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Il caos Juventus continua a tenere banco, con nuovi possibili colpi di scena, sia dal punto di vista giudiziario che da quello sportivo, viste e considerate le inchieste da parte della Procura di Torino e della giustizia sportiva. Un aspetto finora sottovalutato o non trattato con completezza è però quello che riguarda la Borsa e i risvolti ad essa legati, dato che il club bianconero è quotato a Piazza Affari e proprio la trasparenza dovuta alla quotazione del titolo ha portato alla scoperta della cosiddetta "polvere sotto il tappeto".

Calciomercato.com ha contattato in esclusiva Attilio Rapaci, esperto di mercati, con cui ha provato a fare chiarezza sui motivi per i quali il titolo del club bianconero non sia crollato e sulle prospettive e le strategie di John Elkann per quanto riguarda il futuro.


Come mai il titolo della Juve rimane più o meno saldo e quali possono essere i programmi di Elkann per il futuro? 
"Vedo che da nessuna parte sono esplicitate quelle che possono essere le strategie future, a livello di azioni quotate in Borsa. Le ripercussioni e le ipotesi, le possibilità nei prossimi mesi, la strategia del nuovo corso sono tematiche da prendere ampiamente in considerazione".

Qual è ora la situazione? 
"La Juve è quotata a Piazza Affari a 0,28 e attualmente vale 700 milioni di euro, è un dato di fatto inconfutabile e incontrovertibile. Sono numeri e non si possono smentire. L'ultima cessione di una squadra importante è stata quella del Milan avvenuta quest'anno, da Elliott a Red Bird, per 1,3 miliardi di euro".

Quindi la Juve vale meno del Milan? 
"Vale praticamente la metà, come valori di mercato, per le cose che sono successe".

Eppure il titolo non è crollato.
"Sulla base delle sedute borsistiche, il giorno dopo le dimissioni dell'intero CdA il titolo ha aperto a -8/-9, per poi chiudere a -2. Tra ieri e oggi si è stabilizzato tra il -1,5 e il -1. Nonostante le penalizzazioni, il deferimento, le ipotesi catastrofiche, il titolo resta stabile e regge".
Quali sono ora gli scenari e perché ciò sta avvenendo?
"Ci sono due ipotesi. O John Elkann sonda il mercato, trova un fondo, stile Red Bird o i tanti fondi americani che sono interessati anche a diversi club italiani, come Napoli, Sampdoria, eccetera, che possa comprare la Juventus. Il prezzo, nonostante i problemi di bilancio, ma con lo stadio di proprietà, non può essere inferiore a quello del Milan. Senza contare che come storia e trofei la Juve è la prima squadra italiana e anche la rosa non ha niente da invidiare, dal punto di vista delle quotazioni dei giocatori, ai rossoneri".

Quindi Elkann potrebbe valutare di cedere la Juve?
"Potrebbe chiedere almeno 1,3 miliardi, la stessa cifra del Milan, con diversi fondi, USA o arabi, che si getterebbero nella mischia. Il prezzo del club bianconero, con Elkann che detiene tramite Exor il 70% delle azioni, potrebbe aggirarsi appunto attorno a quel valore: un'offerta da 1.3 miliardi sarebbe possibile grazie al titolo che vale 700 milioni e con la Juve che vedrebbe raddoppiato il valore in Borsa da 0.28 a 0.50".

La seconda ipotesi?
"Elkann detiene il 70% tramite Exor e potrebbe riservarsi di non cedere questa percentuale, o perché non trova nessuno che compra o perché la storia ormai centennale della sua famiglia alla guida della Juve lo porta ad andare avanti. A quel punto potrebbe decidere di comprare il restante 30%, tramite il lancio di un'OPA, un'offerta pubblica di acquisto, per quanto riguarda le azioni dei singoli azionisti che sono sul mercato. Chiaramente dovrà offrire un prezzo più alto rispetto allo 0.28 di ogni singola azione, ad esempio 0.40. Non sarebbe equiparabile all'offerta di un fondo, ma si tratterebbe comunque di una cifra alta".

Così diventerebbe proprietario di tutte le azioni della Juve.
"Esatto, a prezzo competitivo, con un premio del 30% per gli azionisti e la Juve valutata un miliardo. Dopodiché potrebbe trovare qualcuno che ne offre 1.5 per rilevare la società, uscendo dal mercato borsistico ed evitando di conseguenza i controlli Consob, le trimestrali e tutta la trasparenza che attualmente deve dimostrare".

Il motivo per cui è scoppiato il caos.
"Tutta questa storia viene fuori perché la Juve è quotata in Borsa e deve fornire bilanci trimestrali, che ad esempio Milan e Inter non forniscono. Se togli il titolo dal mercato puoi rilanciare in maniera più semplice perché hai meno obblighi di comunicazione nei confronti degli azionisti e non devi più fornire dati alla Consob. Questi sono essenzialmente i motivi per cui dal punto di vista borsistico non è avvenuta la debacle".

@AleDigio89