Il rendimento di Douglas Costa in bianconero sta registrando un secondo picco stagionale. Proprio nella settimana della sfida scudetto, non si parla che di lui, della percentuale dei suoi dribbling riusciti, dei suoi assist, dei suoi cross. Il primo picco mediatico, in Italia, l’esterno brasiliano l’aveva toccato -probabilmente è un caso- quasi alla stessa altezza del girone d’andata, quando al San Paolo rubò la scena a Higuain e Dybala (rispettivamente uomo-gol e uomo-assist) con un break devastante nella propria metà campo, che tagliò in due il Napoli di Sarri in quella ormai famosa e decisiva ripartenza. Oggi Douglas Costa ha all’attivo 3 gol in campionato e, grazie alla prestazione di domenica con la Samp, ben 9 assist. Numeri che rimandano direttamente alla sua miglior stagione in Bundesliga, quella del 2015/2016 in cui riuscì a raggiungere col Bayern di Guardiola il record personale di 14 assistenze. Sì, il metro è questo, non sono certo le marcature. I gol, infatti, oggi (3) come allora (4), pare non rendano giustizia alla pericolosità del giocatore. O forse, e piuttosto, ci parlano semplicemente di un suo limite (finora non ha mai superato quota 6, stando ai soli campionati nazionali). Una cosa è certa: i 3 assist di questa domenica contro la Sampdoria, mentre l’Allianz Stadium cantava “La capolista se ne va”, resteranno impressi a lungo nel cuore degli juventini (stavo per scrivere “albergheranno”). E pensare che, due settimane prima, dopo il quarto d’andata perso 0-3 col Real, Douglas Costa era finito anch’egli sul banco degli imputati. Così il brasiliano è stato costretto a difendersi, a spiegarsi, e per prima cosa ha rilasciato una dichiarazione balistica al Vigorito. Era soltanto l’incipit di una ben più articolata apologia.       

CAPOLAVORAZIONE AL VIGORITO - Ecco la frase calcistica che abbiamo ancora tutti negli occhi: Douglas Costa, entrato da poco, riceve sulla destra, punta Venuti del Benevento, lo salta, doppio passo su Djuricic e sbam!, un Tomahawk all’incrocio. “Nice and new and smart!” E via di indice polemico contro il naso: tutti muti. 



FREQUENZE ALTISSIME A MADRID – Ma c’era chi senz’altro stava aspettando la partita di Madrid per replicare. In fondo era questione di pochi giorni; la verità sul conto di Douglas Costa sarebbe presto emersa. Sì, ma in Europa? Il gesto stizzito del brasiliano dopo il gol di Benevento, con una prestazione incolore al Bernabeu, poteva esser percepito a posteriori come una triste e isolata esibizione di cafonaggine contro l’ultima in classifica di un campionato mediocre. E invece non era niente di tutto ciò. Douglas Costa era uno di quei leoni feriti di cui parlava Allegri. E lo si è capito subito mercoledì scorso. Dopo un solo minuto di gioco, è risultato determinante nell’azione del primo gol di Mandzukic. Più o meno come a Napoli. Interessante, qui sotto, la dinamica che ha portato alla superiorità numerica la Juventus lungo la fascia destra: De Sciglio, terminale del giro palla, pressato da Kroos, cerca rapidamente l’esterno alto; Douglas Costa allora prova a servire Khedira sulla corsa, a un tocco, ma il pallone è intercettato da Casemiro. Intercettato, però, non riconquistato.    

Infatti il numero 11 bianconero si fionda a rimediare sullo stop di Casemiro e, con un giochetto a tutta velocità, lo supera definitivamente. E così fa spesso, aggiungiamo: le frequenze altissime gli servono non solo per dribblare, ma anche per coprire qualche imprecisione tecnica di troppo (vedi sopra il passaggio di prima intenzione). Una volta saltato il frangiflutti del Real, non gli restava che puntare forte Vallejo e poi decidere se scaricare o meno su Khedira.



PARTITA A TEMA: L’ASSIST VINCOLATO – Lo show definitivo, tuttavia, (tralasciando il cross tagliato per Matuidi, ultima gioia al Bernabeu), Douglas Costa l’ha offerto domenica contro la Sampdoria. Entrato al posto di Pjanic poco prima dell’intervallo, al primo pallone toccato ha messo in porta Mandzukic. Il primo di tre assist sintomaticamente affini. Di quale affinità stiamo parlando? Da un punto di vista descrittivo, i tre assist sono accomunati dal fatto di passare per un pertugio angusto creatosi fra due avversari. E’ come se il brasiliano si fosse divertito a rispettare un vincolo, una partita nella partita: puoi crossare, ma soltanto per il varco stretto che si apre tra primo marcatore e raddoppio. Ad esempio tra terzino e mezzala, tra Sala e Barreto. Stupenda idea quella di farla passare lì in mezzo.



Avete mai sentito parlare di lipogrammi? Sono opere letterarie in cui l’autore omette appositamente tutte le parole in cui compare una determinata lettera. Un caso contemporaneo è il romanzo La Disparition di G. Perec (1969), in cui è fatta sparire la lettera e. Bene, Douglas Costa contro la Samp ha compiuto involontariamente qualcosa di analogo, sportivamente parlando. Ha omesso un certo tipo di cross. Quello che aggira esternamente il proprio marcatore. Ecco ancora, qui sotto, il povero Sala mentre svolge il suo dovere di terzino, ed è beffato ugualmente da una traiettoria che non aveva previsto. Il parallelo con la scrittura a restrizione non vi sembri poi troppo forzato. Mettetevi nei panni di un’ala; sapendo che il terzino che accorcia su di voi vi chiude forte il passante tra linea difensiva e portiere, non potreste forse trarre profitto da questo vincolo? Ebbene, vi si schiuderebbero davanti nuove possibilità. 



Il terzo assist, infine, osservato dalla prospettiva migliore (l’immagine sotto). Da qui infatti si vede bene l’angolo impossibile scelto dal brasiliano per servire Khedira. Di nuovo il vincolo, ci mancherebbe. Se poi per caso vi stiate chiedendo dove sia finito Ferrari e perché Torreira sia lì, nella linea dei quattro blucerchiati, andate a rivedere l’azione intera. Ferrari Douglas Costa l’aveva già seminato lungo la fascia, prima di seccare Regini (che qui lo rincorre) con un doppio passo al limite dell’area. 



MODELLO REGINI, MODELLO VENUTI –  Un’ultima considerazione, stavolta non più sull’arte del cross ma su quella del dribbling. Prendiamo l’altro terzino della Sampdoria, Regini, sempre in questa azione, e riavvolgiamo di un secondo o due. Al contrario di Sala, siccome siamo sulla fascia destra della Juve e Douglas Costa è momentaneamente a piede invertito, Regini, memore del gran gol di Benevento, lo affronta così, esagerando un tantino. Vuole indirizzarlo verso la linea di fondo. Douglas Costa però lo legge, piedi e postura, accetta la sfida e se lo fuma.  


Il problema è che se poi fai come Venuti a Benevento, cioè gli chiudi il fondo un po’ meglio, lui ti svernicia dall’altra parte.