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    L'incubo è finito: Champions e Treble, Guardiola spezza una maledizione lunga 12 anni

    L'incubo è finito: Champions e Treble, Guardiola spezza una maledizione lunga 12 anni

    • Gabriele Stragapede
    L’incubo è finito, il sogno si è realizzato. Il Manchester City – grazie alla rete firmata da Rodri al 68’ – si è laureato per la prima volta nella sua storia campione d’Europa, sconfiggendo per 1-0 l’Inter nella finale di Champions League che si è disputata allo stadio olimpico Ataturk di Istanbul. Uno stadio che rimane stregato per una formazione milanese – leggasi il Milan nel 2005 contro il Liverpool ma che porta i Citizens a scrivere per la prima volta il proprio nome nell’albo d’oro della massima competizione UEFA. Al contempo, il Manchester City – grazie anche alla contemporanea vittoria di Premier League e FA Cup contro il Manchester United – ha realizzato il Treble, coronando un percorso che non ha conosciuto la parola sconfitta ed eguagliando l’unica altra formazione inglese capace di vincere campionato, coppa dei Campioni e coppa nazionale nella stessa annata: proprio i Red Devils nel 1999. Per Guardiola, invece, è il secondo Triplete conquistato dopo quello al Barcellona nel 2009.

    L’INCUBO E’ FINITO – Una vera e propria rincorsa durata 12 anni per il tecnico catalano, il cui rapporto con la Champions League, almeno nelle ultime stagioni, sembrava essere impossibile da ricucire. Sembrava distante un’era il tempo in cui Lionel Messi, all’Olimpico9 di Roma svettava più in alto di Ferdinand, batteva van der Sar e regalava il primo successo continentale all’allenatore che ha rivoluzionato il modo d’intendere il gioco del pallone. Un successo che venne poi replicato due anni dopo, sempre contro il Manchester United, Da lì in poi il nulla. La coppa dalle grandi orecchie era riuscita sempre a sfuggirgli dalle mani. Una vera e propria maledizione.

    MALEDIZIONE SCACCIATA – Si provi a lasciar perdere le maledizioni lanciate dagli sciamani ivoriani dopo gli screzi avuti con Yaya Tourè – maledizione, tra l’altro, spentasi proprio nelle ore precedenti alla finale di Istanbul – e ci si concentri solamente sui percorsi continentali di Guardiola negli ultimi 12 anni. D’altronde, più che la fissa e accogliente dimora dei successi del catalano, la Champions stava diventando l’ossessione di cui Dimarco parlava negli scorsi giorni. Gli esempi, infatti, si sprecano. Partendo dalla finale persa contro il Chelsea per 1-0 – l’unica sconfitta di quell’edizione – passando per la rimonta dell’anno scorso del Real Madrid al Bernabeu, quando tutto sembrava ormai fatto per il passaggio in finale. Si continua con le eliminazioni a causa della vecchia regola del gol in trasferta – leggasi contro il Tottenham nel 2019, contro il Monaco nel 2017 e contro l’Atletico Madrid l’anno prima, sulla panchina del Bayern – che hanno avvantaggiato sempre le avversarie di Guardiola. Si termina con le cocenti sconfitte contro il Liverpool nel 2018 – doppio ko ai quarti – e contro il Real Madrid – 5-0 totale con il 4-0 incassato in casa in Baviera -. Ma ora la maledizione è finita. Guardiola è tornato sulla vetta d’Europa, compiendo il suo destino, la missione per la quale gli era stato affidato il ruolo di manager agli Sky Blues.

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