i migliori in senso assoluto, per il lancio all’attaccante. Nel terzo (autorete di Dainelli) è stato Poli (sostituto di Suso) a consegnare palla a Bacca, che poi ha concluso verso la porta solo teoricamente. In realtà la sua conclusione sarebbe finita abbondantemente a lato. A quel punto serviva perdere tempo e anche Montella, ben prima dal 25’ della ripresa, quando ha rimpiazzato Lapadula con Sosa, aveva pensato di passare dal 4-3.3 al 4-4-2 (Bonaventura e Suso sugli esterni, Lapadula e Niang di punta).

C’era molta attesa per Locatelli regista al posto di Montolivo. Il ragazzo, gravato di un cartellino giallo nel primo tempo, non ha tradito la aspettative anche se, a centrocampo, meglio di lui hanno fatto Kucka (forza e corsa) e Bonaventura (corsa e tecnica). Poco impegnata la difesa, molto bene l’attacco. 

Se Niang, al pari di Kucka, ha colpito con una sassata, Lapadula è andato due volte alla conclusione al culmine di azioni ben congegnate: nel primo caso, ha deviato di testa un cross di De Sciglio; nel secondo, ha chiuso  di destro una triangolazione con Suso dentro l’area. In entrambe le circostanze Sorrentino è stato superlativo negando il primo gol in serie A all’ex pescarese.
Perché il Milan, pur giocando meglio, ha tirato per la maggior parte da fuori?

Perché avvicinare l’area avversaria aggirando la dislocazione del Chievo è molto difficile e lo si sapeva. Se a questo aggiungiamo anche un pressing ultra-offensivo praticato dagli uomini di Maran, a partire dagli attaccanti, abbiamo la risposta alle perplessità di chi non ha visto la partita. O di chi l’ha vista e ancora non l’ha saputa interpretare.

Al contrario del secondo tempo, più aperto e più avvincente, il primo è stato molto combattuto e molto spezzettato. Il Chievo è partito benissimo e in due minuti, pur senza creare occasioni-gol, ha portato per tre volte palla nell’area del Milan. Dall’altra parte, per vedere i rossoneri, sono stati necessari dodici minuti. Prima Suso ha messo in porta un cross che - mancato da tutti - è stato allontanato nei paraggi della linea da Cacciatore. Poi ha concluso a giro di sinistro, sfiorando la porta.

Così il Milan degli otto italiani in campo (tra cui cinque under 23) si è arrampicato ai piani alti di questa serie A. Quanto ci resterà, non è dato sapere. Ma già ritrovarlo, dopo tanta retroguardia, aiuta a capire che qualcosa sta cambiando.