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Quando gli dei del pallone, dispettosi e bizzarri, discendono dall’Olimpo e atterrano sul prato, stavolta l’Olimpico di Roma, una partita che sembra destinata a finire nel sacco dell’Atalanta si ribalta all’improvviso come una frittata troppo cotta e per un pelo non termina in saccoccia alla Roma. Termina invece in parità, 1-1, il match delle meraviglie, ben giocato, palpitante, una vera reklame per il calcio in questi tempi oscuri e venali. L’Atalanta fallisce il balzo al secondo posto in classifica. La Roma resta in linea di galleggiamento e mentalmente trae fausti auspici in vista dell’autodafé europeo con il Manchester United. Allo spettatore neutrale resta in bocca il retrogusto di un calcio d’antan, libero dai veleni del tatticismo esasperato che tante volte ci ammorba e ci annoia facendoci rimpiangere di non aver scelto altri passatempi.

L’Atalanta lo aveva dominato per lunghi tratti, questo match d’altri tempi. Andata in vantaggio nel primo tempo con Malinovskyi e giunta ripetutamente in odore di raddoppio, si era sentita in tasca i tre punti. L’ha fregata la foga dei suoi interpreti, incapaci di adattarsi al saggio controllo di un match che non era mai sfuggito loro di mano. Anzi. Il colpo di scena che ha propiziato il fulmineo ribaltone è arrivato davvero dal cielo: un fallo ingenuo a centrocampo di Gosens su Veretout produce un altro giallo ai danni del tedesco (decisivo Fabbri al Var, Calvarese non sembrava propenso a sanzionare con l’ammonizione) e riconsegna le chiavi del match in mano ad una Roma costretta fino ad allora a far muro e ad arginare le martellanti, sfacciate offensive atalantine: una serie di ondate offensive condotte a ranghi serrati da Gosens, Freuler, Malinovskyi e Ilicic (poi Muriel e Pasalic, ma con minore veemenza), e lo scatenato Zapata (un caterpillar inarrestabile) che avevano quasi demolito la resistenza giallorossa. Un match dunque pendente tutto dalla parte dell’Atalanta, culminato, 5’ minuti prima dell’espulsione dl Gosens, con l’incredibile errore di Muriel, subentrato a Malinovskyi, il colombiano, libero come un uccellino in primavera, era riuscito nell’impresa di spedire in curva un pallone morbido servitogli da Zapata. Cose del calcio. Episodi. Come l’espulsione di Gosens. Da lì però, un’altra partita. Roma all’attacco e pari raggiunto grazie a una sciabolata a fil di palo scagliata da Cristante, uno dei tanti ex. Tramortita e delusa, l’Atalanta ha cessato gli assalti (salvo qualche sporadico contropiede) e si è consegnata alla difesa, passando a quattro dietro con l’ingresso di Toloi per Zapata.

Nel finale è successo di tutto, Dzeko ha tirato tre volte a rete senza centrare la porta di Gollini che si è superato con due interventi decisivi, sul centravanti bosniaco e su Carles Perez, subentrato a Villar.  Nel recupero espulso per doppio giallo anche Ibanez (due ammonizioni nel giro di cinque minuti!). Affascinato dalla fluida bellezza del gioco, Calvarese ha diretto non all’inglese, di più. Qualche volta esagerando in corrività, ma senza influire sulle vicende di campo. I reclami romanisti nel primo tempo per un contrasto in area di rigore fra Djimsiti e Pellegrini non meritavano attenzione.

La cronaca spicciola fa fede della bellezza del match. Atalanta con la classica difesa tre (Romero-Palomino-Djimsiti), i quattro a centrocampo (Maehle, De Roon, Freuler e Gosens) e due piedistalli mobili (Ilicic e Malinovskyi) per ispirare le incursioni di Zapata. Muriel parte in panchina, non so se mi spiego. La Roma replica col 3-4-2-1 diventato il marchio di fabbrica di Fonseca. Mancini-Cristante-Ibanez davanti a Pau Lopez; Karsdorp, Villar, Veretout e Calafiori in mediana, Pellegrini e Mkhitarian a supporto dell’unica punta, il magno Dzeko. Arbitra Calvarese, 154esima in serie A.

