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Massimiliano Allegri può riporre la valigia. Da Londra, sponda Arsenal, non ci saranno chiamate per un ingaggio urgente che salvi la stagione dei Gunners. Basta, per ora, il 3-1 rifilato al Chelsea in una partita dominata almeno per un’ora. Paradossalmente alle prestazioni di Allegri potrebbe, invece, essere interessato Abramovich che sul mercato ha speso duecento milioni per vincere la Premier e, invece, si ritrova con la squadra al sesto posto (ma domenica potrebbe perdere almeno due posizioni) a sei punti di distacco (ma dopo l’impegno del Liverpool potrebbero essere nove) dalla capolista.

L’idea di Allegri al posto di Lampard mi è venuta per due ragioni.

La prima, perché il Chelsea stava giocando così male da rischiare per ben tre volte di essere seppellito da un poco onorevole 4-0.
La seconda, perché tutti gli allenatori italiani che il club di Abramovich ha avuto (Di Matteo, Ancelotti, Conte e Sarri), qualcosa di rilevante (Champions, due Premier, un’Europa League) l’hanno conquistato.

Perciò pensare che in questa domenica post-natalizia la plenipotenziaria russa Marina faccia una telefonata ad Allegri non è per nulla fantasioso. Perché, da quanto la partita ha fatto vedere, la squadra in crisi - e crisi profonda - è il Chelsea, non certo l’Arsenal.

La vittoria non è stata casuale. Casuale, forse, sarà stato il calcio di rigore che l’ha avviata (fallo dubbio di James su Tierney al 32’), ma da quel momento in avanti l’Arsenal ha avuto prima il controllo e poi il dominio del gioco, mentre il Chelsea stingeva sotto la pioggia ghiaccia dell’Emirates Stadium.
Il raddoppio c’è stato al 44’ con un calcio di punizione di Xhaka che si è ficcato sotto l’incrocio, dopo essere transitato sopra la barriera, alla sinistra del portiere Mendy.

Lampard all’intervallo ha fatto entrare Jorginho per Kovacic e Hudson-Odoi per un irriconoscibile Timo Werner, l’acquisto più costoso. La squadra, sulle prime, è sembrata darsi uno scrollone, ma quando stava cercando di organizzare qualche attacco è stata gelata dal gol di Saka (55’) che non si sa se definire splendido o frutto di un cross sbagliato. Fatto sta che, contro le leggi della fisica, ma come spesso capita nel calcio, il tiro ha superato Mendy (che, per l’appunto, si aspettava un cross), ha baciato la parte interna del palo ed è finito dentro.
A quel punto, sfruttando anche qualche felice ripartenza, l’Arsenal ha flirtato a lungo con il quarto gol. Prima ha sbagliato Martinelli (parata di Mendy), comunque autore di una buona prestazione, poi il portiere del Chelsea ha sbagliato un facile rilancio servendo inavvertitamente Lacazette. Il gol non sarebbe stato impossibile se l’attaccante non avesse cercato un tiro a giro che ha esaltato Mendy. Dall’angolo, la palla è stata respinta sui piedi di Elneny che dal limite ha calciato centrando la traversa.
Partita finita?

Per l’Arsenal, forse, che ha visto un avversario ormai in disarmo. Al contrario, dalle ceneri di una prestazione inqualificabile, il Chelsea ha dato tre cenni di vita. Gol di Abraham (di petto e su cross di Hudson-Odoi) all’87’, colpo di testa a colpo sicuro di Thiago Silva (fuori) all’88’30’’, rigore di Jorginho (parato da Leno) all’89’. Se l’italiano avesse segnato (ne ha realizzati quattro su sette) si sarebbero dovuti giocare ancora cinque minuti (1+4) sul punteggio di 3-2 e chissà che il Chelsea non avesse addirittura pareggiato.

Non sarebbe stato giusto e a tremare, dopo un derby del genere, sarebbe stato Arteta. Invece respira. Lampard e la sua squadra hanno una brutta cera.