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Non è finita finche non è finita. Si può riassumere con questa frase l’Inter, già di natura un po’ pazza di suo e che al proprio DNA ha fuso anche l’indole di Simone Inzaghi, che in carriera ha spesso e volentieri messo in tasca i tre punti allo scadere. Alla Lazio era diventato Caicedo l’uomo provvidenza, in nerazzurro questa dote si è invece finora distribuita meglio e tre delle ultime quattro partite sono il manifesto di come Inzaghi non abbia perso le buone vecchie abitudini.

GOL ALLO SCADERE - Ad inaugurare questo ciclo virtuoso, il gol di Sanchez alla Juventus al 120’, che all’Inter ha portato in dote il primo trofeo stagionale, la Supercoppa italiana. Poi il pareggio di Ranocchia contro l’Empoli in Coppa Italia al 91’, che ha accompagnato i nerazzurri ai supplementari e poi anche ai quarti, grazie al gol di Sensi. In ultimo la rete di Edin Dzeko al 90’ contro il Venezia, che ha consegnato al club nerazzurro 3 punti importantissimi per la lotta scudetto col Milan.
EFFETTI OPPOSTI - L’Inter non si perde d’animo, sa gestire lo stress e tenere alta la concentrazione. Sugli spalti c’è sempre quella vivace sensazione che spinge all’ottimismo, dovuta anche ovviamente allo storico di questa squadra, che con queste vittorie ottenute allo scorrere dell’ultimo granello della clessidra genera due effetti opposti: gioia ed entusiasmo nei propri tifosi, frustrazione e svilimento per chi invece guarda dal divano sperando, legittimamente, in un passo falso che sembra materializzarsi per poi svanire sul più bello, quando inizi a crederci. Quest’Inter dà e toglie certezze, vince anche nelle difficoltà, come sanno fare le grandi.