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L’Inter questa sera batterà i moldavi dello Sheriff e riaprirà definitivamente il discorso qualificazione nel proprio girone di ChampionsLeague. Non lo dice solo la logica, lo impone anche la necessità. Se, infatti, per il quarto anno consecutivo, il club nerazzurro dovesse uscire dalla fase a gironi, magari senza il consolatorio paracadute dell’Europa League, i mancati introiti sarebbero sanguinosi: si va dai trenta ai quaranta milioni di euro. E siccome la situazione economico-finanziaria dell’Inter è conosciuta da tutti, si comprende facilmente perché almeno una parte di quei soldi siano di vitale importanza per la messa in sicurezza dei conti, attività alla quale stanno lavorando, da alcuni mesi, gli amministratori delegati Beppe Marotta e Alessandro Antonello. Vincere, dunque, non solo per la gloria, ma anche per i soldi. Che, poi, significano una società più affidabile da tutti i punti di vista, sempre in attesa che Zhang venda il club a qualcuno che possa immettere liquidità e progettare investimenti.

Molti - in forza dei successi dello Sheriff con lo Shakhtar e, soprattutto, con il Real Madrid - ipotizzano per l’Inter una gara complicata e insidiosa. Io, invece, la penso diversamente. E non solo perché ho assoluta fiducia in Simone Inzaghi, ma anche perché in Europa - lo dicono autorevoli analisi e statistiche - la squadra nerazzurra è quella che costruisce il maggior numero di occasioni da gol nelle aree degli avversari.

Il problema, casomai, è non subirne da parte dei calciatori dello Sheriff, che sono oggettivamente una buona squadra, ma non devono costituire un pericolo ad ogni avanzata. Ho letto sulla Gazzetta dello Sport di ieri, una serie di rilievi a proposito di questo connotato. Il meno condivisibile, secondo me, è quello che riguarda la “quantità” di campo che si lascia dietro la linea di difesa interista. Ora è vero che lo Sheriff gioca prevalentemente di ripartenza o in contropiede, ma non è abbassando la linea che si toglie la possibilità di subirli. Serve andare in aggressione costante, anche quando la palla viene persa, serve stare corti e compatti, serve non concedersi disattenzioni individuali. Non credo che il rendimento dei tre difensori centrali sia calato. Credo, piuttosto, che non sia conveniente esporli all’uno contro uno, eventualità molto remota se la difesa a 5 è fatta con logica, criterio e rigore.
In fondo ritengo che il problema dell’Inter non sia né tattico, né fisico (in campionato ha perso sette punti da situazioni di vantaggio), ma di atteggiamento. Nonostante la squadra e chi la compone non amino il minimo vantaggio, l’Inter è stata finora incapace di chiudere la partita o di orientarla (Real Madrid e Shakhtar). E’ successo così anche con la Lazio, nonostante la gara fosse in assoluto controllo. Si evidenziano, dunque, sia una capacità di gestire (le rimonte subite o completate), sia quella di forzare (Real Madrid e Shakhtar). Non poco, in verità, ma nulla che abbia a che vedere con marcature e allineamenti o con la condizione atletica. L’Inter, già per sua natura volubile, ha bisogno di una scossa interna e quella gliela può dare solo Simone Inzaghi che sta analizzando con lucidità le partite della sua squadra.

Questa sera punterà sull’orgoglio sgualcito dei suoi se è vero che riproporrà la stessa difesa (Skriniar, de Vrij e Bastoni) più una gran parte dei titolari che hanno perso a Roma. Essere solo “incazzatissimi”, come ha detto l’allenatore dei suoi, forse non basta, ma è una buona base per recuperare l’autostima. In questo quadro, sia il pubblico, sia l’ambiente in generale devono fare la propria parte. Fino al fischio d’inizio di questa sera, nulla è compromesso della stagione dell’Inter, né in campionato, né in Champions e lasciarsi andare a teorie da “ultima spiaggia” è tutt’altro che vantaggioso. Serve un po’ di calore da parte dello stadio e far ripartire il circuito della fiducia all’interno della squadra. Lo Sheriff non è composto da marziani e l’organico dell’Inter è nettamente superiore. Vincere questa partita non è un’impresa, ma un condizione di normalità. Che fare rima con necessità.