Per i primi venti minuti c’è equilibrio in campo, si gioca a ritmi assai alti, la Roma fraseggia per lo più in orizzontale sollecitando poco Mkhitaryan e ancor meno Calafiori, incaricato di fare la guardia sulla fascia sinistra raddoppiando su Ilicic quando lo sloveno affonda palla al piede e finendo per “ballare” tra Ilici e Maehle. L’Atalanta gioca ai due tocchi e piano piano la sua mediana prende campo e respinge all’indietro i dirimpettai giallorossi. La gara è godibile e veloce, inizialmente i portieri non corrono seri pericolo, sebbene Lopez debba scaldare i guantoni sulle conclusioni schioccanti ma dirette in bocca di Maehle, Zapata, Ilicic (e sullo sloveno i palmi delle mani bruciano). La Roma replica con due conclusioni non impossibili di Pellegrini e Dzeko, la difesa bergamasca regge con disinvoltura anche perché i centrocampisti della Roma, salvo il puntiglioso Pellegrini, faticano ad inserirsi e anzi sono costretti a rinculare e tamponare le razzenti iniziative degli avversari, che dal 20’ al 35’ diventano veri e proprie sferzate di uragani e ricordano i celebri quarti d’ora del Filadelfia, del Grande Torino di Valentino Mazzola. Forse esagero ma insomma, lo spirito è quello: Freuler si inventa regista e incursore, Malinovskyi costringe Cristante, confermato al centro della difesa, ad appiccicarglisi addosso, giacché il talentuoso ragazzo agisce quasi come punta centrale sfruttando gli spazi che Zapata col suo gran movimento in aera puntualmente gli spalanca. Fatalmente al minuto 26’ l’Atalanta sfonda la Maginot romanista: avvia l’azione sulla tre quarti l’ubiquo Zapata, Gosens lavora a sinistra un pallone dolce dolce sul quale Malinovskyi si getta come un'Aquila reale, anticipando il sandwich Cristante-Ibanez, brucia sul tempo Lopez e scaraventa il pallone a fil di palo nel sacco. 1-0 Atalanta: chapeau.

Ripresa, Fonseca tira via il fragile Calafiori e inserisce Bruno Peres. L’’Atalanta attacca liricamente alla ricerca del raddoppio, gli assalti a percussione mettono la Roma alle corde, la difesa di Fonseca regge al giro palla frenetico dei bergamaschi alla ricerca del varco giusto. Qualche errore di misura nell’ultimo passaggio e nelle conclusioni in porta da parte dei ragazzi di Gasperini (clamoroso il gol fallito da Muriel) e il match resta in bilico nel punteggio. I cambi (dentro Pasalic e Muriel, fuori Malinovskyi e Ilicic) non si rivelano azzeccati. L’Atalanta perde un po’ di fantasia, ma non il controllo del gioco. Poi il colpo di scena già descritto: fuori Gosens per doppio giallo. Ridotta in dieci l’Atalanta perde la barra del timone e la Roma sale in cattedra. Finale denso di pathos, per poco la Roma non ribalta il risultato, Gollini salva due volte su Dzeko e Perez, Fonseca prova a vincerla buttando nella mischia Borja Majoral per Mkhitaryan. Fuochi d’artificio fino all’ultimo secondo e doppio giallo anche per Ibanez. Giusto così? Boh? Chiedetelo agli dei del calcio. Loro sanno sempre tutto.  





IL TABELLINO

Roma-Atalanta 1-1 (primo tempo 0-1)


Marcatori : 26' Malinovskyi, 75' Cristante

Assist: 26’ Gosens

Espulsi: Gosens al 69’ e Ibanez al 92'

Ammoniti: 32' Calafiori, 47' Villar

Roma (3-4-2-1): Pau Lopez; Mancini, Cristante, Ibanez; Karsdorp, Villar (76' Carles Perez), Veretout, Calafiori (46' Bruno Peres); Pellegrini, Mkhitaryan (85' Mayoral); Dzeko. All.: Fonseca

Atalanta (3-4-2-1): Gollini; Palomino, Romero, Djimsiti; Maehle, De Roon, Freuler, Gosens; Malinovskyi (59' Pasalic), Ilicic (59' Muriel); Zapata (73' Toloi). All.: Gasperini


Arbitro: Calvarese