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Protagonista, anche da sconfitto. Iker Muniain si è preso la scena nella prima storica finale di Coppa del Re tra Athletic Bilbao e Real Sociedad, ma non per le ragioni che tutti sappiamo. Questa volta il talento di Pamplona non ha lasciato il segno, come tre mesi fa contro il Barcellona nella finale di Supercoppa di Spagna, non ha incantato in campo e, alla fine, non ha festeggiato con i compagni la conquista di un trofeo. Ha perso meritamente, giocando una delle peggiori partite della sua carriera, nell'appuntamento più importante della sua vita calcistica. Conquistare una coppa antimonarchica con l'kurriña al braccio, contro uno degli avversari di sempre, uniti sotto la stessa bandiera ma rivali in tutto e per tutto.

SCONFITTO - Certo, ha voluto sfidare il destino e la sorte, toccando la Coppa al momento del suo ingresso in campo, ma al di là di ogni tipo di scaramanzia, è stata la tensione a fregarlo. Mai in partita, mai una giocata, ha perso con distacco la sfida con l'altro numero 10 in campo, Oyarzabal, autore del rigore decisivo che ha riportato a San Sebastian una coppa che mancava dal 1987. Un fiasco totale, una sconfitta che resterà nella storia. Difficile da digerire, ma che ha saputo accettare. A fine partita non è scappato via, ci ha messo la faccia, non si è tirato indietro, da capitano, ha preso la parola: "Due mesi fa, qui a Siviglia, abbiamo vinto, oggi abbiamo perso, questa è l'altra faccia del moneta. Questo è il calcio e lo sport".
MESSAGGIO - Lo sport e i suoi valori, quelli che Muniain ha saputo rispettare, fare suoi. A fine partita è rimasto in campo da solo ad applaudire una Real Sociedad in festa, dimostrando, al di là di ogni retorica, quanto sia importante saper perdere, essere capaci di congratularsi con l'avversario, anche quando fa più male. Un segno di maturità, un messaggio forte e chiaro a chi ogni giorno lotta per raggiungere un obiettivo. Nel calcio, come nella vita, saper perdere è un requisito fondamentale per costruire un sé migliore e più forte.